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Per
un bambino: chi eri, Amadeus ?
Per
il 250esimo compleanno di Wolfgang Amadeus
Mozart
Carissimo Bambino,
forse in questi
giorni sentirai parlare o forse leggerai in qualche giornalino
fatto apposta per te di un certo Wolfgang Amadeus Mozart, musicista,
nato il 27 gennaio di 250 anni fa a Salisburgo in Austria.
Dico, ne potrai
leggere o sentir parlare perché anniversari come questo – pensa
250 anni – producono tanto “movimento” nei teatri, nei negozi
di dischi, nelle librerie, nei giornali, forse anche in televisione.
Ma chi era
questo Mozart ? mi chiederai tu.
Mozart era
un bambino-prodigio; un bambino che imparò fin da piccino piccino
a suonare il violino e il pianoforte e a comporre musica. Il
suo papà lo portava in giro in altre città, lontano dalla sua,
a fare concerti davanti a re e regine.
Mozart era
un bambino-prodigio che, come tutti quelli come lui, divenne
grande troppo in fretta e, forse, per tutta la vita cercò di
riprendersi quella gioia infantile, quella serenità che, nonostante
tutto, gli avevano tolto.
Mozart sapeva
di essere un uomo con un regalo grandissimo dal cielo, quello
di saper scrivere musica, e sapeva anche che quel dono non poteva
buttarlo via; per questo scelse come lavoro solo quello del
compositore; per questo la sua vita non fu facile, perché poche
persone riuscirono a capire quanto fosse bravo. Forse
Mozart lesse tanti libri di scrittori importanti; forse ebbe
tanti amici che gli insegnarono le cose da sapere, ma non è
questo l’importante (anzi, non è proprio importante); importante,
quello che devi ricordare di lui, è che Mozart riuscì
a capire gli altri – anche le donne – come pochi altri: capì
i loro lati buoni e capì i loro lati cattivi; guardò dentro
la metà buona del loro cuore e dentro la metà cattiva; non li
giudicò mai, non li sgridò mai, non li insegnò niente perché
nemmeno lui sapeva quale fosse la verità da insegnare; rise
e pianse con loro perché capì, a spese sue, che la felicità,
quella dei sogni, non la raggiunge quasi nessuno. Mozart non
la raggiunse.
Mozart non
fu una persona semplice, un po’ sciocca, come tanti ti faranno
credere.
Tu non ascoltare
chi ti racconterà che la sua musica è “semplice” (magari, da
grande, se non te la faranno odiare, imparerai a camminare,
a trovare la strada giusta in quel mare di puntini neri su cinque
righe, a capire quanta difficoltà per raggiungere quella apparente
semplicità); tu non ascoltare chi ti dirà che la sua musica
è gioia di vivere (c’è anche questo, è vero, ma non solo; tu
non ti fermare alla crosta; entra dentro, scava); non dare retta
a chi ti dirà che la sua musica ci stringe in un abbraccio e
non saprà dire altro prima di correre a farsi abbracciare da
braccia più forti.
No, se lo vorrai
ascoltare, se ti piacerà, sentirai l’emozione buona del suo
abbraccio (hai presente quando sei contento e ti si scaldano
le guance), ma, mentre ti abbraccerà, domanderà qualcosa anche
per sé: magari che tu lo ascolti con attenzione, che tu ti sforzi
di capirlo, magari che tu possa consolarlo…magari che lo abbracci
anche tu!
Daniela
Testa, 16 gennaio 2006 |