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IL
RATTO DAL SERRAGLIO - Presentazione
L'opera
e l'autore
E' il primo
capolavoro teatrale di Mozart, quello immediatamente precedente le opere
dapontiane. Fu scritto in un lasso di tempo inusualmente lungo (la prima
rappresentazione fu rimandata più volte), tra il 1781 e il 1782, in un
periodo cruciale per la vita e per l' arte di Mozart. Il compositore,
ricevuto il benservito con tanto di "pedata" dal vescovo Colloredo,
a 26 anni può finalmente svolgere la libera professione a Vienna, lasciandosi
così definitivamente alle spalle l'angusto ambiente provinciale salisburghese
e l'ingombrante presenza paterna. Tra l'altro, i mesi della composizione
del Ratto sono quelli in cui egli matura la decisione di sposare
Kostanze Weber, ma questo periodo è, soprattutto, quello in cui Mozart
assurge alla piena maturità artistica, e la mirabile sintesi tra opéra
comique francese, opera buffa italiana e sinfonismo tedesco che egli
attua in questo lavoro, ne è uno degli esempi più eloquenti.
Il
genere: lo Singspiel
Il ratto dal serraglio è un Singspiel, genere operistico esclusivo
della tradizione tedesca: pare sia stato lo stesso Giuseppe II, imperatore
musicista, a commissionare al rampante compositore in rapida ascesa il
lavoro, all'interno di un progetto che potesse dare al teatro tedesco
un'opera degna di affiancarsi a quelle italiane. E in mano a Mozart il
Singspiel, che fino ad allora era stato generalmente coltivato da musicisti
di secondo piano, fa il suo salto di qualità, spalancandosi così le porte
ad una vera opera nazionale tedesca che da lì a qualche decennio troverà
nel Fidelio beethoveniano e nelle opere di Weber il suo sbocco
definitivo.
I
personaggi
Quel che subito colpisce è la qualità della musica, di altissimo livello.
Le arie solistiche sono nettamente predominanti rispetto ai concertati,
e questo contribuisce alla caratterizzazione dei personaggi, che Mozart
ci tratteggia in modo magistrale già con la sola musica.
La protagonista, Kostanze, per quanto ci muoviamo in una trama
esplicitamente comica, ha i tratti di una eroina da opera seria: è pronta
a morire pur di non tradire l'amato Belmonte, e Mozart le regala (soprattutto
regala a quella che ne fu la prima interprete, la famosa Caterina Cavalieri)
una serie di arie di grande difficoltà virtuosistica, col caso eccezionale
di due arie consecutive nel secondo atto: quasi 20 minuti in cui Kostanze
è completamente padrona del palcoscenico. Qui la sua ferma determinazione,
quasi da personaggio tragico, ci ricorda già la Donna Anna del Don
Giovanni.
Belmonte ci appare come il classico innamorato da opera buffa,
lo capiamo sin dall'inizio nelle sue due arie del primo atto, e da questa
immagine di sé non si discosterà sino alla fine.
La seconda coppia di innamorati, Pedrillo e Biondina, è anch'essa
perfettamente caratterizzata, con la bonarietà del giovane che non sa
nascondere l'ingenuo timore nei momenti topici della vicenda (anche quando
avanza dei dubbi sulla fedeltà di Biondina guadagnandosi per tutta risposta
un sonoro ceffone da parte di quest'ultima), e la vivacità e civetteria
della cameriera di Kostanze, la cui seconda aria ne è il ritratto più
fresco e eloquente.
Osmino sarebbe il "cattivo", ma Mozart ce lo disegna
sempre con un tratto comunque benevolo, pensiamo alla sua aria del primo
atto o alla comicità del duetto del vino con Pedrillo; e anche il suo
sfogo finale proprio non ce lo sa rendere antipatico.
Una parola anche su Selim, la cui magnanima decisione finale (un
cambiamento, questo, proposto da Mozart rispetto alla trama originale)
sembra voler essere un omaggio del compositore "all'illuminato"
Giuseppe II, presente in sala alla trionfale prima del Burgteather il
16 luglio 1782.
La
musica
Nella sua
altissima qualità la musica non rinuncia a ricreare quell'ambiente "esotico"
di gran moda nella Vienna (e in tutta Europa) del tempo: la moda delle
"turcherie", che Mozart non solo evoca con la strumentazione
(soprattutto nelle percussioni, pensiamo alla marcietta che accompagna
l'arrivo di Selim nel primo atto), ma che egli sa evocare anche "dal
di dentro" della sua partitura. E non disdegna, Mozart, anche inedite
sperimentazioni: ad esempio la seconda aria del secondo atto di Kostanze
("Martern Aller Arten") si può dire sia "un'aria concertante",
con violino, violoncello, oboe e flauto a cui sono affidate parti solistiche
e ai quali si unisce la voce, quasi una "sinfonia concertante"
per voce e quattro strumenti solisti, il tutto su uno spesso tessuto orchestrale.
Curiosità
Non possiamo esimerci dal riportare la leggenda, magistralmente ripropostaci
da Milos Forman in Amadeus, secondo la quale l'imperatore, alla
fine della prima, rimproverò benevolmente Mozart del fatto che l'opera
contenesse "troppe note"...
Antonio
Curcio
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