| “Opera
unica”, il solo lavoro per il teatro musicale
a portare la firma di Ludwig van Beethoven.
Andato in scena per la prima volta nel 1805
(fu un fiasco!) e ripreso nel 1814, coniuga
i tratti del Singspiel tedesco a quelli
del teatro francese post-rivoluzionario.
Ma queste caratteristiche, che rispondevano
alle mode dei primi anni dell’Ottocento,
nelle mani del genio di Bonn assurgono a
dimensioni musicali e spirituali come mai
il teatro tedesco aveva conosciuto. Il Fidelio
non è solo una sorta di “ponte” gettato
verso l’opera tedesca dell’Ottocento (quella
che da Weber condurrà a Wagner) ma
è anche un canto altissimo agli ideali
di giustizia e di uguaglianza che Beethoven
portò sempre in seno, con il Finale
dell’opera che anticipa già quello
della Nona sinfonia.
La rappresentazione cui assisteremo a Milano
riprende quella storica diretta da Werner
Herzog, sempre alla Scala, qualche anno
fa e che fu accolta trionfalmente. Il cast
è di prim’ordine, con Waltraud Meier
nel ruolo di Leonora (che abbiamo visto
interpretare Didone a Monaco e che sarà
Isotta a Berlino nella prossima trasferta
Wanderer), e Robert Dean Smith (uno dei
maggiori tenori wagneriani del momento)
in quello di Florestano. Abbiamo comunque
voluto mettere fra parentesi le seconde
scelte, nel malaugurato caso di apprendere,
magari uno o due giorni prima dello spettacolo,
l’ennesimo cambio di cast in corsa. Ad ogni
modo, per ridurre al minimo tale rischio,
ci siamo assicurati biglietti per il turno
A. |