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ESTATE DI FUOCO
Il fuoco è
presente ovunque in questa estate lirica. C'è quello che chiude
la Walkure di Aix en Provence, quello del Wagner
fiorentino, del Sigfrido veneziano, del loggione della Scala. C'è
anche il sacro furore degli spettacoli che stanno per iniziare nel
nostro Paese, segno di una forza creativa e organizzativa che
unisce Venezia, Roma, Pesaro, Firenze e Torino.
Per
non parlare della Romagna solatia, più che mai dolce e caldissima
e dei Festival estivi. Si fa ottima musica in piazza, a Lucca,
come a Roma, ad Asti, come a Potenza.
Grandi
interpreti, straordinarie serate di spettacolo calano tra gli
appassionati in una girandola multicolore che pare non fermarsi
mai: la Argerich a settembre farà la spola tra Milano e Torino,
il primo esempio concreto, il primo segnale forte che quando si
uniscono due città, due modi di fare cultura e di offrirla, se è
frutto di passione e di intelligenza, può produrre pregevolezze
che solo due anni fa parevano impossibili. Segno che i tagli al
FUS non erano così tragici e che probabilmente hanno sollevato
dal torpore e dall'ignavia, amministratori locali e politici,
decisi ad affidare agli specialisti, la gestione della cultura. In
senso lato. Si pensi alle proposte letterarie e musicali di
Venaria, ai giardini della Reggia.
Dovrei
andare con ordine, scrivere solo di opera, ma la lunga premessa è
una sensazione coatta: sono costretto a scriverne perchè è più
di una sensazione. Alla Milano da bere, faticosamente si inizia a
gustare l'Italia artistica, ma direi anche l'Europa delle culture.
Culture presenti da decenni e che cominciano a piantar radici.
Così
Milanesiana presenta anche alla Scala, un balletto giapponese in
cui c'è l'Oriente misterioso, unito alla scuola di pensiero, alla
forza dell'intelletto giunta a quella del corpo, con Saburo
Teshigawara, Kei Miyata, Rihoko Sato.
Un'altra
prova di intelligenza è la commistione tra i vari generi:
letteratura, musica
sinfonica, lirica, rock, folk, offerti seguendo un filo
conduttore. Il mito di Parsifal. O meglio, come fece Abbado con i
Berliner, inseguendo il filo di Arianna che lega Perseo a
Parsifal. L'uomo torna al centro degli interessi degli
intellettuali, in modo composito, ma semplice, comprensibile,
coinvolgente.
Perché
tanto Wagner? Ci sarebbe da chiedersi anche perchè vi siano
sempre più giovani ai concerti. Non tutti seguono anche la
lirica, ma molti se ne stanno interessando. Da Barcellona, a
Vienna, da Lugano, a Milano. Segnalo, non a caso, alcuni degli
spettacoli ai quali ho assistito. La Manon della Dessay a
Barcellona, con Villazon; il Sigfrido di Venezia, Die
Walkure di Aix, diretta splendidamente da Rattle, e di
Firenze, la Traviata della Scala, l'Ernani di
Torino.
Il livello
delle rappresentazioni liriche è stato nel complesso elevato. Le
regie non invadenti. Carson sugli scudi a Venezia, con Tate
straordinario raccontatore, concertatore miracoloso, osannato dal
pubblico. Metha, alle prese, in quel di Firenze, con un'orchestra
molto attenta, dall'inconfondibile suono italiano, il che
significa con qualche mancanza di straordinarietà tra i fiati e i
violini. Un direttore capace
di creare un'atmosfera in netto contrasto con quella che si
respira a Bayreuth e che apre la strada ad esecuzioni umanizzate,
libere di correre sull'autostrada musicale che inevitabilmente
lega le composizioni wagneriane all'olocausto, facendo dimenticare
l'ispirazione che le legava ai concetti culturali di Furtwangler,
quindi presentabili in tutto il mondo, sottratte da afflati
storico-politici tragici. Metha, più coriaceo di Baremboin, ha
dichiarato di essere possibilista. Straordinari Peter Seiffert,
Petra Maria Schnitzer e Matti Salminen. Mehta dirige un primo atto
di travolgente e lunare bellezza, un secondo atto più lento,
meditato e drammatico, dimenticando l'aspetto più eroico, mentre
nel terzo torna allo struggente porgere del primo atto.
Il
Sigfrido a Venezia è stato uno
degli spettacoli piú emozionanti visti e ascoltati negli
ultimi anni. Stefan Vinke è stato un protagonista credibile,
giovane, dotatissimo. Carsen ha convinto con un'ambientazione che
parte dall'ultima scena della Walkure presentata sempre a
Venezia e che sviluppa con effetti teatrali alla Ronconi, ma
dotati di poesia e proiettati verso il futuro. Non è facile
mettere in scena e studiare la regia di un'opera il cui terzo atto
fu composto venti e più anni dopo i primi due. E in mezzo Wagner
compose musica straordinaria: un terzo atto che porta al Gotterdammerung,
ma che non tralascia Parsifal.
In
questo scorcio d'estate spiccano le grandi voci wagneriane, ma
anche quella piccola della Dessay.
Vocalmente meno Manon delle grandi interpreti del passato, ma
scenicamente travolgente, coinvolgente, emozionante.
Trascorrono gli anni e anche l'opera lirica si rinnova ed
accoglie stili, suoni, movimenti moderni: possono non piacere ai
vedovi, ma se la tecnica c'è, ed è sempre quella scritta sui
Sacri Testi del Garcia, anche se ad usarla è una voce piccolina
ed a volte in difficoltà, il risultato è piacevole. Desta
curiosità: la porta della conoscenza.
Termino
questo lungo articolo con la Traviata di Milano per dire
solo che la Gheorghiu non è Violetta, che canta come se fosse in
sala d'incisione, che ha un carattere tale da non ammettere il
solfeggio, ma solo l'emissione di suoni, anche belli ed
importanti, a volte caricaturali, mai essendo in sintonia con un
Maazel deludente, apparentemente
poco interessato ad impegnarsi a concertare, a provare, dominando anziché essere
dominato dal suo carattere e dalla personalità di un soprano che
comunque è una diva, si sente diva e che si permette di cantare
alla Scala dopo aver affermato:"Traviata, Callas? Non l' ho
mai ascoltata".
In
ogni caso la Gheorghiu ha qualità: avrebbe anche necessità di
essere diretta da maestri concertatori in grado di guidarla, di
imporsi, di protestarla, se è il caso.
La
Scala ha reagito ai tagli imposti da Maazel: il clamore delle
contestazioni è stato eccessivo, ma il pubblico aveva qualche
ottima ragione.
Un
ultimo pensiero corre a chi ci ha lasciato:Régine Crespin e Beverly
Sills.
Maurizio
Dania, luglio 2007
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