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Prima
delle grandi opere composte da Benjamin Britten,
il Peter Grimes è fra i più amati
capolavori musicali del secondo '900. Come Don
Giovanni rappresentava un individuo moralmente
contrapposto a una collettività e in lotta
con essa, come il Falstaff verdiano vedeva un
a-sociale distinguersi e duellare coi membri del
proprio villaggio, così il dramma di Peter
Grimes, solitario e malinconico pescatore inglese,
descrive il contrasto insanabile fra una comunità
(il borgo) e l'individuo che liberamente sceglie
di non farne parte.
In seguito all' "accidentale" morte
per sete del mozzo-bambino di Grimes, nel corso
di una terribile bonaccia, il viallaggio scatenerà
contro l'isolato una guerra di pressioni psicologiche,
di accuse velate, di misteriose paure. La sconfitta
del solitario Grimes, il suo suicidio, ristabilirà
l'ordine, ma non porterà la pace agli uomini
del borgo.
Al di sopra di tutti loro, infatti, c'è
sempre la silenziosa e terrorizzante immensità
dell'oceano, il cui respiro ipnotico e grandioso
domina l'opera con atmosfere di incredibile suggestione
musicale. E' il mare che, con le sue placide maree
o con le sue improvvise e distruttive burrasche,
ricopre i dolori degli uomini, le loro paure,
le loro storie.
La nuova produzione di Firenze si avvarrà,
nei panni del protagonista, del più grande
interprete attuale di Britten, il tenore britannico
Philip Langridge, e l'attesissimo debutto di Sejii
Ozawa alla direzione d'orchestra.
L'opera sarà rappresentata in lingua originale
(inglese) con sottotitoli.
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