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Elisir
d'amore
Adina...Eva
Mei/Serena Gamberoni
Nemorino...Juan
Diego Florez/Francesco Meli
Dulcamara...Nicola
Ulivieri/Marcello Lippi
Belcore...Giorgio
Caoduro/Paolo Bordogna
Giannetta...Paola
Quagliata/Gabrielle Mouhlen
Direttore...Antonello
Allemandi
Regia...Fabio
Sparvoli
Solo
in Italia e solo su Juan Diego Florez si scatenano le polemiche tra
i detrattori e gli entusiasti.
Sgombriamo
il campo da ogni equivoco: i detrattori sono pochissimi e scrivono
sui vari Forum; gli entusiasti non si possono contare, talmente sono
numerosi. Questi ultimi scrivono poco e applaudono molto. Anche la
fredda Torino non ha resistito alla bravura, al fascino vocale, alla
signorilità e simpatia del tenore peruviano. Nonostante
un'indisposizione, vera, l'abbia escluso dalle scene per una
settimana.
Non
mi dilungo sul fatto se egli abbia o non abbia la voce per
interpretare Donizetti, ma per me, per il gusto attuale del pubblico
e della critica, non esiste un Nemorino, più Nemorino di lui.
Il
suo "secondo" Francesco Meli, più giovane, ha cantato bene: ha nella
voce tutte le qualità del fuoriclasse, ma gli manca qualcosa
nell'impostazione tecnica.
Non
desidero creare confusione. Nel nostro Paese tutto si riconduce ad
un dualismo di carattere calcistico, anche quando l'essere pro o
contro, non ha alcun significato.
Inizio
da Meli.
Ad
esempio, tra chi si occupa di vocalità, c'è una certa differenza tra
lo studioso di opera lirica e di musica e il critico vocale che deve
parlare ad un pubblico meno colto, sovente tifoso. Attaccare questo
o quel cantante non porta da nessuna parte. E' giusto raccontare ciò
che avviene oggi in teatro.
Con
uno sguardo alla storia, ed un altro all'attualità, della serie,
questa è la realtà vocale che ascoltiamo in teatro e su questa
dobbiamo scrivere.
Io
estrapolo le dotte considerazioni per offrire a chi legge, una parte
della verità storica, ma in buona fede, e tutta quella quotidiana,
contingente.
Secondo
le mie conoscenze ed i miei studi, filtrando il tutto con il mio
gusto.
Se
un quotidiano come La Stampa titola :"Florez-Meli, derby tra
tenori", compie un'operazione scorretta. Sportiva. Magari anche
autocompicendosi. E la critica oggi, con questo mondo deve fare i
conti.
Se
devo scrivere tutto ciò che penso allora si potrebbe dire che tra
Florez e Meli, corre la stessa distanza che passa tra Vincent van
Gogh e Hermann Hesse. Se desideriamo, entrambi pittori. Oddio,
nessuno dei due è storicamente né l'uno van Gogh, né l'altro
Hesse.
Perché?
Siamo onesti. perché l' Elisir è opera adattabile a diverse
categorie vocali. Non è l'opera che possa dare idea sul vero valore
tecnico di un interprete. Prendiamo due arie di due opere diverse:
Una furtiva lacrima e Mes Amis. Sono state sempre applauditissime.
Soprattutto ottenere un successo trionfale nell'esecuzione della
prima non significa quasi nulla.
In
quel momento dell'opera, frizzante fino a quel punto, si apre d'un
tratto un momento elegiaco. Lo cantavano Alva e Bergonzi e quindi
anche Florez e Meli. Lo canta Villazon, Alagna, lo ha cantato
Domingo.
Meli
ha buone doti ma non le sa usare, o non le sa ancora usare. Se è un
grande lo deve dimostrare
in un'opera in cui, per dirla semplicemente ci sia qualcosa
di più che non uno spartito generoso in cui la recitazione spontanea
e un poco "stupidotta" può essere scambiata per una scelta.
Mirata.
Per
giudicare un buon cantante io non voglio sentire né La furtiva
lacrima, né Mes Amis, né il Lamento di Federico. Voglio sentirlo in
cose non d'espressione (facilmente riconducibili ad una comunicativa
che supera le eventuali difficoltà vocali - Ch'ella mi creda, la può
cantare chiunque sia intonato), ma in cose ardue di repertorio, ed
il suo, di Meli, in questo momento non so quale sia. Barbiere? Ballo
in maschera? Pagliacci?
Da
come canta Nemorino non l'ho capito.....
Io
voglio bene a Meli e ne ho scritto benissimo. A Torino è stato
convocato d'urgenza il suo maestro, Terranova, perchè non sembrava,
durante le prove e l'antigenerale che stesse benissimo. E' la sua
tecnica che non è a posto: il LA (preacuto) da solo sarebbe una
bella nota ma venendo emesso dopo aver allargato i centri più del
necessario, sembra piccola. E' dal 2002 a Spoleto che i problemi
restano irrisolti. Insomma, dovrà prima o poi fare i conti con la
sua tecnica e non lasciarsi andare a ingenuità da dilettante.....
Eppure,
ecco il trionfo! Ed io devo scrivere che trionfo è stato.
Florez
è su un altro pianeta.
Nemorino
era, Nemorino è, Nemorino sarà. Le sue serate sono state come a
Vienna nella Fille le
serate di Florez, memorabili, nel tripudio generale.
Un
successo clamoroso per Torino, per il suo teatro, per gli abbonati,
anche quelli del turno A, normalmente freddini e poco disposti a
sprecare applausi, o solo ad usare le mani per farlo, preferemdo le
gambe dandosi alla fuga al termine della rappresentazione.
Un
tenore di questa grandezza, non è facile ascoltarlo: tecnica
perfetta, con l'emissione di due DO e di un si bemolle lucenti e
svettanti, come da partitura, interpretazione commovente: non solo
nell'aria "Una furtiva lacrima", strepitosamente eseguita.
Aggiungo
che chi suppone che Florez non abbia la capacità di superare le
dinamiche orchestrali, oppure che non possegga la voce per emergere
sul suono dell'orchestra, spiccare nei concertati, interpretare con
una spontaneità rara ed una simpatia da fuoriclasse, è in mala fede.
( Quanti musicisti o cantanti mancati lo invidiano e lo
invidieranno! E' inutile farlo, ma accade).
Florez
è il Nemorino romantico che tutti si attendevano. Quindi appaga sia
lo spirito che l'intelletto, essendone una conquista.
Splendido
nella ”Adina credimi", come canta da fuoriclasse la frase " Ai
perigli della guerra"!
L'interpretazione
è perfetta.
Nel
tempo il gusto del pubblico cambia: per mille motivi, che ora non
analizzo. Oggi per il gusto del pubblico, Florez è un fuoriclasse.
Credo comunque che le qualità assolute di cui dispone lo porrebbero
tra i grandi cantanti in una qualsiasi epoca.
Domenica
27 il Regio gli ha tributato un trionfo senza precedenti, che io
ricordi.
Nelle
giornate in cui era indisposto, Florez è stato sostituito da
Massimiliano Pisapia, in prestito dal Lirico di Cagliari. Bravo,
disponibile, simpatico, deve essere applaudito per due prestazioni
di buona qualità.
Il
resto della compagnia ha evidenziato un grande Belcore. Coaduro è un
cantante finito, bravo interprete, tecnicamente perfetto.
Ottimo.
Ulivieri
non era nelle sue corde preferite: la sua è stata una scommessa in
parte vinta. A 39 anni doveva osare qualcosa che lo portasse lontano
da Mozart. Lo ha fatto e può continuare a farlo. Con giudizio.
Ricordavo
la signora Mei in condizioni vocali migliori: è sempre brava, ma non
emerge più con la sicurezza, specie negli acuti e nel fraseggio, che
possedeva agli esordi. O anche solo paragonando il suo canto con
quello dell'Ory, sempre al fianco di un giovanissimo Florez.
Meli
e Gamberoni sono marito e moglie: l'intesa c'è nella vita e si
evidenzia anche in palcoscenico.
Lippi
e Bordogna se la cavano. Nulla di speciale. Regia da rivedere, un
poco datata, ma efficace. Belli i costumi.
L'orchestra
ha suonato benino, come al solito: mancava un direttore concertatore
capace di trarne il meglio. Ho rimpianto Frizza.
Maurizio
Dania, 30 maggio 2007
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