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TRE VALCHIRIE…
UN COLPO SOLO
Da
appassionati wagneriani quali siamo tra Giugno e Luglio ci è stata
data l’occasione di assistere a tre rappresentazioni di Walkiria
ed una dell’Oro del Reno.
1.
Walkure e
Oro del Reno nell’ambito
delle rappresentazioni del Maggio
Musicale.
Non
nascondiamo che ci eravamo avvicinati con certa riserva messi in
guardia sulla presunta demenzialità della regia spagnola, la Fura
dels Baus.
Bene!
Non è stato così. Abbiamo assistito ad uno spettacolo, nuovo,
avvincente, smagliante, ma soprattutto wagneriano.
La
regia infatti ha saputo cogliere quello che è l’essenza della
concettualità wagneriana: la sottolineatura e messa in evidenza
dei temi e quindi delle varie situazioni fisiche e psichiche,
senza ricorrere ad inutili allusioni o enigmatiche che si
risolvono solo nell’interpretazione e valutazione della regia
violentando l’intima, propria lettura
dell’ascoltatore/spettatore.
Così
La Fura
ha proceduto di pari passo con le finalità musicali
dell’autore mettendo in risalto la spessore della tematica del Ring
con leggerezza, luminosità e profondità. Una trentina di
figuranti ha dato corpo ad una messa in scena gradevolissima unica
nel suo genere. Solo due citazioni: il finale dell’ Oro
del Reno costituito da un castello di corpi umani che si apre
all’ingresso degli dei, e il finale di Walkure
con Brunhilde posta su un enorme disco sostenuto da una trentina
di figuranti che hanno acceso ciascuno una torcia fino a formare
una sorta di sole fiammeggiante.
Ma
tante le invenzioni intelligenti e pertinenti che non è il caso
di descrivere ma apprezzabili solo alla visione diretta insieme
all’interpretazione musicale. Certo non tutto è perfetto:
qualche esagerazione e talora delle ingenuità, che non hanno
inficiato minimamente l’insieme dello spettacolo
L
’interpretazione musicale di Zubin Meta è stata tra le migliori
ascoltate ultimamente: secca e precisa dove necessario, calda e
intima fino a rasentare il camerismo soprattutto nel secondo atto
di Walkure, struggente come non mai nella seconda parte del terzo. E
l’orchestra del Maggio Musicale in gran spolvero insieme al suo
direttore.
Ottimi
gli interpreti anche se non tutti di livello eccezionale, ma, si
sa, non è il singolo ma l’insieme che fa il tutto.
Torneremmo
senza dubbio volentieri a rivedere entrambi gli spettacoli
2.
Walkure in
diretta (lieve differita) dal festival di Aix-en-Provence.
Il
collegamento satellitare ci ha premesse di assistere sul canale ARTE
alla performance di sir S.
Ratte e i Berliner.
Con
ancora negli occhi lo spettacolo fiorentino siamo rimasti
piuttosto delusi. Eppure Rattle era una garanzia a priori. Ma la
sua lettura è stata alquanto fredda e poco partecipativa.
Scarsamente coadiuvato dalla regia (Stéphane Braunschweig)
incapace di scavare a fondo nel contesto. Minimali e statiche le
scene, per non parlare delle Valchirie ridotte a becchine
trascinanti per una scala dei pupazzi/manichini molto poco eroici.
Per
fortuna le voci hanno salvato l’ascolto.
3.
Walkure dal
Festival
di Ravenna.
Stendiamo
un velo pietoso sulla regia (Eimuntas Nekrosius).
Nella locandina di
presentazione il regista, tra l’altro, viene definito così:
“”……Nekrosˇius
affronta quella che il Britain's Royal Automobile Club definisce
"l'opera più pericolosa per chi è al volante", capace
di alterare del 20% i tempi di reazione. Nella lettura di
Nekrosˇius, La valchiria promette di coniugare l'intensità
della musica di Wagner alle profonde visioni di un regista che si
definisce "illetterato" riguardo all'opera, ma che è
tra i pochi a saper coniugare con mano felicissima musica e messa
in scena, nel più puro spirito wagneriano.””
Proprio
così, e senza falsa modestia, un regista "illetterato"
che ha solo coniugato infelicemente e grossolanamente musica e
proprie visioni per nulla attinenti al contesto wagneriano. Una
per tutte (ma tante altre inutili e sostanzialmente kitsch)
la spada assunta a simbolo fallico a lungo accarezzata da
Siglinde. In altre parole non c’era Wagner ma Nekrosius che non
sappiamo chi sia, mentre Wagner lo conosciamo bene (o almeno ci
proviamo) senza necessità di tramite.
Per
fortuna che i cantanti si sono difesi, qualcuno (Siglinde e Wotan)
splendidamente. L’orchestra di livello medio-basso ha fatto del
suo meglio.
Ripetiamo….stendiamo
un velo pietoso. Ma chi, diamine, opera queste scelte? (domanda
retorica) .
Enzo e Giovanna Frascolla, luglio 2007
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