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Tristan
und Isolde a Milano
Avere a
che fare con una biglietteria con il livello di organizzazione
di quella della Scala rappresenta sempre un’esperienza formativa,
un esempio luminoso che tutte le biglietterie dei grandi teatri
europei anzi mondiali dovrebbero tenere costantemente davanti
agli occhi.
Anche per
questo motivo la trasmissione in diretta su Classica della prima
del 7 dicembre avrebbe potuto indurre i wagneriani a restarsene
a casa.
Tuttavia gli spiriti più tenaci non si sono sentiti appagati
dalle gioie e dai dolori della prima televisiva. Le gioie consistevano
nella direzione di Barenboim, nitida e impeccabile e nelle interpretazioni
superbe di Waltraud Maier e Matti Salminen. I dolori sono venuti
da Michelle Deyoung, che avrebbe potuto essere una Brangaene
meno greve (in tutti i sensi) anche se non era certo favorita
dal travestimento da portinaia del condominio (perché
quella spietata calvizie?). Quanto a Gerd Grochowski, poteva
anche andare bene sembrare un allucinato Kurwenal delle periferie,
ma non cantare come tale. Perfino l’attesissima regia di Chereau
ha provocato una certa delusione, anche se questo poteva dipendere
– come in effetti è stato – da una regia televisiva cui
riconosco di avere incontrato non poche difficoltà a
trasmettere il pensiero di Chereau, ma che poteva comunque evitare
di crogiolarsi in un autocompiacimento decisamente ridondante
(il senso delle continue dissolvenze che hanno infestato il
terzo atto ha travalicato la mia comprensione, che peraltro
riconosco per limitatissima).
Gli spiriti
forti dunque hanno superato gli ostacoli, sono riusciti a vedere
l’opera alla Scala il 2 gennaio, e la pertinacia ha avuto il
suo premio. Indubbiamente lo spettacolo dal vivo è sempre
più emozionante rispetto a quello trasmesso attraverso
i media, ma la differenza in questo caso è stata vistosissima.
Tutto quanto c’era di buono o meglio di eccellente alla prima,
il 2 gennaio era ancora migliorato e la regia vista senza intermediari
si è dimostrata molto più convincente e suggestiva
che in televisione.
Ian Storey
che alla prima non aveva convinto, ha cantato decisamente meglio
e interpretato il personaggio con eleganza. Michelle Deyoung
e Gerd Grochowski potevano solo migliorare, però bisogna
dire che lo hanno fatto; per loro il rodaggio è stato
più lento e faticoso. Tutto questo ha contribuito a determinare
una differenza molto significativa fra il 7-12 e il 2-1; peccato
davvero che fosse l’ultima replica, anche per le numerosissime
(e furibonde) persone che abbiamo visto arrabattarsi al botteghino
senza trovare biglietti.
Cristina
Guglielmini, 5 gennaio 2008
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