| LA PICCOLA VOLPE
ASTUTA - Presentazione
Un piccolo gioiello del teatro
musicale
Quello che è forse il capolavoro di Leos Janacek (1854-1928), La
piccola volpe astuta andò in scena per la prima volta al Teatro
Nazionale di Brno, la città del compositore, in Boemia, il 6 novembre
1924. Cronologicamente segue la Kata Kabanova, di tre anni anteriore,
ed è, quanto al soggetto trattato, una specie di unicum,
non solo all'interno della produzione teatrale janacekiana ma un po' in
tutto il panorama del teatro d'opera: si tratta infatti di una fiaba,
apparentemente per bambini, in cui la maggior parte dei personaggi sono
animali, alcuni dei quali si trovano a convivere con gli uomini. Janacek
trasse spunto per questo soggetto da una storia apparsa a puntate, sotto
forma di quello che oggi chiameremmo un fumetto, su un giornale locale
di Brno: vi si narrava la storia di una volpe catturata da un guardiacaccia,
al quale poi riusciva a sfuggire per tornare nella foresta dove avrebbe
trovato un compagno e messo su famiglia. Il testo della storia era opera
di Rudolf Tesnohlidek, uno scrittore anarchico d'avanguardia (che morirà
suicida) e, a prescindere dall'adattamento che ne fece Janacek, è
divenuto un piccolo classico della letteratura ceca del Novecento. Il
musicista, quasi settantenne, ne ricavò un libretto e integrò
quella storia, in cui folklore comicità e malizia si intrecciavano
felicemente, con una musica che recuperava movenze popolari morave e sonorità
onomatopeiche degli animali. Il risultato fu un'opera deliziosa, felicissima
e godibilissima anche per noi nonostante l'oggettiva difficoltà
della lingua.
L'ultimo
Janacek e la sua musa
Janacek visse la sua stagione più felice dal punto di vista creativo
molto tardi, dopo i cinquant'anni. I suoi più grandi capolavori
anzi, che in campo teatrale furono le opere Kata Kabanova, La
volpe astuta, L'affare Makropulos e Da un casa di morti
(ma anche quelli in campo sinfonico, cameristico e della musica religiosa)
videro la luce quando il compositore era attorno alla settantina. Uno
dei motivi a cui si deve questa esplosione così tardiva di creatività
musicale fu sicuramente l'amore per Kamila Stosslova, donna molto più
giovane di Janacek, con la quale l'ormai anziano compositore ebbe una
intensa relazione e che fu l'artefice "esterna" della sua ultima
grande stagione (ricordiamo di sfuggita, a tale proposito, i "messaggi
cifrati" per l'amata celati nel secondo quartetto d'archi, definito
per questo "Lettere intime", del 1928).
Il linguaggio janacekiano e la
Volpe astuta
Nei suoi lavori per il teatro Janacek opera principalmente sulla variazione
di temi, temi che tornano nel corso dell'opera per sottolineare, variati
nel ritmo nella melodia o nel timbro orchestrale, il ritorno di situazioni
o di sentimenti. Questa trama di motivi e variazioni, a volte minime,
si snoda secondo logiche esclusivamente drammatiche, interne, emotive,
tanto che possiamo parlare di sviluppo tematico in funzione dello sviluppo
emozionale del dramma e di un procedere compositivo più in termini
affettivi che razionali. Anche nella Volpe astuta ritroviamo questo
modo di costruzione linguistica. Ad esempio un tema associato alla protagonista,
che ascoltiamo nell'introduzione strumentale del secondo atto e riascoltiamo
subito dopo quando descrive un moto di stupore di Bystrouska, e che tornerà
ancora più volte nel corso dell'opera. Oppure l'introduzione strumentale
alla seconda scena del primo atto, dove uno stesso motivo viene ripetutamente
sottoposto a variazione, nella melodia nel ritmo e nel timbro.
Un'altra caratteristica del linguaggio musicale janacekiano è l'utilizzo
delle curve melodiche della lingua ceca: tratti, inflessioni, cadenze
(le "melodie di parole") che egli individua nel linguaggio parlato
e che trasferisce in partitura. Nella Volpe Astuta la musica dei
dialoghi è più smussata e scorrevole rispetto ad altri lavori
dello stesso periodo (ad esempio Kata Kabanova e Affare Makropulos):
l'ambientazione agreste della favola favorisce infatti una musicalità
più lieve, quasi Janacek avesse voluto, anche con la sola musica,
mantenere il carattere incantato, da fiaba, del racconto di Tesnohlidek,
mentre l'orchestra sottolinea onomatopeicamente i versi e le movenze degli
animali protagonisti in scena.
La componente popolare nella produzione di Janacek fu primaria, soprattutto
nelle opere della prima fase della carriera, che contenevano anche citazioni
dirette del folklore moravo. Meno consueti i riferimenti alla musica popolare
nelle opere della maturità. Eccezione è proprio La volpe
astuta che, per la sua particolare ambientazione, si presta molto
all'uso di stilemi del canto popolare, quando non addirittura a citazioni
dirette, come nel caso del delizioso coro dei volpacchiotti all'inizio
del terzo atto, la cui gioiosa vitalità obbedisce tuttavia a esigenze
esclusivamente drammaturgiche.
Una foresta di allegorie
Insieme alle volpi, al tasso, al ranocchio, alla libellula ecc. potremmo
quasi dire che il principale protagonista dell'opera è il bosco
nel suo insieme, e per estensione la natura, luogo dove la grande famiglia
degli animali vive in armonia, contrapposto al mondo di quegli uomini
che abusivamente ne violano la pace e le regole. Janacek ci tratteggia,
con una splendida orchestrazione, una foresta piena di suoni, di rumori,
di voci: tutto un delicato brulicare di rapidi scatti melodici e ritmici,
che anche se non avranno alcuno sviluppo sono già pregni di intensità
coloristica ed espressiva, ad evocare quasi un mondo a parte dove gli
animali vivono in serena concordia, secondo un ordine cosmico superiore
che la crudeltà dell'uomo calpesta. Ed ecco quindi che, dietro
l'apparentemente innocua storiella, leggiamo il sentimento della natura
di Janacek e il suo pessimismo nei confronti di un mondo nel quale le
regole sono sopraffatte dall'egoismo, un pessimismo che possiamo cogliere
in alcuni momenti dell'opera quando dalla partitura pare librarsi una
dolorosa nostalgia.
Infine anche nella Volpe astuta ritroviamo alcuni dei motivi ricorrenti
che percorrono tutta la produzione operistica janacekiana, come ad esempio
quello della femminilità forte, sebbene in quest'opera sia impersonificata
da un animale: con i suoi gesti e la trasparente malizia delle sue parole,
la volpe Bystrouska evoca e trasmette anch'essa, come Jenufa o Kata Kabanova,
erotismo debordante e amore sensuale, e nel terzo atto anche amore materno.
Ma l'erotismo è evocato anche da una donna, la zingara Terynka,
che anche se non vediamo mai in scena, è sognata e desiderata da
tutti i personaggi maschili dell'opera, persino dal curato: una donna
libera e "selvaggia" che alla fine sceglierà Harasta,
il venditore di pollame libero e vagabondo come lei, ma anche come Bystrouska
che egli stesso ha ucciso. Impossibile, quindi, non cogliere un parallelo
fra questi due simboli di femminilità apparentemente così
diversi, Bystrouska e Terynka.
Nella Volpe astuta ritroviamo anche un altro motivo che attraversa
trasversalmente la produzione janacekiana, quasi sempre legato del resto
al tema della femminilità di cui abbiamo appena detto, quello dell'inevitabilità
della tragedia e dell'accettazione della morte. Non a caso la morte della
protagonista alla fine dell'opera si deve a Janacek, non c'era nell'originale
di Tesnohlidek: così come era successo per Kata, e come sarà
per Elina nell'Affare Makropulos, Bystrouska accetta la morte come
liberazione, estremo gesto di libertà pur di non sottomettersi
a un mondo di uomini con i quali non vuole convivere, un mondo di uomini
che vorrebbero addomesticarla e farla obbedire alle loro regole.
Antonio
Curcio |