| A MIDSUMMER NIGHT’S DREAM -
Presentazione
Un libretto "già pronto"
Una delle ultime opere di Benjamin Britten (1913-1977), quasi un doveroso
omaggio che il compositore inglese si sentì di fare al più grande poeta
del suo paese, dalla cui omonima commedia trasse il libretto. Prima
di lui il soggetto della favola shakespeariana era stato già utilizzato
da molti altri compositori, e la lettura che ne fece Britten ne riproduce
molto bene le delicate e magiche atmosfere. La composizione dell’opera
fu decisa nel 1959, in previsione della riapertura della Jubilee Hall
ad Aldeburgh, la città sulle coste del Suffolk dove Britten viveva.
Il libretto fu scritto a quattro mani con la collaborazione del fedele
Peter Pears, anche se, a dire degli autori, non si trattò di una vera
e propria stesura: “Non c’è stato tempo per scrivere un libretto, e
quindi ne abbiamo preso uno già pronto”. In effetti, a prescindere da
una tale dichiarazione che chiama in causa la fretta, la trasposizione
librettistica è molto fedele all’originale shakespeariano (pur se sottoposto
a qualche taglio, come ad es. l'intero primo atto di Shakespeare) sia
a livello di trama che di lingua. Proprio il linguaggio poetico spesso
riprende testualmente quello originale, soprattutto per i cori delle
fate e gli interventi di Puck. La prima fu data l’11 giugno del 1960.
"Artigianato" d'alta scuola
A Midsummer Night’s Dream fa parte quindi dell’ultimo
gruppo di lavori teatrali usciti dalla penna di Britten, senza dubbio
la figura più importante della scena musicale inglese del Novecento.
Egli operò sia in campo strumentale che teatrale, soprattutto in questo
genere diede nuova linfa all’opera inglese (che ristagnava da almeno
due secoli) con opere fra le più significative degli ultimi decenni,
come, per citarne qualcuna, il Peter Grimes, The Rape of
Lucretia e The Turn of the Screw, tutti titoli che hanno
come elemento comune il soggetto derivato da un’opera letteraria di
matrice anglosassone. Quest'ultimo dato fu una costante in Britten,
evidentemente affascinato dai toni fantastici, fiabeschi così spesso
presenti nella letteratura del suo paese. Inevitabile, quindi, l’avvicinamento
del compositore al testo shakespeariano che, insieme alla Tempesta,
è quello più intriso di elementi magici e onirici.
Britten fu un compositore molto versatile ed eclettico, tuttavia la
sua formazione nel campo del teatro musicale non è riconducibile a nessun
autore in particolare, sebbene egli stesso accennò, a livello di influssi
stilistici, a Verdi e Berg. Ad ogni modo lo si può considerare come
una figura isolata nel panorama teatrale del Novecento. All’interno
del suo discreto corpus per il teatro, Britten seppe tuttavia
sempre operare con gusto ed intelligenza, adeguandosi di volta in volta
alle possibilità che i soggetti scelti erano in grado di offrirgli.
E, in tal senso, il suo "eclettismo" è da rivedere, non potendo trattarsi
di mero artigianato in un autore così versatile, capace di un suo proprio,
affascinante linguaggio. Del resto, oltre agli autori sopra citati,
di certo non poca influenza ebbero su Britten le opere di compositori
come Janacek e Puccini, non tanto a livello di influssi stilistici quanto
di indirizzi drammaturgici. Non ultimo, Britten operò in un periodo
storico (dall'immediato dopoguerra fino ai primi anni Settanta) che
vide definitivamente frantumarsi la frattura con la tradizione, e che
gli consentì perciò di accedere liberamente e senza pregiudizi a modelli
stilistici e compositivi di un passato più o meno recente. Tuttavia,
per quanto appartenente completamente al suo secolo, Britten non può
essere considerato un compositore d'"avanguardia": la sua musica rimane
sempre tonale, sebbene a volte molto ricercata e complessa a livello
armonico, specie quando un'armonia elaborata può servire a rendere meglio
l'effetto drammaturgico. Per Britten la musica, e lo dimostrano anche
le sue molteplici attività promozionali e didattiche, non poteva prescindere
dal rapporto dialettico col pubblico, non poteva essere arida sperimentazione.
I tre mondi del Sogno
Tali considerazioni si prestano bene ad essere rapportate al
Sogno, partitura concepita per il piccolo teatro di Aldeburgh,
e in cui Britten dà fondo alle sue multiformi possibilità espressive.
Nel caso del celebre testo shakespeariano, il compositore ebbe infatti
la possibilità di caratterizzare con la sua musica tre diversi livelli
narrativi: quello degli elfi e delle fate, quello "serio" della corte
di Theseus (a cui appartengono anche le coppie di amanti Lysander-Hermia
e Demetrius-Helena) e quello rurale, “popolare” degli artigiani, livelli
che coesistono lungo tutto il corso dell’opera e che nel terzo atto
si intrecciano ancora più strettamente nella scena finale nel palazzo
del Duca.
La rappresentazione del magico mondo degli elfi e delle fate è affidato
alle voci bianche di un coro di bambini, sonorità vocale molto amata
da Britten, che ne rende molto bene le delicate e suggestive atmosfere;
anzi, proprio la musica della foresta incantata, adagiata sull’inglese
arcaico del testo di Shakespeare, è quella maggiormente evocatrice nel
suo tornare nel corso di tutta l’opera. La figura del folletto Puck,
unico personaggio a cui è precluso il canto, è volutamente ambigua,
sorta di protagonista "trasversale" che avrà l’onore dell’ultima battuta
rivolta al pubblico prima del calare di sipario. Tuttavia il vero protagonista
dell’opera è Oberon, il re delle fate, affidato all’inusuale voce di
controtenore, quasi che Britten ne volesse in tal modo sottolineare
l'appartenenza a quel mondo magico rappresentato dalle piccole creature
del bosco. La sua sposa Tytania, invece, è quella meglio caratterizzata
vocalmente, essendo lei la destinataria delle pagine musicalmente più
intense e sensuali della partitura.
Il ritratto musicale meglio caratterizzato è però quello del piccolo
mondo degli artigiani: Britten associa un timbro strumentale, una sua
figura caratteristica, ad ognuno di loro, spesso in modo onomatopeico,
cosicché, associato alla rispettiva caratterizzazione vocale, proprio
questi personaggi secondari appaiono come i meglio definiti musicalmente.
In tal senso non rappresenta un limite l'organico orchestrale volutamente
ridotto (sebbene con la presenza di una doppia arpa, clavicembalo, celesta
e un gran numero di percussioni). Se le arpe evocano molto bene soprattutto
il magico, è di fiati ed ottoni il compito di caratterizzare al meglio
i personaggi, specie, appunto, quelli "bassi" (pensiamo alla scena di
Bottom nel secondo atto nel momento del primo risveglio di Tytania).
Britten dimostra, in tal modo, di essere anche raffinato orchestratore,
in grado di gestire al meglio anche un organico strumentale di piccole
dimensioni.
Il "teatro nel teatro"
Nell'ultima scena dell'opera Britten ricorre al vecchio
gioco del teatro nel teatro, per la rappresentazione degli artigiani
del Piramo e Tisbe data nel palazzo di Theseus per la celebrazione
delle triplici nozze. Il cambio di scena è esplicitamente descritto
nel libretto, con le luci che si abbassano e, al loro riaccendersi,
la foresta è divenuta il palazzo, mentre l'orchestra accompagna il cambiamento
spazio-temporale con una sarabanda. La rappresentazione sulla scena
del Piramo e Tisbe dà l'occasione a Britten di sfoggiare tutta
la sua ironia nel modo di trattare le parti, con non pochi momenti parodistici
nei confronti del belcanto e dell'opera italiana. La rappresentazione,
inframezzata dai commenti delle tre coppie di sposi, alterna tratti
concitati ad altri più patetici e rappresenta il momento più godibile
e divertente dell'opera. Poi, dopo che attori e spettatori sono andati
a dormire, ritorna in scena il mondo incantato di Oberon Tytania e delle
fate. Infine Puck, che, fedele al suo ruolo, fa da tramite anche con
noi, spettatori "veri", augurandoci la buonanotte e invitandoci a non
far mancare il nostro applauso.
Antonio Curcio |