TORINO  2007

 

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 Elisir d'amore

 

Adina...Eva Mei/Serena Gamberoni

Nemorino...Juan Diego Florez/Francesco Meli

Dulcamara...Nicola Ulivieri/Marcello Lippi

Belcore...Giorgio Caoduro/Paolo Bordogna

Giannetta...Paola Quagliata/Gabrielle Mouhlen

 

Direttore...Antonello Allemandi

Regia...Fabio Sparvoli

 

 

Solo in Italia e solo su Juan Diego Florez si scatenano le polemiche tra i detrattori e gli entusiasti.

Sgombriamo il campo da ogni equivoco: i detrattori sono pochissimi e scrivono sui vari Forum; gli entusiasti non si possono contare, talmente sono numerosi. Questi ultimi scrivono poco e applaudono molto. Anche la fredda Torino non ha resistito alla bravura, al fascino vocale, alla signorilità e simpatia del tenore peruviano. Nonostante un'indisposizione, vera, l'abbia escluso dalle scene per una settimana.

Non mi dilungo sul fatto se egli abbia o non abbia la voce per interpretare Donizetti, ma per me, per il gusto attuale del pubblico e della critica, non esiste un Nemorino, più Nemorino di lui.

Il suo "secondo" Francesco Meli, più giovane, ha cantato bene: ha nella voce tutte le qualità del fuoriclasse, ma gli manca qualcosa nell'impostazione tecnica.

Non desidero creare confusione. Nel nostro Paese tutto si riconduce ad un dualismo di carattere calcistico, anche quando l'essere pro o contro, non ha alcun significato.

Inizio da Meli.

Ad esempio, tra chi si occupa di vocalità,  c'è una certa differenza tra lo studioso di opera lirica e di musica e il critico vocale che deve parlare ad un pubblico meno colto, sovente tifoso. Attaccare questo o quel cantante non porta da nessuna parte. E' giusto raccontare ciò che avviene oggi in teatro.

Con uno sguardo alla storia, ed un altro all'attualità, della serie, questa è la realtà vocale che ascoltiamo in teatro e su questa dobbiamo scrivere. 

Io estrapolo le dotte considerazioni per offrire a chi legge, una parte della verità storica, ma in buona fede, e tutta quella quotidiana, contingente.

Secondo le mie conoscenze ed i miei studi, filtrando il tutto con il mio gusto.

Se un quotidiano come La Stampa titola :"Florez-Meli, derby tra tenori", compie un'operazione scorretta. Sportiva. Magari anche autocompicendosi. E la critica oggi, con questo mondo deve fare i conti.

Se devo scrivere tutto ciò che penso allora si potrebbe dire che tra Florez e Meli, corre la stessa distanza che passa tra Vincent van Gogh e Hermann Hesse. Se desideriamo, entrambi pittori. Oddio, nessuno dei due è storicamente né l'uno van Gogh, né l'altro Hesse.

Perché? Siamo onesti. perché l' Elisir è opera adattabile a diverse categorie vocali. Non è l'opera che possa dare idea sul vero valore tecnico di un interprete. Prendiamo due arie di due opere diverse: Una furtiva lacrima e Mes Amis. Sono state sempre applauditissime. Soprattutto ottenere un successo trionfale nell'esecuzione della prima non significa quasi nulla.

In quel momento dell'opera, frizzante fino a quel punto, si apre d'un tratto un momento elegiaco. Lo cantavano Alva e Bergonzi e quindi anche Florez e Meli. Lo canta Villazon, Alagna, lo ha cantato Domingo.

Meli ha buone doti ma non le sa usare, o non le sa ancora usare. Se è un grande lo deve dimostrare  in un'opera in cui, per dirla semplicemente ci sia qualcosa di più che non uno spartito generoso in cui la recitazione spontanea e un poco "stupidotta" può essere scambiata per una scelta.

Mirata.

Per giudicare un buon cantante io non voglio sentire né La furtiva lacrima, né Mes Amis, né il Lamento di Federico. Voglio sentirlo in cose non d'espressione (facilmente riconducibili ad una comunicativa che supera le eventuali difficoltà vocali - Ch'ella mi creda, la può cantare chiunque sia intonato), ma in cose ardue di repertorio, ed il suo, di Meli, in questo momento non so quale sia. Barbiere? Ballo in maschera? Pagliacci?

Da come canta Nemorino non l'ho capito.....

Io voglio bene a Meli e ne ho scritto benissimo. A Torino è stato convocato d'urgenza il suo maestro, Terranova, perchè non sembrava, durante le prove e l'antigenerale che stesse benissimo. E' la sua tecnica che non è a posto: il LA (preacuto) da solo sarebbe una bella nota ma venendo emesso dopo aver allargato i centri più del necessario, sembra piccola. E' dal 2002 a Spoleto che i problemi restano irrisolti. Insomma, dovrà prima o poi fare i conti con la sua tecnica e non lasciarsi andare a ingenuità da dilettante.....

Eppure, ecco il trionfo! Ed io devo scrivere che trionfo è stato.

Florez è su un altro pianeta.

Nemorino era, Nemorino è, Nemorino sarà. Le sue serate sono state come a Vienna nella Fille le  serate di Florez, memorabili, nel tripudio generale.

Un successo clamoroso per Torino, per il suo teatro, per gli abbonati, anche quelli del turno A, normalmente freddini e poco disposti a sprecare applausi, o solo ad usare le mani per farlo, preferemdo le gambe dandosi alla fuga al termine della rappresentazione.

Un tenore di questa grandezza, non è facile ascoltarlo: tecnica perfetta, con l'emissione di due DO e di un si bemolle lucenti e svettanti, come da partitura, interpretazione commovente: non solo nell'aria "Una furtiva lacrima", strepitosamente eseguita.

Aggiungo che chi suppone che Florez non abbia la capacità di superare le dinamiche orchestrali, oppure che non possegga la voce per emergere sul suono dell'orchestra, spiccare nei concertati, interpretare con una spontaneità rara ed una simpatia da fuoriclasse, è in mala fede. ( Quanti musicisti o cantanti mancati lo invidiano e lo invidieranno! E' inutile farlo, ma accade).

Florez è il Nemorino romantico che tutti si attendevano. Quindi appaga sia lo spirito che l'intelletto, essendone una conquista.

Splendido nella ”Adina credimi", come canta da fuoriclasse la frase " Ai perigli della guerra"!

L'interpretazione è perfetta.

Nel tempo il gusto del pubblico cambia: per mille motivi, che ora non analizzo. Oggi per il gusto del pubblico, Florez è un fuoriclasse. Credo comunque che le qualità assolute di cui dispone lo porrebbero tra i grandi cantanti in una qualsiasi epoca.

Domenica 27 il Regio gli ha tributato un trionfo senza precedenti, che io ricordi.

Nelle giornate in cui era indisposto, Florez è stato sostituito da Massimiliano Pisapia, in prestito dal Lirico di Cagliari. Bravo, disponibile, simpatico, deve essere applaudito per due prestazioni di buona qualità.

Il resto della compagnia ha evidenziato un grande Belcore. Coaduro è un cantante finito, bravo interprete, tecnicamente perfetto. Ottimo.

Ulivieri non era nelle sue corde preferite: la sua è stata una scommessa in parte vinta. A 39 anni doveva osare qualcosa che lo portasse lontano da Mozart. Lo ha fatto e può continuare a farlo. Con giudizio.

Ricordavo la signora Mei in condizioni vocali migliori: è sempre brava, ma non emerge più con la sicurezza, specie negli acuti e nel fraseggio, che possedeva agli esordi. O anche solo paragonando il suo canto con quello dell'Ory, sempre al fianco di un giovanissimo Florez.

Meli e Gamberoni sono marito e moglie: l'intesa c'è nella vita e si evidenzia anche in palcoscenico.

Lippi e Bordogna se la cavano. Nulla di speciale. Regia da rivedere, un poco datata, ma efficace. Belli i costumi.

L'orchestra ha suonato benino, come al solito: mancava un direttore concertatore capace di trarne il meglio. Ho rimpianto Frizza.

Maurizio Dania, 30 maggio 2007