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Florez e Rubini. Nuova Uscita discografica
E' l'ora di accendere le luci sul CD di Juan Diego
Florez, pubblicato ormai da più di un mese in Germania e che
credo sia ormai reperibile anche in
Italia. Se così non fosse, so che alcuni l'hanno
ascoltato e non può passare sotto silenzio quello che si potrebbe
definire un capolavoro.
Vorrei operare una distinzione. Immediatamente per non lasciare dubbi.
La Decca ha certamente colto la
palla la balzo per presentare sia il CD della Bartoli che quello
di JDF per poi unire le due voci in una Sonnambula già registrata
e che non mancherà di suscitare parecchie discussioni. Dovrei
aggiungere qualche altro pensiero sulla prossima (2008) uscita
dell'opera belliniana, ma mi limito a dire che il tenore peruviano
l'ha proprio costruita con una professionalità che è andata
oltre all'impegno contrattuale. Per molte ragioni che saranno
poi spiegate a tempo debito, ha fatto non poca fatica e non
già perchè messo in difficoltà dalla partitura tradizionale,
od originale, ma per scelte che da un lato hanno favorito la
Bartoli e dall'altro hanno limitato la tessitura acuta, a volte
acutissima che invece JDF ha dimostrato in teatro di dominare
e quindi di non temere. (Formidabile
il successo di un anno fa' conseguito con la Massis a Berlino).
Detto ciò due paroline andrebbero spese per Rubini e per dire che in ogni caso,
alcune delle arie cantate in questo CD non sono propedeutiche
alla registrazione o alla preparazione di un'esibizione completa
discografica o teatrale del lavoro da cui sono tratte.
Un esempio: Arnoldo del Guglielmo Tell (anche se
francamente io sarei di parere diverso, almeno per una registrazione
in CD - o forse la mia è solo una speranza, che non vorrei diventasse
un'occasione perduta - dato che in circolazione non sono molti
coloro che lo possano interpretare).
Il tenore alla Rubini è un tenore contraltino ma romantico.
Il timbro chiaro è caratteristica della giovinezza, dimostra
purezza di sentimenti in una parola suscita un'idea che da un
certo punto di vista porta a considerarlo tendente alla conquista
degli estremi acuti e dall'altra deve porre problemi interpretativi
che portano a mezze voci languorose, e alle fiorettature delicate
e dolci, disegnando la tipica caratteristica del tenore romantico.
Il tutto con voce piena e squillante.
Rubini è soave, ha acuti lucenti, emessi a piena voce, con
un'estensione eccezionale appunto , con agilità straordinarie ed una fluidità che gli deriva
da una preparazione tecnica con propensione ad una perfezione
stilistica che incarna il personaggio. Rubini lancia
di fatto il mito del tenore: Gualtiero del Pirata
di Bellini.
Florez non emette alcun acuto in falsetto, la tessitura è a piena voce acutissima
e tuttavia Rubini seguì Bellini sull'esposizione del canto sillabico,
e ridusse le fiorettature e le ornamentazioni, ciò che lo trasformò
da epigono di David, altro tenore che JDF potrebbe seguire,
in un caposcuola. Florez non lo imita, ma gli è molto vicino.
Perchè si può affermare questo concetto?
Prova della grandezza di Rubini sono le arie :"Vieni cerchiam per mari", "Ah non fia sempre odiata" e la frase "E parlerà la tomba
alle pietose genti", perorazione che divenne simbolo delle
infelicità tenorili. Nato il mito del Tenore, Bellini sottolineò
lo stesso attraverso l'Elvino della Sonnambula, l'Arturo dei
Puritani. Che aggiungere alla ricchissima messe di agilità e
di ornamenti ascoltando l'aria "Son geloso dello zeffiro
errante".
L'Arturo del Puritani, ad
esempio, altro personaggio Florez, (e ovviamente di Kraus),
ondeggia tra passionalità e soavità, ma il gusto belliniano
resta attaccato, unito, inscindibilmente al principio belcantistico
delle note acutissime che venivano emesse in falsettone e che
né Kraus, né Florez eseguono se non a voce piena. Straordinario
esempio di grandezza vocale, rispettando in ogni caso, il gusto
di ognuno dei melomani che ascoltano due voci diverse,
ma uniche.
Il CD di Florez presenta:
Nel furor delle tempeste Il pirata
Di mia patria o bel soggiorno Marin Falliero
Che intesi, o annunzio Elisabetta Regina d’Inghilterra
Intesi, ah tutto intesi Turco in Italia
All’udir del padre afflitto Bianca e Fernando
Pace non trovo o ciel, Donna del lago
Oh muto asil del pianto Guglielmo Tell
Da queste esibizioni partono decine di altre considerazioni. Infatti, al pari
di Bellini, Donizetti sul tipo di tenore che Rubini interpreta.
Settimio dell'Esule di Roma non è molto distante dal
Gualtiero del Pirata e nella cabaletta "Ah così
nei di ridenti" Percy-Rubini sfoggia
trilli straordinari, con le volatine che nel "Vivi, tu
te ne scongiuro" si rifanno a Rossini.
Ed ecco quindi Le scelte delle arie del Marin Faliero, del Turco in
Italia, di Bianca e Fernando, della Donna del
lago. Dell'Elisabetta.
Florez lancia a mio parere un ponte tecnico e stilistico che parte da Rossini,
tocca Donizetti, riapre al Rossini più influente sulla vocalità
Bellinina, dimenticando a volte lo stesso
Rubini ed aprendo, dai ruoli David, quelli che potrebbe
affrontare e che erano di Duprez e di Moriani.
Marin Faliero, opera eseguita pochi mesi prima della Lucia di Lammermoor,
offre a Florez la possibilità di eseguire passi virtuosistici,
trilli e ascese a zone acutissime, perchè la parte fu scritta
per Rubini, più che per Duprez.
Se si aggiunge che Donizetti compose arie con tessiture che, ripeto, allora
venivano eseguite con puntature che
s'appoggiano ad una tessitura in falsetto, si comprenderà meglio
perchè questo lavoro di JDF è culturalmente ed intellettualmente
di grandissimo livello. Certo si tratta di una visione stilisticamente
moderna con un rapporto psicologico non lontano, ma differente
rispetto a quella che legava Rubini allo stesso Duprez ed a
Mariani. (Kraus-Blake-Corelli?-Florez).
Si aprono panorami quindi di vesto raggio. Non ci troviamo
di fronte allo sfoggio di una voce, ma ad un lento, sicuro,
straordinario avvicinamento e conseguente maturazione, che non
tralascia la possibilità di abbracciare nel prossimo futuro
anche parti Nourrit. Non dimentichiamo che il Masaniello de
La Muette
De Portici, di Auber,
si accosta all'Arnoldo del Guglielmo Tell sotto il profilo
psicologico, unendo alle indubbie "performences" vocali,
una componente eroico patriottica che,
almeno in CD, Florez propone con uno stratosferico "Allarmi".
Azzardo un'altra possibilità: Raoul negli Ugonotti, ha giovinezza, nobiltà,
coraggio, ma anche sentimento amoroso, cosa che non manca a
Florez, e che la scrittura vocale del personaggio è vicinissima
alle alte tessiture di tenore contraltino che furono caratteristica
di Nourrit, con estremi acuti che oggi, con buona pace di tutti,
solo Florez riesce a raggiungere a voce piena e non in falsetto.
Termino questo lungo 3D con altra considerazione: Florez
inserisce nuances da tenore eroico, ardore, delicatezze, fluidità.
E' certamente in stato di grazia ed i suoi acuti sono straordinari.
Ciò non toglie che qualcuno potrebbe trovare il suo canto uniforme.
Basato com'è soprattutto sulle variazioni e sul virtuosismo.
Potremmo desiderare qualche dolcezza in più, ma il legato è
quanto di meglio oggi si possa desiderare e francamente non c'è mai un suono forzato,
nessuno sforzo, anche quando arriva ad emettere un mi bemolle
perla tra le perle.
Quel che mi affascina e che ammiro è la conquista intellettuale di un percorso
iniziato nel migliore dei modi.
Roberto Abbado dirige bene, sostiene Florez con cura ammirevole
anche se orchestralmente avrebbe potuto non limitarsi
a far brillare la stella di JDF, regalando qualcosa di personale
specie quando la partitura suggerirebbe qualche rallentando,
oserei dire qualche tocco più lieve e romantico. Ciò avrebbe
aiutato il tenore e il CD sarebbe stato straordinario. (Ma
siamo comunque al 5 stelle lusso).
Maurizio Dania, 29 ottobre 2007
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