Croncache da Brescia - 27 aprile 2004

 

BRESCIA - TEATRO GRANDE
27 aprile 2004

Giuseppe Verdi
REQUIEM
Concerto inaugurale del 41° Festival Pianistico internazionale A.B. Michelangeli

Solisti:
Ines Salazar
Mariana Pentcheva
Orlin Anastassov
Massimo Giordano

Maestro del coro Romano Gandolfi

Orchestra Sinfonica e Coro di Milano Giuseppe Verdi
RICCARDO CHAILLY

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L’attesa per il concerto inaugurale si avvertiva nell’atmosfera.
Il teatro era da tempo esaurito ed occupato all’85% da abbonati: così almeno hanno affermato le addette alla biglietteria, aperta sì anche il giorno stesso, ma praticamente solo per consegnare biglietti di invito ai privilegiati e per tenere una utopistica < lista d’attesa > nella quale il sottoscritto, recatosi nel primissimo pomeriggio a Brescia, figurava ben trentesimo.
Ben poco spazio perciò era lasciato e, immagino, lo sarà anche per le successive manifestazioni, ai pretendenti ascoltatori occasionali come me, giunti da varie località lombarde, venete, emiliane e non solo, con la speranza - purtroppo disattesa per loro - di poter entrare e di far così parte dei fortunati ascoltatori di questa magnifica esecuzione.
Lo stesso programma era stato eseguito a Milano, nell’Auditorium sede dell’orchestra, ai primi di aprile con una esecuzione trionfale.
Il Corriere della Sera però, come troppo spesso purtroppo ho notato verificarsi quando si esibisce alla Scala - ovvero all’Arcimboldi - oppure altrove il pur valentissimo maestro Muti sempre beneficiario se pur con ragione delle cronache nazionali, ne aveva dato cronaca in data 4 aprile solo nelle pagine supplemento della Lombardia (perciò distribuite solo in quell’ambito), e non anche nelle pagine interne dedicate agli spettacoli. E ciò soltanto con un breve se pur entusiastico articolo, accompagnato da una fotografia del Maestro Chailly, a firma di Gian Mario Benzing.
Non so come (ma forse grazie al tam - tam degli appassionati di musica), l’eco di tale successo si è però sparsa al di là dei ristretti confini meneghini. Di ascoltare questa eco il sottoscritto non ne ha proprio avuto bisogno poiché conosce da anni il Maestro, le sue formidabili capacità di Direttore, e la sua squisita cortesia, e ne ha apprezzato le esecuzioni non solo a Milano, ma anche a Lucerna e soprattutto ad Amsterdam con l’altra "sua" ben nota a tutti (oppure no?) più prestigiosa orchestra.
Serata magnifica a Brescia quindi.
E pensare che essa non era iniziata con i migliori auspici: il Maestro infatti, accompagnato dalla gentile consorte, era giunto a Brescia personalmente alla guida della sua auto, ma aveva un po’ faticato a districarsi nelle vie del centro storico per ritrovare il vicolo che conduce all’ingresso degli artisti; era perciò leggermente contrariato e la sua Assistente, in attesa del suo arrivo, non lo nascondeva affatto.
La prova delle ore 19.30, cui ho assistito in tutta tranquillità - anche se non visto -, dietro le quinte, è consistita perciò soltanto in alcune piccole rifiniture per i "signori" dell’orchestra e per le voci soliste, in un aggiustamento del volume sonoro all’acustica del teatro, specialmente per quanto concerneva il "Dies irae", e nel … ritorno alla abituale tranquillità da parte del Maestro.
Da quelle poche battute ho potuto però presagire che il successo non sarebbe mancato.
Ormai ero rassegnato a non poter entrare. Non è servito a nulla tentare di "corrompere" una delle maschere addette alla punzonatura all’ingresso adducendo la consolidata esperienza che su 800 potenziali spettatori almeno uno statisticamente non può occupare il suo posto a causa di un improvviso mal di pancia.
Ma la fortuna, che aiuta gli appassionati audaci e tenaci, mi è venuta incontro nella persona di una anziana signora in possesso di due abbonamenti, ma non accompagnata dal marito perché indisposto: avendo assistito al mio patetico e fallimentare ragionamento con la maschera miseramente fallito, si è gentilmente offerta di farmi entrare - e gratuitamente - con lei.
Ho potuto perciò bearmi di quella meravigliosa musica in una comoda poltroncina.
Tutta l’esecuzione era permeata di dolce romanticismo e nulla aveva della “telluricità” alla Von Karajan. Proprio così: romanticismo.
Per me, abituato alle meravigliose performances di Chailly di musiche del novecento - ma anche delle Passioni bachiane - è stata una piacevole sorpresa, confermata però in seguito (il 2 maggio) da una magnifica esecuzione a Milano di rarità pucciniane e della "Suor Angelica" soprattutto.
Le trombe del "Tuba mirum" hanno risuonato celate dall’alto di due palchi opposti, ma il loro grido era pervaso di "pietas".
Così pure il "Sanctus" per doppio coro, l'"Agnus Dei", il "Lux aeterna" ed il conclusivo "Libera me" erano permeati di speranza e soffusi di dolcezza.
In serata positiva l’ottimo basso Anastassov ed il bravo tenore Giordano. Bene le cantanti, specialmente la soprano Salazar.
Successo vivissimo.

Giorgio Arvati, 20 maggio 2004