|
Hai
qualcosa da aggiungere in merito?
SCRIVI
SUL FORUM
TUTTA
LA TETRALOGIA IN DUE GIORNI A COLONIA
breve
cronaca di Enzo Frascolla
E’
difficile da descrivere. Bisogna provare. La full immersion nel
pianeta del Ring wagneriano è un’esperienza faticosa,
impegnativa ma indimenticabile.
Appena
il tempo tra una performance e la successiva di bere un caffè
(….a Colonia si fa per dire) e darsi una riavviata e via di
nuovo a teatro.
Diciotto ore
di presenza alla Staatsoper (di cui circa quindici di puro
ascolto) assistiti da una perfetta organizzazione:
- guardaroba gratuito senza code al
ritiro, ma tanti addetti allo smistamento;
- diversi bar dalla hall ai piani superiori con
prezzi accessibilissimi e servizio veloce;
- servizio di
pranzo leggero con zuppe e spezzatini di carne sempre a prezzi
avvicinabili (nell’ordine di due/tre euro). Tempi
d’attesa: max cinque minuti;
...ma
perché in Italia (La Scala a parte ) ovunque si deve pagare il
guardaroba e farsi largo a spintoni per il ritiro dei cappotti?
...e
perché, per prendere un caffè o una bibita, si devono sborsare
cifre astronomiche e fare file interminabili che possono
addirittura compromettere il rientro in tempo in sala?
E’ stata una rappresentazione di un Ring diverso dal
solito. La scenografia decadente ha puntato fin dall’inizio sul
finale crollo del mito. Il sipario si è aperto su una discarica
di spazzatura dove si agitavano, scollacciate, le figlie del Reno.
L’oro è comparso da un copertone d’auto. E l’epilogo ha
rappresentato l’incendio di un Walhalla ormai ridotto ad un
magazzino di vecchia mobilia ammonticchiata in fase di
smobilitazione. La costruzione della Reggia un cantiere, e i
giganti due capomastri in tuta lisa..
Suggestive
alcune scene come la “Cavalcata” (che poi Cavalcata non era in
realtà) tra i corpi degli eroi. O l’ habitat di Mime in una
vecchia roulotte contornata da cianfrusaglia stile baraccopoli.
Insomma
tutto era sfrondato dal solito mitico paludamento per mettere in
risalto l’intimo delle passioni e degli impulsi che poi tanto
mitici effettivamente non sono, ma tanto umani sì.
Bravi
i cantanti, (tutti escluso un Hagen approssimativo e
inconsistente), alcuni bravissimi come la Brunhilde del
Crepuscolo, ma anche quella (un’altra cantante) del Siegfrid, e
Siegfrid stesso.
Alla
fine, con i nostri vicini di posto con cui avevamo stretto un
rapporto cordiale (naturalmente nel mio inglese approssimativo! ma
anche il loro), ci siamo guardati con gli occhi lucidi.
Lo
rifaremmo domani senza esitare.
A
proposito i posti procurati da Matteo erano ottimi con
eccellente rapporto qualità/prezzo.
Enzo
Frascolla, aprile 2006
|