| La
prima volta che la nostra associazione
musicale approdò ad Amsterdam fu nel
2001, in occasione del primo
Tristan und Isolde
diretto da Simon Rattle. Nel 2004
tornammo per un
Don Carlos
ugualmente fastoso: alla testa del
Concertgebouw dirigeva Riccardo Chailly,
la regia era di Willy Deker e nel
cast comparivano Rolando Villazon,
Violeta Urmana, Robert Lloyd. Queste
è il livello artistico del Nederlandse
Opera, uno dei più evoluti e raffinati
teatri d’Europa, crocevia di tendenze
e sperimentazioni, meta privilegiata
dei maggiori artisti.
La suggestione della città, dei suoi
musei ricolmi dei capolavori del Secolo
d’Oro e dell’arte moderna e contemporanea
(Rijksmuseum, Van Gogh Museum), dei
suoi parchi e giardini che proprio
fra maggio e giugno fioriscono,
completa l’interesse musicale della
presente trasferta.
Tratta dall’autobiografico Memorie
da una Casa di Morti di Fedor
Dostoevskij (ispirato ai quattro anni
di detenzione dello scrittore presso
la Fortezza di Omsk), l’opera è il
punto d’arrivo, se non addirittura
il testamento, di Leóš Janáček.
La vicenda è ambientata in una prigione
zarista; tra le atmosfere sospese
e senza tempo descritte dalla musica
e gli spazi sconfinati del paesaggio
siberiano si svolgono le vite dei
detenuti, fra schegge di ricordi,
speranze, sogni di
libertà.
Come un filo conduttore della vicenda,
un aquilotto ferito viene trovato,
allevato e curato dai deportati: il
suo volo libero, alla fine dell’opera,
verso l’orizzonte, sostenuto da tutta
l’orchestra, è l’ultimo canto umanistico
del compositore. La nuova produzione
presentata dal Festival d’Olanda si
prepara a fare il giro del mondo:
sono già annunciati gli approdi a
Vienna, New York, Aix-en-Provence,
Baden Baden. Il cast ha dell’incredibile:
per l’occasione verrà ricostituito,
dopo trent’anni, il team che aveva
sconvolto Bayreuth con la Tetralogia
del centenario: il direttore Pierre
Boulez, il regista Patrice
Chéreau e lo scenografo Richard
Peduzzi.
|