ELEKTRA - Presentazione

Un incontro carico di futuro
L'Elektra è considerata uno dei capolavori di Richard Strauss (1864-1949), la sua quarta fatica teatrale quattro anni dopo la Salome, e a cui faranno seguito altri titoli celebri come Il cavaliere della rosa, Arianna a Nasso, La donna senz'ombra e Arabella. La prima rappresentazione fu data al Konigliches Opernhaus di Dresda il 25 gennaio del 1909. Proprio con Elektra iniziò uno dei sodalizi più fortunati del teatro musicale novecentesco, quello fra Strauss e il poeta Hugo von Hofmannsthal (1874-1929), sodalizio più che ventennale che si concluderà nel 1932 per l'improvvisa morte del poeta, non prima però di aver partorito le opere che abbiamo citato e che sono delle pietre miliari del teatro musicale del Novecento.

Il matrimonio artistico fra Strauss e Hofmannstahl, infatti, fu uno dei più felici della storia dell'opera, sebbene i due avessero personalità abbastanza diverse: altamente raffinato il poeta, propenso invece agli eccessi e alle provocazioni sonore (soprattutto in quei primi anni del secolo) il musicista. Eppure Strauss seppe trovare nella parola di Hofmannsthal occasioni per avventure musicali inedite e straordinarie, e nei generi teatrali più diversi: dalla tragedia classica di Elettra al Settecento rivisitato del Cavaliere della rosa, dal "teatro nel teatro" di Arianna a Nasso al dramma simbolista della Donna senz'ombra.

Lo Strauss di quegli anni proviene dallo scandalo di Salome, lavoro grazie al quale si era guadagnato la fama di operista più discusso dell'epoca per la sensualità debordante di cui era ebbra quella musica, scritta sulle parole dell'omonimo dramma di Oscar Wilde. Sull'onda di tutto quel clamore Strauss si mise a cercare un altro soggetto da mettere in musica e lo trovò nel dramma Elektra di Hofmannsthal, andato in scena qualche anno prima sotto la direzione (come era successo per la Salome di Wilde) del grande regista teatrale tedesco Max Reinhardt. Fu in questa occasione che ci fu l'incontro fra i due artisti, che porterà ai risultati di cui abbiamo detto.

La Grecia di Hofmannsthal
Strauss conosceva l'Elektra di Hofmannsthal sin dal 1903, e ne intuì sin da subito le potenzialità musicali. Il grande successo della Salome lo convinse a contattare il poeta per la riduzione del suo dramma a libretto, cosa che risultò alquanto semplice considerato che in realtà si trattò di intervenire con qualche taglio e qualche aggiunta che lasciavano però intatti il contenuto e la struttura del dramma originale: un lungo atto unico (così come la Salome) senza suddivisione in scene. Hofmannsthal aveva tratto il suo soggetto dall'originale di Sofocle, stravolgendo però il testo classico con una rilettura alquanto forte, carica di tensioni, di passioni violente, gridate, già "espressionistiche". I personaggi dell'opera, soprattutto Elettra ma anche sua madre Clitennestra e, in misura minore, sua sorella Crisotemide, sono afflitti da tremende nevrosi, reagiscono agli avvenimenti in modo istintivo, a volte isterico e delirante, lasciando così emergere un inconscio fatto di desideri repressi, di passioni per troppo tempo lasciate lievitare nell'anima. E, in questo, ci appaiono straordinariamente moderni: sono figure che vediamo già immerse in quella cultura psicoanalitica che in quegli anni, con Freud, muoveva i primi passi proprio da quella parte dell'Europa. E non sono stati pochi coloro che hanno letto l'Elektra soprattutto in chiave psicoanalitica.

E' questa Grecia smitizzata e selvaggia, riportata a una nuda arcaicità, ad attrarre Strauss, che vede nel dramma di Hofmannsthal il luogo ideale dove continuare quel percorso musicale e drammaturgico iniziato con Salome. All'inizio, anzi, egli aveva qualche remora proprio per la somiglianza dei due soggetti, a livello di psicologia dei personaggi, e pare sia stato lo stesso Hofmannsthal a convincerlo del contrario. In realtà, le somiglianze ci sono e molto forti, e non è facile sottrarsi all'impressione di continuità fra i due lavori. A parte l'aspetto musicale, sono evidenti i parallelismi tra i personaggi di Salome e Elettra, fra Jokanaan ed Oreste (il fratello della protagonista, caricato, così come lo era Jokanaan, di un ruolo salvifico), allo stesso modo di come la coppia Clitennestra-Egisto richiama quella Erode-Erodiade della Salome.

Struttura dell'atto unico
Anche se, formalmente, l'Elettra non è suddivisa in scene, cerchiamo di individuarne i diversi momenti della trama. Fondamentalmente, se escludiamo l'inizio e la fine, ci troviamo di fronte ad una serie di duetti fra i quattro personaggi principali (Elettra, Crisotemide, Clitennestra e Oreste), mentre trascurabile è il ruolo di Egisto. La prima scena è una sorta di prologo: cinque ancelle del palazzo instaurano un dialogo, quasi a mo' di coro greco, che per noi è il racconto dell'antefatto ma che, soprattutto, ci presenta la protagonista, la sua condizione quasi animale di reclusa nella sua stessa dimora, il suo unico desiderio di vendicare il padre Agamennone. Ed ecco che, in apertura del secondo quadro, Elettra appare in scena: un lungo monologo tutto volto, mediante continue immagini di sangue e di morte, alla rievocazione dell'assassinio del padre e alla riproposizione del suo desiderio di vendetta. Non possiamo parlare di melodia o cantabilità essendo le esternazioni della donna modellate su accidentate linee ritmiche che seguono il testo di Hofmannsthal, così pieno di immagini forti, tranne per qualche breve momento più lirico come, ad esempio, quando Elettra pronuncia le parole "deine Kind" ("tua figlia") e che vede risuonare in orchestra un caldo, struggente motivo cantabile, quasi la dolcezza del ricordo paterno penetrasse per un attimo le chiuse dell'odio, verso Clitennestra ed Egisto, nell'animo della protagonista. Questo stesso motivo tornerà più volte nel corso dell'opera, quasi segno estremo dell'umanità di Elettra, altrimenti irriconoscibile dietro la maschera animalesca della vendicatrice.

Il terzo quadro è il primo duetto fra Elettra e Crisotemide. E' qui che vediamo quanto siano diverse le due sorelle, di quanto Crisotemide opponga alla barbarica sete di vendetta della sorella maggiore il suo carattere mite e remissivo, di donna che vuol vivere non per vendicare un padre che comunque non tornerà più, ma per provare le gioie della vita, il matrimonio e la maternità. E anche la musica, nei momenti in cui Crisotemide esprime i suoi sogni verginei ancora intatti, si addolcisce in un'aperta cantabilità. Il quarto quadro, il duetto fra Elettra e sua madre Clitennestra, è introdotto da un breve interludio orchestrale in cui, per descrivere l'entrata di quest'ultima, Strauss dispiega una orchestrazione che rasenta il parossismo fonico: feroci urti dissonanti e timbrici per il corteo che porta in scena l'assassina di Agamennone. Il duetto rappresenta uno dei vertici dell'opera: il dialogo tra le due donne, così scopertamente franco e diretto, carica progressivamente la scena di una straordinaria tensione emotiva. Strauss vi modella la sua musica con grande maestria raggiungendo momenti di cromatismo estremo che vanno verso, se non raggiungono, esiti espressionistici: pensiamo alle risate di Clitennestra, alla fine della scena, quando giunge la notizia della morte di Oreste, e alla susseguente frase, non intonata ma urlata contro il quasi autonomo flusso orchestrale, "Lichter! Mehr Lichter!".

Il quinto quadro è il secondo dialogo fra Elettra e Crisotemide, inframezzato da un breve intervento di servitori. Adesso che Oreste non potrà più vendicare il padre, Elettra cerca di convincere la sorella più giovane ad unirsi a lei nell'assassinio della madre e del suo amante. L'inizio di tale scena colpì molto il pubblico di allora per via dell'attrazione quasi morbosa che Elettra mostra di sentire per il corpo della sorella più giovane, tanto che in molti vi hanno scorto un nemmeno tanto velato sentimento omosessuale della protagonista. All'interno del duetto avviene il dissotterramento dell'ascia con cui è stato assassinato Agamennone, gesto accompagnato da un passaggio orchestrale che ne riflette bene la tensione. Dopo la fuga di Crisotemide terrorizzata eccoci al sesto quadro, quello dell'arrivo di Oreste e del tardivo riconoscimento da parte di Elettra. E' un momento in cui la furia delirante della protagonista è addolcita dal caldo timbro baritonale del fratello creduto assassinato, che porta, dopo tanta tensione, ad una cantabilità più distesa, a tratti commovente, tornando in superficie, in questi momenti, quell'amore fraterno che i due avevano, sino ad allora, tenuto dentro.

L'ultimo quadro è il più composito, prima con l'assassinio di Clitennestra da parte di Oreste, poi con l'arrivo di Egisto e il suo dialogo con Elettra che lo conduce nel tranello mortale, infine le grida di gioia susseguenti ai due omicidi (avvenuti entrambi fuori scena) fino ad un altro momento cardine dell'opera, quello conclusivo, con la scatenata danza finale della protagonista. Forse Strauss concepì la musica per questa scena sin dalla sua prima lettura dell'opera di Hofmannsthal, una musica che ci appare come un vortice di dirompente e irrefrenabile carnalità pagana, dove la protagonista, libera ormai da ogni paura o inibizione, così come dal peso opprimente del suo desiderio di vendetta, si lascia andare in quella folle danza che le sarà fatale, che la farà sprofondare nell'abisso di una felicità senza più ritorno.

Antonio Curcio