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riusciti a riservare alcuni posti
per l’attesissima produzione che aprirà
la stagione lirica alla Fenice di
Venezia: l’Ebrea
di Jacques Fromental Halévy,
maestoso Grand-Opéra creato a Parigi nel 1835
e ininterrottamente riallestito per
tutto il secolo successivo. Il libretto
firmato da Eugene Scribe riassume
ed esalta le componenti del genere:
i solenni tableaux, gli squarci sinfonici,
la magnificenza scenotecnica e - a
livello contenutistico - i drammatici
conflitti di popoli, culture, religioni
(ereditati dal dramma storico) in
contrapposizione alle private lacerazioni
dei protagonisti. L’azione ha luogo
a Costanza negli anni dell’omonimo
Concilio che pose termine allo Scisma
d’Occidente (1414). In questo
quadro di violenti contrasti europei,
si consuma il dramma dell’ebreo perseguitato
Eléazar, immensa figura tragica in
bilico fra spiritualità e furore di
rivalsa, creata sulla personalità
di un tenore leggendario: Adolphe
Nourrit, già ispiratore di opere chiave
per il Romanticismo europeo quali
Guglielmo Tell, Roberto
il Diavolo, Ugonotti, la
Muta di Portici, Poliuto.
Al suo fianco si snodano le vicende
di Rachel, sua figliastra, dei principi
cattolici Léopold ed Eudoxie e, soprattutto,
del Cardinal Brogni, rappresentante
della Cristianità, contro cui si leverà
alla fine l’agghiacciante vendetta
di Eléazar. La Fenice
per l’occasione si è assicurata la
celebre produzione viennese del regista
Gunther Krämer nonché uno dei massimi
tenori del nostro tempo: l’americano
Neil Shicoff reduce dai
trionfi – in questo stesso ruolo –
di Vienna e New York; il Wanderer
lo applaudirà per la prima volta.
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