ESTATE 2007

 

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ESTATE DI FUOCO

 

Il fuoco è presente ovunque in questa estate lirica. C'è quello che chiude la Walkure di Aix en Provence, quello del Wagner fiorentino, del Sigfrido veneziano, del loggione della Scala. C'è anche il sacro furore degli spettacoli che stanno per iniziare nel nostro Paese, segno di una forza creativa e organizzativa che unisce Venezia, Roma, Pesaro, Firenze e Torino.

Per non parlare della Romagna solatia, più che mai dolce e caldissima e dei Festival estivi. Si fa ottima musica in piazza, a Lucca, come a Roma, ad Asti, come a Potenza.

Grandi interpreti, straordinarie serate di spettacolo calano tra gli appassionati in una girandola multicolore che pare non fermarsi mai: la Argerich a settembre farà la spola tra Milano e Torino, il primo esempio concreto, il primo segnale forte che quando si uniscono due città, due modi di fare cultura e di offrirla, se è frutto di passione e di intelligenza, può produrre pregevolezze che solo due anni fa parevano impossibili. Segno che i tagli al FUS non erano così tragici e che probabilmente hanno sollevato dal torpore e dall'ignavia, amministratori locali e politici, decisi ad affidare agli specialisti, la gestione della cultura. In senso lato. Si pensi alle proposte letterarie e musicali di Venaria, ai giardini della Reggia.

Dovrei andare con ordine, scrivere solo di opera, ma la lunga premessa è una sensazione coatta: sono costretto a scriverne perchè è più di una sensazione. Alla Milano da bere, faticosamente si inizia a gustare l'Italia artistica, ma direi anche l'Europa delle culture. Culture presenti da decenni e che cominciano a piantar radici.

Così Milanesiana presenta anche alla Scala, un balletto giapponese in cui c'è l'Oriente misterioso, unito alla scuola di pensiero, alla forza dell'intelletto giunta a quella del corpo, con Saburo Teshigawara, Kei Miyata, Rihoko Sato.

Un'altra prova di intelligenza è la commistione tra i vari generi: letteratura, musica sinfonica, lirica, rock, folk, offerti seguendo un filo conduttore. Il mito di Parsifal. O meglio, come fece Abbado con i Berliner, inseguendo il filo di Arianna che lega Perseo a Parsifal. L'uomo torna al centro degli interessi degli intellettuali, in modo composito, ma semplice, comprensibile, coinvolgente.

Perché tanto Wagner? Ci sarebbe da chiedersi anche perchè vi siano sempre più giovani ai concerti. Non tutti seguono anche la lirica, ma molti se ne stanno interessando. Da Barcellona, a Vienna, da Lugano, a Milano. Segnalo, non a caso, alcuni degli spettacoli ai quali ho assistito. La Manon della Dessay a Barcellona, con Villazon; il Sigfrido di Venezia, Die Walkure di Aix, diretta splendidamente da Rattle, e di Firenze, la Traviata della Scala, l'Ernani di Torino.

Il livello delle rappresentazioni liriche è stato nel complesso elevato. Le regie non invadenti. Carson sugli scudi a Venezia, con Tate straordinario raccontatore, concertatore miracoloso, osannato dal pubblico. Metha, alle prese, in quel di Firenze, con un'orchestra molto attenta, dall'inconfondibile suono italiano, il che significa con qualche mancanza di straordinarietà tra i fiati e i violini. Un direttore  capace di creare un'atmosfera in netto contrasto con quella che si respira a Bayreuth e che apre la strada ad esecuzioni umanizzate, libere di correre sull'autostrada musicale che inevitabilmente lega le composizioni wagneriane all'olocausto, facendo dimenticare l'ispirazione che le legava ai concetti culturali di Furtwangler, quindi presentabili in tutto il mondo, sottratte da afflati storico-politici tragici. Metha, più coriaceo di Baremboin, ha dichiarato di essere possibilista. Straordinari Peter Seiffert, Petra Maria Schnitzer e Matti Salminen. Mehta dirige un primo atto di travolgente e lunare bellezza, un secondo atto più lento, meditato e drammatico, dimenticando l'aspetto più eroico, mentre nel terzo torna allo struggente porgere del primo atto.

Il Sigfrido a Venezia è stato uno  degli spettacoli piú emozionanti visti e ascoltati negli ultimi anni. Stefan Vinke è stato un protagonista credibile, giovane, dotatissimo. Carsen ha convinto con un'ambientazione che parte dall'ultima scena della Walkure presentata sempre a Venezia e che sviluppa con effetti teatrali alla Ronconi, ma dotati di poesia e proiettati verso il futuro. Non è facile mettere in scena e studiare la regia di un'opera il cui terzo atto fu composto venti e più anni dopo i primi due. E in mezzo Wagner compose musica straordinaria: un terzo atto che porta al Gotterdammerung, ma che non tralascia Parsifal.

In questo scorcio d'estate spiccano le grandi voci wagneriane, ma anche quella piccola della Dessay. Vocalmente meno Manon delle grandi interpreti del passato, ma scenicamente travolgente, coinvolgente, emozionante.  Trascorrono gli anni e anche l'opera lirica si rinnova ed accoglie stili, suoni, movimenti moderni: possono non piacere ai vedovi, ma se la tecnica c'è, ed è sempre quella scritta sui Sacri Testi del Garcia, anche se ad usarla è una voce piccolina ed a volte in difficoltà, il risultato è piacevole. Desta curiosità: la porta della conoscenza.

Termino questo lungo articolo con la Traviata di Milano per dire solo che la Gheorghiu non è Violetta, che canta come se fosse in sala d'incisione, che ha un carattere tale da non ammettere il solfeggio, ma solo l'emissione di suoni, anche belli ed importanti, a volte caricaturali, mai essendo in sintonia con un Maazel deludente, apparentemente poco interessato ad impegnarsi a concertare, a provare, dominando anziché essere dominato dal suo carattere e dalla personalità di un soprano che comunque è una diva, si sente diva e che si permette di cantare alla Scala dopo aver affermato:"Traviata, Callas? Non l' ho mai ascoltata".

In ogni caso la Gheorghiu ha qualità: avrebbe anche necessità di essere diretta da maestri concertatori in grado di guidarla, di imporsi, di protestarla, se è il caso.

La Scala ha reagito ai tagli imposti da Maazel: il clamore delle contestazioni è stato eccessivo, ma il pubblico aveva qualche ottima ragione.

Un ultimo pensiero corre a chi ci ha lasciato:Régine Crespin e Beverly Sills.

Maurizio Dania, luglio 2007