COLONIA 2006

 

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TUTTA LA TETRALOGIA IN DUE GIORNI A COLONIA

breve cronaca di Enzo Frascolla 

E’ difficile da descrivere. Bisogna provare. La full immersion nel pianeta del Ring wagneriano è un’esperienza faticosa, impegnativa ma indimenticabile.

Appena il tempo tra una performance e la successiva di bere un caffè (….a Colonia si fa per dire) e darsi una riavviata e via di nuovo a teatro.

Diciotto ore di presenza alla Staatsoper (di cui circa quindici di puro ascolto) assistiti da una perfetta organizzazione:

  • guardaroba gratuito senza code  al ritiro, ma tanti addetti allo smistamento;
  • diversi bar dalla hall ai piani superiori con prezzi accessibilissimi e servizio veloce;
  • servizio di pranzo leggero con zuppe e spezzatini di carne sempre a prezzi avvicinabili (nell’ordine di due/tre euro). Tempi d’attesa: max cinque minuti;

...ma perché in Italia (La Scala a parte ) ovunque si deve pagare il guardaroba e farsi largo a spintoni per il ritiro dei cappotti?

...e perché, per prendere un caffè o una bibita, si devono sborsare cifre astronomiche e fare file interminabili che possono addirittura compromettere il rientro in tempo in sala?
E’ stata una rappresentazione di un Ring diverso dal solito. La scenografia decadente ha puntato fin dall’inizio sul finale crollo del mito. Il sipario si è aperto su una discarica di spazzatura dove si agitavano, scollacciate, le figlie del Reno. L’oro è comparso da un copertone d’auto. E l’epilogo ha rappresentato l’incendio di un Walhalla ormai ridotto ad un magazzino di vecchia mobilia ammonticchiata in fase di smobilitazione. La costruzione della Reggia un cantiere, e i giganti due capomastri in tuta lisa..

Suggestive alcune scene come la “Cavalcata” (che poi Cavalcata non era in realtà) tra i corpi degli eroi. O l’ habitat di Mime in una vecchia roulotte contornata da cianfrusaglia stile baraccopoli.

Insomma tutto era sfrondato dal solito mitico paludamento per mettere in risalto l’intimo delle passioni e degli impulsi che poi tanto mitici effettivamente non sono, ma tanto umani sì.

Bravi i cantanti, (tutti escluso un Hagen approssimativo e inconsistente), alcuni bravissimi come la Brunhilde del Crepuscolo, ma anche quella (un’altra cantante) del Siegfrid, e Siegfrid stesso.

Alla fine, con i nostri vicini di posto con cui avevamo stretto un rapporto cordiale (naturalmente nel mio inglese approssimativo! ma anche il loro), ci siamo guardati con gli occhi lucidi.

Lo rifaremmo domani senza esitare.

A proposito i posti procurati da Matteo erano ottimi con  eccellente rapporto qualità/prezzo.

Enzo Frascolla, aprile 2006