Magico Carsen

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TEATRO COMUNALE, FIRENZE
17 maggio 2003

Ludwig van Beethoven
FIDELIO
Opera in due atti
Libretto di Joseph Sonnlethner e Georg Friedrich Treitschke, da Jean-Nicholas Bouilly

Elisabeth Whitehouse - Fidelio/Leonora
Stephen Gould - Florestano
Giorgio Surian - Rocco
R. Harnisch - Marzelline
Gidon Saks - Pizarro
Stephen Milling - Don Fernando
J. Schneider - Jaquino

Regia di Robert Carsen
Scene di R. Boruzescu
Costumi di M. Boruzescu
Regista collaboratore Ivo Guerra
Luci R. Carsen, P. van Praet

Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino
PAAVO JÄRVI

 

Occorreva l'arte di R. Carsen per rendere con efficacia e sobrietà il messaggio di pace e libertà del Fidelio di Beethoven, un'opera di non facile resa, così poco "teatrale", un po' claustrofobica. In fondo è un'opera che si riesce bene a gustare anche in forma di concerto. Carsen ha creato uno spazio unico che ha "riempito" con i gesti, i movimenti anche nei tempi morti dell'azione.
La scena che emerge più vivida nel ricordo, anche a distanza di mesi, è l'uscita dei prigionieri che rivedono la luce dopo una lunga oscurità nelle prigioni di Pizarro. La scelta di utilizzare un gruppo di mimi lasciando il coro nascosto ha permesso di una maggiore espressività di volti e gesti difficilmente compatibile con le esigenze "tecniche" del canto.
Due soli nei in questa memorabile rappresentazione:
1) l'esecuzione qua e là "scricchiolante" di Stephen Gould (Florestano) e Elizabeth Whitehouse (Leonora/Fidelio);
2) l'umorismo involontario creato dalla prima apparizione di Florestano: la mole massiccia e ben in carne di S. Gould mal si addice ad un prigioniero che da più di un anno viene lentamente fatto morire di fame. 

Le immagini sono prese dal sito
http://www.drammaturgia.it/giornale/spettacoli/opera/opera_articoli/0503_fidelio.htm

Eleonora Polo, 3 dicembre 2003