|
Avete qualcosa da aggiungere in merito?
SCRIVETECI
Torino calda,
teatro Regio non al calor bianco con qualche posto vuoto di
troppo, per la "prima" de' La Dama di Picche di Cajkovskij,
uno tra gli autori russi non facente parte del "Gruppo
dei cinque" e rappresentando una sorta di contrapposizione
a Balakirev, Musorgskij, Borodin, Kjui, Rimskij-Korsakov. Cajkovskij
compose in 27 anni 11 opere, tre balletti e due serie di musica
di scena. Sinfonie e altra musica.
L'Autore regala nell'opera un altro aspetto del mondo culturale
russo dell'Ottocento. Altri aspetti della sua musica fan si
che questa si leghi più di ogni altra al romanticismo
europeo occidentale. Egli amava Ostrovdkij e Puskin, tralasciando
del primo la dimensione sociale e del secondo l'ironia. Qui
mi fermo, perchè le mie frasi, superficiali, meriterebbero
un altro contesto. Non desiderando scrivere un trattato, forse
servono ad inquadrare lo spettacolo andato in scena, specie
per chi non ha dimestichezza con l' opera russa. L'orchestra
del teatro Regio di Torino, splendidamente diretta e preparata
da Noseda, mette perfettamente in evidenza i cinque nuclei tematici
riscontrabili nell'opera presentata questa sera. Anzi, ieri
sera. 4 sono connessi tra loro; il tema di Herman ; il tema
delle 3 carte; quello dell'amore di Liza, il tema del fato.
Quello della Contessa, magnificamente rappresentata da quel
che resta della vocalità di Anja Silja, più che
ammirevole, ma un poco sacrificata dalla regia di Denis Krief,
non è strettamente collegato agli altri che invece sono
assolutamenti connessi tra loro. Herman, Maksim Aksenov interpreta
benissimo e canta ancora meglio. Il tema delle 3 carte è
il presagio dell'inizio del finale della Sesta Sinfonia ed ha
molto in comume con l'aria di Onegin; quello di Liza porta alla
ribalta una bella e squillante voce che appartiene al soprano
Svetla Vassileva, molto applaudita.
Se Cajkovskij ha costruito un'opera di teatro per scene ciascuna
ben definita, terminata, le ha legate privilegiando la funzionalità
ed in questo la regia, i costumi, le luci e le scene stesse,
sono state facilitate nel duro lavoro di far scorrere la vicenda
nell'alternanza dei punti topici, con quelli di contorno, con
una leggerezza ed un sapiente racconto. In quest'opera ci sono
la seduzione, di Liza, la morte della Contessa, l'abbandono
di Liza, come punti fondamentali dell'Amore; quindi la preparazione
dell'amore di Herman, la storia della Contessa e delle tre carte,
che si fondono in un unico elemento collante; quindi vi è
l'intreccio tra l'amore di Liza ed Herman con la storia delle
tre carte. Il motivo delle tre carte, un poco wagneriano nell'uso,
come Leitmotive, alla fine dell'opera, con l'apparizione dello
spettro della contessa conclude e porta ad un unico punto finale
l'abbandono e la morte di Liza; al termine non può che
morire anche Herman consentendo a Cajkovskij di far si che tutti
i temi, tutti i fili, musicali e spirituali trovino unità
e coerenza sia sul piano teatrale che su quello musicale. In
questo gioco che non è facile e che forse ho reso non
completamente comprensibile, una lode particolare, a mio avviso,
deve essere riservata alla concertazione e quindi ai professori
dell'orchestra ed al coro, anche a quello iniziale dei ragazzi,
tutti sempre molto concentrati.
Ottima la compagnia di canto non citata in precedenza: Vladimir
Vaneev, Dalibor Jenis e via via tutti coloro che si possono
leggere sulla locandina.
Applausi a scena aperta convinti, calorosissimi al termine,
trionfali per il tenore, per Noseda e per la signora Silja,
un nome prestigioso, speso benissimo che ha arricchito il cast.
Presenti tra il pubblico molte coppie in cui spiccava la bellezza
di eleganti ragazze russe.
Maurizio Dania
|