FERRARA 2005

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Poche, pochissime righe sul concerto di Gidon Kremer

Alfred Schnittke, Suite in stile antico

Wolfgang Amadeus Mozart, Concerto n.1 K. 207

 Alexander Raskatov, Cinque minuti dalla vita di W.A.M.

Wolfgang Amadeus Mozart, Concerto n.5 K. 219

Kremerata Baltica Chamber Orchestra

Gidon Kremer, direttore e violino

 Ferrara, 1 febbraio 2005

 

Il concerto, che univa due composizioni per violino e orchestra di Mozart e due pezzi di musicisti contemporanei, era un concerto a tema, sebbene non ci fosse nessuna specificazione al riguardo.

Il tema andava intuitivamente scovato e consisteva in una  domanda/riflessione lanciata all’ascoltatore a mo’ di provocazione attraverso i due pezzi rispettivamente di Schnittke, la Suite in stile antico, e di Raskatov, Cinque minuti dalla vita di W.A.M.: la musica del Settecento e la musica di Mozart, in particolare, possono dire ancora qualcosa all’uomo contemporaneo?

Una risposta difficile da fornire, forse anche da parte dello stesso Kremer, che lasciava spazio alla riflessione eseguendo un pezzo, quello di Schnittke, in cui la nostalgia si palesa nella  forma e  nei contenuti (salvo autodefinirsi come nostalgia = rimpianto di un mondo scomparso nel finale caotico ed ambiguo) e una “burla”, la composizione di Raskatov, in cui la nostalgia per l’armonia del mondo settecentesco viennese è esibita come non verità (non può esserci nostalgia per un modo di sentire che non ci appartiene più e questo è di per se stesso irreale).

Se consideriamo, però, l’ordine di esecuzione proposta da Kremer e se accettiamo l’esecuzione affatto moderna dei due concerti di Mozart, ci si trova di fronte ad un ulteriore quesito e forse anche ad una possibile risposta: al di là delle considerazioni fornite intrinsecamente dalle composizioni contemporanee che precedevano ognuna l’esecuzione dei concerti di Mozart, l’opera complessiva di Mozart, anche nelle sua veste più legata alla moda del tempo, è veramente “incastonata” senza via d’uscita nella sua epoca o può ancora dire qualcosa?

Io credo che le risposte vengano da sé ascoltando attentamente la lezione interpretativa di Kremer: i concerti per violino furono scritti da Mozart in giovane età e per occasioni speciali (Mozart doveva esibirsi a Salisburgo e Mozart era un virtuoso dello strumento); Mozart prevede un’orchestra leggera di archi con aggiunta di due oboi e di due corni; Kremer fa precedere ad ogni concerto di Mozart un pezzo contemporaneo; accosta quindi due composizioni “di maniera” a pezzi che di maniera non possono essere per i significati aggiuntivi che portano in sé; inoltre, il violinista stacca tempi veloci e l’orchestra lo accompagna con un piglio ed una forza esecutiva che poco hanno a che vedere con la grazia di una orchestra da camera, come prevista da Mozart, o con le sonorità di altre esecuzioni di riferimento (anche di violinisti contemporanei). Il risultato è quello, ovviamente anche discutibile da parte dei puristi, di un Mozart poco “mozartiano”; di un Mozart che, comunque, non lascia indifferenti e che fa affermare l’eternità della sua musica, ancora intelligibile e umanamente significante anche ai nostri giorni, qualora, però, essa venga letta attraverso l’occhio “pulito” di un interprete che non si adagi su una tradizione – quella sì discutibile e vecchia – che vuole Mozart o manifesto del peggio del suo secolo (lezioso, dolce, facile, massone convinto, ultimo dei drammi!) o peggio ancora, incomprensibilmente precursore di sensibilità romantiche.

Non so quanto possa essere stato gradito questo concerto – che si è chiuso con un prezioso pezzo di Astor Piazzolla), ma Kremer e i musicisti della Kremerata Baltica Chamber Orchestra hanno offerto quella lettura di cui oggi si avrebbe bisogno: quella di un Mozart amico di viaggio, di un Mozart artefice della modernità.

Daniela Testa, 10 febbraio 2005