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Concerti Kremer,Lonquich, Bashmet.
Ferrara
Musica
Stagione Sinfonica
2004/2005
L‘ascolto di questi tre concerti da camera,
molto simili ed anche allettanti sulla carta come struttura e
programmi (tutti misti di musiche “classiche” e “moderne”) mi ha
suggerito alcune riflessioni e considerazioni. Quella che ritengo
più importante è la seguente: può e deve un solista di “chiara” (in
senso generico) fama cimentarsi anche nella direzione
d’orchestra?
Il mio parere per il può è senz’altro si :
d’altra parte non potrei dire diversamente. Non avrei assistito a
tali concerti , se così
non fosse. Quanto al deve, ho parecchie riserve da fare in
merito.
KREMER
Ricordo di aver assistito circa venticinque anni
fa ad un suo recital a Salisburgo: era accompagnato al pianoforte
dalla moglie o compagna (come si dice oggi) che fosse.
Si trattava di una delle sue comparse sulla scena
internazionale posteriori alla registrazione discografica EMI del
concerto di Brahms con la direzione di Karajan.
Tale concerto fu per me una abbastanza cocente
delusione. Avevo riempito con ciò una serata che altrimenti sarebbe
rimasta un vuoto temporale tra un concerto al Mozarteum ed un’opera
al Grosses Festspielhaus, ma ad un prezzo, ricordo, tutt’altro che
giustificato a posteriori per la modestia delle esecuzioni di una
sequela di variazioni. Non ricordo più di quale autore su musiche di
non ricordo più di quale altro; per essere più preciso dovrei
rovistare tra la mia disordinata raccolta dei programmi di sala e …
non ne vale proprio la pena.
Ebbene, la stessa sensazione, mitigata soltanto
dal minor costo per me della performance (oltretutto sono un
abbonato) l’ ho avuta a Ferrara il 1° febbraio. Ma come ?
Kremer non conosce a memoria il K 219 di Mozart
ed ha bisogno dello spartito? A quanto pare, sì! Del resto, non è
ammissibile che il dover conoscere anche le note emesse dagli
orchestrali (senza
offesa per i titolari di tale qualifica) lo costringesse a non
poterne fare a meno. E allora? Ma che se lo studi prima a
memoria e poi ce lo faccia ascoltare!
Ma sorvoliamo su ciò: esistono fior di solisti e
direttori che usano regolarmente lo spartito, pur conoscendo il
pezzo a memoria. Il fatto più deludente è però stato il carattere
delle esecuzioni: piatte, prive di qualsiasi anelito. E ancora : il
“volume sonoro” in uscita dal suo violino. Piccolo ! Che più piccolo di
così non si può (come a
Salisburgo vent’anni fa). E certamente non si trattava di uno
strumento qualsiasi . A dimostrazione del fatto che ciò che può
risultare equilibrato
ascoltando le incisioni discografiche, può essere nella realtà – limitatamente alla
consistenza della emissione sonora – completamente manipolato
dai tecnici del suono.
Quanto alle musiche di Schnittke e Raskatov, di rara
esecuzione (per me era un primo ascolto), ritengo che non emergesse
molto di particolarmente attraente e suggestivo.
A conforto del mio commento complessivo che
espressi ad alcuni altri soci amici presenti in sala, lessi poi un
articolo di Carla Moreni apparso la domenica seguente sul
supplemento del “Sole
24 Ore” che riferiva a proposito di un concerto tenuto sere dopo
dallo stesso Kremer, accompagnato dallo stesso complesso, in altra
città ma con una sola variante nei pezzi in programma. In sostanza
condivideva che era stato tutt’altro che edificante.
BASHMET
Miglior giudizio rispetto al concerto diretto
(?) da Kremer. Era però presente una solista
al pianoforte -
distinta dal direttore - e quindi certamente contribuente con
le sue idee interpretative alla realizzazione del brano nel suo
complesso. Italiana e
di fama non così chiara (ma mi verrebbe voglia di dire fosca) come
quella di Kremer. A proposito, quanto è potente la spinta delle case
discografiche di carattere internazionale! Molto incisiva nella sua
esecuzione del concerto K 415 , dava subito la sensazione della solida professionista
, senza incertezze né sbavature. Una prestazione di buon livello
quindi.
Il concerto in re di Stravinskij che apriva la serata e la
conclusiva serenata per archi di Tchaikowsky sono stati affrontati con
partecipazione e, tutto sommato, ben condotti a termine.
Addirittura, in qualche passo di quest’ultima, non è mancato un
pizzico di fantasia.
Resta un po’ il piccolo rammarico di aver potuto ascoltare
Bashmet imbracciare la sua viola solo per troppo pochi minuti nella
Trauermusik hindemithiana (anche qui con lo spartito!).
Esecuzione: non particolarmente carica di pathos.
Apprezzati dal pubblico – e dal sottoscritto – i bis (un po’ meno quello
vivaldiano).
LONQUICH
Decisamente migliore dei due di cui sopra la
prestazione complessiva del concerto del 22 febbraio (sul palco
c’era però la Mahler Chamber !). Per Lonquich ennesima conferma
della sua elevata statura di interprete spesso presente in quel di
Ferrara e, aggiungo io,
della assenza di divismo; il che non guasta.
Mozart, Poulenc e Weill sono stati
eseguiti con eleganza, brio dove occorreva , e con empatia. Morale
:
-
Il mondo della
direzione d’orchestra
può affascinare i solisti ma ….in generale sarebbe meglio che il
solista restasse tale. Le eccezioni sono relativamente poche
(Baremboim e Askenazy, per citarne ad esempio almeno un paio) mentre
la regola è appunto tale (le prestazioni dei vari Domingo, Accardo
ecc… lo dimostrano
ampiamente).
-
Un complesso da
camera “cucito” su misura ad uso e sfruttamento commerciale di un solista per
organizzare tournèe che
sfruttino la sua fama , se non è guidato da una valida direzione –
il che vuol dire tante cose su cui è superfluo dissertare – lascia
il tempo che trova, ovvero lascia il palato , anche non troppo
fino, senza sapore
(ricordo funestamente a
tale proposito certi non molto ben genealogicamente definiti “Solisti di Praga” che
accompagnarono uno stanco Rostropovich in un concerto al teatro Sociale di
Mantova…..)
-
La Mahler Chamber
Orchestra si conferma come uno dei più validi complessi a livello non solo europeo;
non per nulla è una creazione sappiamo di chi. Essa costituisce da
anni uno suo strumento per continuare a farci stupire, emozionare,
rinnovare nell’animo. Non lasciamola emigrare, per carità
!
Giorgio Arvati, marzo 2005
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