ESTATE 2007

 

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TRE VALCHIRIE… UN COLPO SOLO

Da appassionati wagneriani quali siamo tra Giugno e Luglio ci è stata data l’occasione di assistere a tre rappresentazioni di Walkiria ed una dell’Oro del Reno.

1.     Walkure e Oro del Reno nell’ambito delle rappresentazioni del Maggio Musicale.

Non nascondiamo che ci eravamo avvicinati con certa riserva messi in guardia sulla presunta demenzialità della regia spagnola, la Fura dels Baus.

Bene! Non è stato così. Abbiamo assistito ad uno spettacolo, nuovo, avvincente, smagliante, ma soprattutto wagneriano.

La regia infatti ha saputo cogliere quello che è l’essenza della concettualità wagneriana: la sottolineatura e messa in evidenza dei temi e quindi delle varie situazioni fisiche e psichiche, senza ricorrere ad inutili allusioni o enigmatiche che si risolvono solo nell’interpretazione e valutazione della regia violentando l’intima, propria lettura dell’ascoltatore/spettatore.

Così La Fura  ha proceduto di pari passo con le finalità musicali dell’autore mettendo in risalto la spessore della tematica del Ring con leggerezza, luminosità e profondità. Una trentina di figuranti ha dato corpo ad una messa in scena gradevolissima unica nel suo genere. Solo due citazioni: il finale dell’ Oro del Reno costituito da un castello di corpi umani che si apre all’ingresso degli dei, e il finale di Walkure con Brunhilde posta su un enorme disco sostenuto da una trentina di figuranti che hanno acceso ciascuno una torcia fino a formare una sorta di sole fiammeggiante.

Ma tante le invenzioni intelligenti e pertinenti che non è il caso di descrivere ma apprezzabili solo alla visione diretta insieme all’interpretazione musicale. Certo non tutto è perfetto: qualche esagerazione e talora delle ingenuità, che non hanno inficiato minimamente l’insieme dello spettacolo

L ’interpretazione musicale di Zubin Meta è stata tra le migliori ascoltate ultimamente: secca e precisa dove necessario, calda e intima fino a rasentare il camerismo soprattutto nel secondo atto di Walkure, struggente come non mai nella seconda parte del terzo. E l’orchestra del Maggio Musicale in gran spolvero insieme al suo direttore.

Ottimi gli interpreti anche se non tutti di livello eccezionale, ma, si sa, non è il singolo ma l’insieme che fa il tutto.

Torneremmo senza dubbio volentieri a rivedere entrambi gli spettacoli

2.     Walkure in diretta (lieve differita) dal festival di Aix-en-Provence.

Il collegamento satellitare ci ha premesse di assistere sul canale ARTE alla performance di sir  S. Ratte e i Berliner.

Con ancora negli occhi lo spettacolo fiorentino siamo rimasti piuttosto delusi. Eppure Rattle era una garanzia a priori. Ma la sua lettura è stata alquanto fredda e poco partecipativa. Scarsamente coadiuvato dalla regia (Stéphane Braunschweig) incapace di scavare a fondo nel contesto. Minimali e statiche le scene, per non parlare delle Valchirie ridotte a becchine trascinanti per una scala dei pupazzi/manichini molto poco eroici.

Per fortuna le voci hanno salvato l’ascolto.

3.     Walkure dal Festival di Ravenna.

  Stendiamo un velo pietoso sulla regia (Eimuntas Nekrosius).

  Nella locandina di presentazione il regista, tra l’altro, viene definito così:

“”……Nekrosˇius affronta quella che il Britain's Royal Automobile Club definisce "l'opera più pericolosa per chi è al volante", capace di alterare del 20% i tempi di reazione. Nella lettura di Nekrosˇius, La valchiria promette di coniugare l'intensità della musica di Wagner alle profonde visioni di un regista che si definisce "illetterato" riguardo all'opera, ma che è tra i pochi a saper coniugare con mano felicissima musica e messa in scena, nel più puro spirito wagneriano.””

Proprio così, e senza falsa modestia, un regista "illetterato" che ha solo coniugato infelicemente e grossolanamente musica e proprie visioni per nulla attinenti al contesto wagneriano. Una per tutte (ma tante altre inutili e sostanzialmente kitsch) la spada assunta a simbolo fallico a lungo accarezzata da Siglinde. In altre parole non c’era Wagner ma Nekrosius che non sappiamo chi sia, mentre Wagner lo conosciamo bene (o almeno ci proviamo) senza necessità di tramite.

Per fortuna che i cantanti si sono difesi, qualcuno (Siglinde e Wotan) splendidamente. L’orchestra di livello medio-basso ha fatto del suo meglio.

Ripetiamo….stendiamo un velo pietoso. Ma chi, diamine, opera queste scelte? (domanda retorica) .

Enzo e Giovanna Frascolla, luglio 2007