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La
trasferta di Londra
MACBETH
COVENT GARDEN – LONDRA
4 MARZO 2006
I due spettacoli previsti
per la mia terza trasferta a Londra con il Wanderer erano un
concerto della London Symphony Orchestra ed il Macbeth di
Verdi, con Violeta Urmana e Thomas Hampson; per la terza volta un
clima tipicamente britannico (cielo azzurro con garbate nuvolette
sporadiche, sole splendente, aria limpida, asciutta e frizzante)
ha accompagnato i soci per tutto il tempo.
Fortunosamente
sopravvissuti alla traversata dei chilometrici corridoi deserti
del Barbican Center, labirinto a più piani dove è lecito
presumere che cartelli e mappe siano considerati disdicevoli, la
nostra tenace navigazione è stata premiata dall’approdo alla
stupenda Barbican Hall dotata di un’acustica praticamente
perfetta, e da un concerto memorabile, come peraltro la maggior
parte delle esecuzioni della London Symphony Orchestra.
Il clou della trasferta è
però arrivato la sera dopo, alla Royal Opera House.
L’indisposizione di
Violeta Urmana, annunciata subito prima dello spettacolo, ci ha
privati solamente di qualche virtuosismo nei sopracuti che
peraltro secondo alcuni (forse i più realisti) sarebbe comunque
stato al di fuori della portata della protagonista, ma per il
resto la sua interpretazione di lady Macbeth si può definire
buona sotto l’aspetto del canto e più che accettabile dal punto
di vista della recitazione.
La regia, tradizionale, ha
mostrato la mano del professionista fin dall’inizio, con una
sapiente, mai impacciata gestione di grandi gruppi di persone in
un palcoscenico piccolo (piccolo, beninteso, rispetto alla gente
in scena). Rassicurante la lettura delle streghe, presenze che non
si limitano a mettere in risonanza le corde peggiori della nostra
anima, ma influenzano direttamente gli eventi dall’esterno (ad
esempio nascondendo ai sicari il figlio di Banco) e lasciano in
questo modo meno spazio all’autodeterminazione. Così infatti è
apparso Macbeth, che un magnifico Thomas Hampson ci ha presentato
più come un uomo sballottato da situazioni che forse non si
illude nemmeno di poter governare che come un uomo pilotato dai
mostri creati dal sonno della sua ragione. Perfettamente
appropriata la truculenza di alcune scene; in qualche spunto
(l’apparizione del pugnale, ad esempio) si è potuto addirittura
cogliere il profumo della genialità.
Malgrado tutto questo,
nessuno dei presenti è stato travolto dall’emozione: lo
spettacolo nel suo complesso si può definire decisamente buono,
forse addirittura ottimo, ma privo della qualità
dell’eccellenza che (probabilmente da spettatori troppo
esigenti) tutti ci aspettavamo. Non voglio però essere fraintesa:
mi preme chiarire che per un Macbeth “deludente” come
questo sarei pronta a rifare il viaggio.
Cristina Guglielmini,
18 marzo 2006
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