|
Hai
qualcosa da aggiungere in merito?
SCRIVI
SUL FORUM
Giovanni
Sollima, “Spasimo” per violoncello ed ensemble
Wolfgang
Amadeus Mozart, Sinfonia concertante K 364 versione per violino
e violoncello concertanti
Leonard
Bernstein, Serenata per violino, archi, arpa e percussioni
Gidon
Kremer, violino
Mario
Brunello, violoncello
Kremerata
Baltica
Orchestra
d’Archi Italiana
Ferrara
Musica, 17 gennaio 2006
Di questo 2006 in
cui si parlerà e si straparlerà di Mozart fino alla nausea
(teniamo anche in debito conto gli “anticipi” di taluni che
hanno festeggiato l’anno scorso con opere, concerti, orchestre e
rituali) resteranno poche cose, come normale e prevedibile; tra
queste, almeno per me, rimarrà di sicuro il concerto tenutosi a
Ferrara il 17 gennaio, concerto che ha avuto come interpreti Gidon
Kremer e Mario Brunello con la Kremerata Baltica e l’Orchestra
d’Archi Italiana.
Non un concerto
dedicato a Mozart né un concerto inserito in un programma
celebrativo dell’ormai noto 250esimo della nascita,
semplicemente un concerto che prevedeva Mozart insieme a due pezzi
di compositori contemporanei all’insegna di un paio di idee di
fondo: da una parte la necessità sentita, come noto, da due
musicisti intelligenti ed aperti più che alla musica in senso
stretto quanto all’arte e alla vita (intesa come istanza di
salvaguardia del passato e occhio attento verso ogni sollecitazione
di contemporaneità), di un’immersione nella musica moderna da
accostare alla musica classica di tradizione; da un’altra
l’interesse verso il “meticciato” , verso quelle forme di
espressione musicale che sono state costruite con l’elaborazione e
l’assunzione di stimoli culturali di diversa provenienza e genere
(elementi ebraici, elementi nordafricani, musica popolare, jazz,
musical, opera); da un’altra ancora la sottolineatura (evidenziata
nel Programma di sala a cura di Jacopo Pellegrini), attraverso
l’accostamento dei tre compositori, Sollima Mozart e Bernstein,
della necessità di un rapporto tra musicista e pubblico per mezzo
di una creazione musicale che non si presenti come prodotto per
pochi, ma oggetto di fruizione per tutti: oggetto di
comunicazione straordinariamente efficace che, proprio perché tale,
ha il diritto di coinvolgere l’ascoltatore e di esprimere qualcosa
(Leonard Bernstein, Programma di Sala).
Un concerto
bellissimo che ha caricato il pubblico presente in sala in un
crescendo di emozione e di partecipazione anche queste ricercate –
io credo – e volute dai due interpreti proprio, e torno a
ripeterlo, nella scelta di pezzi in cui il fattore emozionale non è
rimosso, ma accolto come parte vitale della composizione: non ho
mai scritto una nota che non contenesse dentro un’emozione, un
sentimento, una dichiarazione, un messaggio (Leonard Bernstein,
Programma di Sala).
In questo senso,
io azzardo, la scelta di Mozart che tenne ben presente il fattore
“ascoltatori” nella composizione della sua musica (si rimanda
ancora una volta all’epistolario) un po’, come si è già detto
molte volte, per ragioni “storiche” derivanti dalle tendenze
culturali del periodo in cui operò; un po’ per
quell’intelligenza passionale che lo portò a saper vedere
“oltre la crosta”, a percepire ciò che era giusto, eticamente
doveroso nei confronti di chi avrebbe ascoltato, senza per questo
perderci in nulla, anzi, semmai, allargando l’orizzonte culturale
della propria formazione; in questo senso, la scelta compiuta dai
due interpreti, di sostituire la viola concertante con il
violoncello e di unire le due formazioni orchestrali in modo tale da
costituire un’orchestra di grandi dimensioni alla ricerca proprio
di quell’elemento emozionale che si è “reso corporeo” nella
sottolineatura dei contrasti, tanto preziosi in Mozart, tra
strumento solista e massa orchestrale, tra luce ed ombra, tra piano
e forte, tra malinconia e serenità e, in particolare, tra il
timbro acuto del violino e quello caldo ed intenso del violoncello;
tra la “modernità” della sostituzione di una voce (tra le
righe, non così arbitraria come si potrebbe pensare, ma tant’è
il concerto fu scritto per viola concertante e non per violoncello!)
e il rispetto della forma classica, composta, perfetta nella
scansione dei tempi, tale da consegnare al pubblico un’esecuzione
tra le più belle fra quelle ascoltate di recente.
Ultima
considerazione: l’accostamento di due pezzi, quello di Bernstein e
quello di Sollima, in cui l’elemento letterario esplicito – il Simposio
di Platone - o il “fatto” storicamente verificabile – la
riconsegna del complesso di S. Maria dello Spasimo nel quartiere
della Kalsa a Palermo – sono affidati alla “parola”, non
padrona della musica, ma sorella, compagna, foriera di altra forma,
di altra suggestione in un tutto omogeneo in cui chi ascolta si
possa ritrovare senza limiti, senza steccati o barriere sociali e
culturali.
Un concerto
“politico” in senso ampio, se si vuole, forse sulla linea di
altri spettacoli “politici” presentati al Teatro Comunale di
Ferrara (Es iz Amerike, di Moni Ovadia, Il sergente di
Marco Paolini); un concerto in cui l’emozione, quella banalmente
più onesta, è stata primo attore. Una scelta coraggiosa in tempi
di non-emotiva convenzionalità.
Daniela
Testa, 4 febbraio 2006
|