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Milano,
7 dicembre 2005
Memorie
da un prima
Non si è
trattata di un'inaugurazione minore. La prima dopo tanti anni
senza Riccardo Muti. Il mondo dell'opera va avanti. A nulla
servono le numerosissime e-mail giunte alla Rai, le più a favore
di un certo repertorio, Verdiano e mutiano. Forse sono state
anche quelle, le più lette. Si temevano i fischi dei nostalgici?
Troppo lacerante è stato il distacco del direttore napoletano
dalla Scala perché fosse avvallata una presa di posizione a
favore suo, contro il giovane e prediletto figlio direttoriale
di Claudio Abbado. C'è chi ha parlato di una grande prova d'orchestra,
finalmente libera di esprimersi. Non so se sia stato proprio
così. Certo l'Idomeneo non è opera di facile interpretazione.
Partendo proprio dal punto di vista concettuale. La partitura
è stata di molto tagliata. Non mi è parsa una scelta esclusivamente
culturale, anche se lo stesso Mozart si pose il problema dell'esecuzione
integrale che andrebbe proposta o meno, a seconda del teatro
in cui viene suonata, del pubblico, del periodo storico che
si vive, della compagnia di canto che si ha a disposizione.
Aggiungerei, della conquista di un alto momento intellettuale
che orchestra, cantanti e direzione, riescono a raggiungere.
In questo qualcosa è mancato.
Parliamo
degli interpreti?
| PERSONAGGI |
INTERPRETI |
| Idomeneo |
Steve
Davislim |
| Idamante |
Monica
Bacelli |
| Ilia |
Camilla
Tilling |
| Elettra |
Emma
Bell |
| Arbace |
Francesco
Meli |
| Gran
Sacerdote |
Robin
Leggate |
| La
voce dell'Oracolo |
Ernesto
Panariello |
Orchestra
e coro del Teatro alla Scala di Milano
Direttore,
Daniel Harding
Regia,
Luc Bondy
Scene,
Erich Wonder
Costumi,
Rudy Sabounghi
Pare
che Bondy, Wonder e Sabounghi siano stati contestati con moderazione.
Harding:
attenzione. E' reduce da una rinuncia che qualcuno chiama defenestrazione,
parigina se non mi sbaglio. Una questione tecnica: il modo di
muovere l'arco dei violini, delle viole e dei violoncelli. Si
tratta di arcata. Lui desiderava che avvenisse partendo dall'alto
verso il basso, i maestri orchestrali desideravano suonare secondo
tradizione. Oddio, tradizione: si tratta di ottenere certo un
suono diverso. Muovere l'archetto dal basso verso l'altro, o
dalla sinistra verso la destra, produce certamente effetti inconsueti.
Hanno avuto ragione i musicisti dell'orchestra. Ciò significa
che alla lunga anche Harding potrebbe incontrare ostacoli a
Milano, unendo a questa storia, anche la poca disponibilità
attuale nel seguire le prove, tra un aereo che parte ed un altro
che arriva? Certo il passaggio dal maniacale e preciso lavoro
di Muti, ad una libertà, anche psicologica, oggi favorisce il
nuovo deus ex machina della Scala. Sempre che il risultato artistico
sia eccellente, in attesa che per qualche altro lavoro, divenga
e sia giudicato straordinario.
Torniamo
a questa serata. L'orchestra suona assai bene: pulitissima,
precisa, meno tesa, regala atmosfere incantate.
La
storia. Indispensabile è conoscerla.
Dopo
la caduta di Troia, Idomeneo, re di Creta, torna in patria dal
figlio Idamante, ma la sua flotta è colta dalla tempesta. La
figlia di Agamennone, Elettra, dopo l'uccisione della madre
Clitennestra, si è rifugiata a Creta dove si è innamorata di
Idamante, il quale ama invece Ilia, figlia di Priamo re di Troia,
inviata da Idomeneo a Creta come prigioniera di guerra. Lacerata
tra l'amore per un nemico e l'onore di principessa troiana,
Ilia respinge Idamante che, informato dell'imminente arrivo
del padre, libera i prigionieri troiani e dichiara a Ilia il
suo amore.
Elettra,
a sua volta, accusa Idamante di proteggere il nemico e di oltraggiare
tutta la Grecia. Frattanto giunge Arbace, confidente del re,
a portare la falsa notizia che Idomeneo è annegato dopo un naufragio.
Idamante allora si ritira in preda al suo dolore, mentre Elettra
sfoga la sua disperata gelosia, pensando che ormai Idamante,
divenuto il nuovo sovrano, sposerà Ilia. Dalla spiaggia si scorge
la flotta di Idomeneo sul mare in burrasca e si odono le grida
dell'equipaggio.
Per
placare la collera di Nettuno, Idomeneo ha fatto voto di sacrificare
al dio del mare la prima creatura umana che incontrerà sulla
riva. Giunto in salvo, inorridisce quando scopre che il giovane
appena incontrato è suo figlio Idamante: preso dal terrore,
fugge e gli vieta di seguirlo. Idamante esprime profondo stupore
per il comportamento del padre. L'atto si conclude con un coro
inneggiante a Nettuno.
Dico
subito che Elettra mi è sembrata la migliore cantante della
serata. Emma Bell si chiama. Non la conosco. Mi ha impressionato
però per la capacità di emettere suoni con colori svariatissimi,
entrando nel personaggio, regalando spunti di classe e quindi
di tecnica precisa, agguerrita, per nulla impaurita dall'esordio
alla serata inaugurale della stagione scaligera. Ilia, Camilla
Tilling esordisce invece emettendo suoni freddi, fissi, aridi.
Non che la Murphi dell'edizione discografica DGG fosse memorabile,
però sotto questo profilo, il paragone appare impietoso. Ma
solo all’inizio ed in qualche altro attacco. E'un paragone non
fine a se stesso: qui si tratta di capire se siamo dentro un
certo stile, anzi nello stile mozartiano dell'Idomeneo e come
ci si muove all'interno. E intanto, nell’Idomeneo c’è un solo
stile mozartiano? Per me, no. Siamo al lavoro. Idamante
è Monica Bacelli. Ebbene, a mio parere regala al suo personaggio
un lignaggio ed una classe che, anche se non è supportata
dalla doviziosa vocalità della Bartoli, si sposa meglio nel
contesto della compagnia di canto e di quel momento particolare
in cui nacque Idomeneo, coagulo di conoscenze musicali francesi,
italiane, tedesche e laboratorio mozartiano alla ricerca di
un linguaggio drammatico personale. Tralascio Arbace, per non
essere troppo prolisso, ma Meli sa cantare e lo fa benissimo:
qualche imprecisione nell'emissione la si perdona perché anche
nel suo caso, sempre opponendo un confronto, anche se non canta
meglio Hampson, è. meglio che non il baritono americano,
nel mondo mozartiano. Nel laboratorio, scrivevo.
L'opera
è spettacolare, anche se frutto di pensieri, lacerazioni, tormenti,
ripensamenti. Vi è continuità drammatica, Mozart approfondisce
psicologicamente i personaggi e se questo viene richiesto, ciò
la compagnia e la direzione lo fanno, con Panariello, con Laggate.
Idomeneo
è Steve Davislim. Con i Cori, che non svolgono più una semplice
presenza di contorno, ma diventano protagonisti dell'azione,
è il protagonista della serata, non solo perché interpreta il
ruolo del titolo.
Nella
registrazione DGG c'era Placido Domingo. Non fu una delle sue
performance migliori. C'erano Lopardo, la Vaness, Terfell. Tutti
cantavano bene, a volte benissimo, ma quando intendo che non
fu una delle sue performance migliori, intendo dire che la sua
vocalità, come quella di altri, poco hanno a che vedere con
il Mozart che fa rientrare Idomeneo e Arbace nell'insieme musicale
che fu la drammaturgia settecentesca. Magari Domingo ci starebbe
anche bene, se non fosse poco impegnato ad interpretare e a
regalare un personaggio, figlio di se stesso. Cioè canta Idomeneo
come se cantasse Radames. Davislim, con Meli, mi convincono
di più.
Ci
sarebbe poi da parlare del libretto: la musica di Mozart è moderna;
se mi si passa un assurdo parallelo è come musicare un libretto
di Boito, con lo stile del Concerto Grosso dei Rolling Stones.
Siamo a milioni di chilometri di distanza. Mozart colma la distanza
perché è un genio. Forse ci sarebbero riusciti anche i Rolling
Stones. L'immaginazione di Mozart produce musica straripante,
nonostante un libretto che sembra concepito da Metastasio.
Nonostante
ciò Idomeneo è tappa fondamentale, per il futuro della produzione
mozartiana.
Tutto
ciò dice che questa serata è stata una bella dimostrazione di
grande musica, rappresentata con leggerezza, senza magie semantiche
o spiegazioni introspettive, da parte del direttore Daniel Harding,
atteso comunque ad altre prove che, mi pare di capire, seguiranno
questo percorso mozartiano. Laboratorio, sviluppo del lavoro,
percorso, maturità, perfezione. Anche per gli autori coevi o
legati al salisburghese come gli anelli di una catena, speriamo
dorata.
Riaffiora
il mito di Prometeo e del percorso che portò, così han scritto,
Abbado a raggiungere Parsifal, cioè l’assoluto. Vedremo. Perché
il ragionamento potrebbe essere semplificato: l’Opera non è
terreno per pochi eletti. A volte si ha la necessità fisica
di ascoltare un Rigoletto con tute le puntature non scritte,
ma di tradizione.
Il
pubblico ha gradito. E forse, finalmente, non si è parlato e
non si può parlare di trionfo, ma di un buon lavoro, con la
tipica serietà, ma senza indulgenza, delle rappresentazioni
importanti che avvengono nell' Europa di area tedesca lungo
l'asse, presto romatico, nel quale dovranno precipitare Bellini,
Donizetti, Wagner e Verdi. Con calma, sempre che il nuovo Direttore
artistico sia d’accordo.
Maurizio
Dania, 30 dicembre 2005 |