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MOZART
GENIO ?…
DA
VICINO NESSUNO E’ NORMALE
Progetto
di Mario Brunello
4°
Incontro e Concerto
A
16 ANNI, GENIUS?
Wolfgang
Amadeus Mozart, Quintetto in si bemolle KV174 (versione
per orchestra d’archi)
Gustav
Mahler, Quartettsatz per pianoforte e archi in la
minore (versione per orchestra d’archi)
Felix
Mendelssohn, Ottetto op.20 (versione per orchestra
d’archi)
Alessandro
Baricco, introduzione
Mario
Brunello, direttore
Orchestra
D’Archi Italiana
Legnago
(Verona), 26 aprile 2006
-
E’ una cosa che si dice da queste parti. Ci sono quelli che
hanno l’ombra d’oro, tutto lì
-
E che cosa vuol dire?
-
Non so…sono diversi, e la gente li riconosce.
Alessandro
Baricco, Questa storia
L’interesse
per Mozart, ormai quasi maniacale (ci penso e mi rendo conto
che quest’anno non ho assistito che a concerti che avessero
Mozart in programma), mi ha spinto intorno a Natale scorso a
comprare i biglietti per questo “incontro/concerto” nonostante
il mercoledì sia una giornata mattina e pomeriggio e
nonostante io abiti a Ferrara. Ne valeva la pena, e ne ero convinta,
non solo per Mozart, ma pure per i protagonisti della serata,
Baricco e Brunello da cui mi aspettavo qualcosa di nuovo
in tema pur nell’ambito delle celebrazioni del 250esimo
della nascita. E così, in effetti, è stato.
Alla
domanda, infatti, se Mozart fu veramente il genio di cui si
dice e se lo fu già da bambino, Alessandro Baricco ha preferito
non fornire una risposta diretta quanto analizzare quelle tappe
della vita del compositore ed in particolare proprio gli anni
dell’infanzia che forgiarono il suo modo di intendere il rapporto
tra musicista e pubblico, modo che Mozart ricercò poi per tutta
la vita adulta.
Mozart
bambino, seppur trascinato di fronte a re e regine come una
scimmietta ammaestrata, aveva ottenuto applausi, aveva sconvolto,
riempiendo di meraviglia, coloro che lo avevano ascoltato, era
stato elogiato, ammirato, amato, viziato; la felicità assaporata
in modo tanto intenso da piccolo probabilmente lo aveva portato
da adulto a inseguirla negli stessi luoghi e di fronte alle
stesse persone; forse quel suo essere nato su d un palco lo
aveva portato a volere vivere su un palco, a farlo diventare
quell’uomo di teatro che ci si rivela ogni volta che ascoltiamo
la sua musica, che ascoltiamo una sua opera.
Ma
tutto questo testimonia la sua genialità? Mozart fu veramente
un genio? Baricco, trascinando Mozart
in una dimensione moderna e con i mezzi dell’uomo moderno, dà
la sua risposta analizzando un aspetto della vita che gli sta
a cuore già da tempo: il talento. Più che un genio, secondo
l’accezione romantica del termine che assolutamente non si addice
al musicista, Mozart fu un uomo di talento; un immenso talento
per la composizione della musica, per il senso del teatro, per
la capacità di portare a splendore tutti i generi musicali che
frequentò; un talento che si espresse in lui nella musica e
solo in quella; non importa – e Baricco non ne ha fatto cenno
– chi frequentò, che idee politiche o sociali ebbe in testa,
cosa lesse; se il mondo procede attraverso l’opera di talenti
speciali che operano esclusivamente lì dove il loro dono li
porta, tutto quello che sta intorno a loro non ha peso più di
tanto, così come non hanno peso le loro meschinità, i loro lati
in ombra, i loro limiti; quello che importa è che il loro “avere
le risposte senza conoscere le domande” li porta a quella
loro unicità che il mondo attorno fiuta ed è costretto a riconoscere.
Fu
felice Mozart di esser vissuto in un mondo che sentì il suo
profumo ma che pure ne fu infastidito? Probabilmente no; forse
sì; la sua musica riflette l’entusiasmo della fretta, dell’impazienza
creativa, dell’ansia del compimento della gioia (anche il dolore
della non attuazione, della disillusione); nessuno può dirlo
e, come per tutti quelli come lui dotati di talento, di un’
ombra d’oro, l’universo di coloro – la maggioranza – che
giunge alla risposta dopo essersi posto una domanda e con fatica
aver trovato la chiave, lo invidiò, gli fece del male, lo ostacolò
per una ragione “naturale”, per la banalità del male, per
la insipidezza dell’umano.
Fu
un genio, Mozart? Se si considera
la storia della musica nel suo sviluppo in verticale, Mozart
non occupa un posto particolare; a parte la “scoperta” del clarinetto
come strumento di straordinarie possibilità, Mozart non ha creato
nessun ponte per la musica futura limitandosi a portare a maturazione
e splendore ogni genere a cui si dedicò; ma proprio il suo talento,
questa parola così giusta in questo contesto, gli permise di
fare quello che a pochi è concesso: fermare il Tempo, illuminare
di una luce straordinaria non la musica, ma il mondo nella sua
essenza, dargli parola, “sbucciare” l’umano e evidenziarne il
senso, fare della società del Settecento, quella che lui stesso
conobbe, l’ombelico del mondo. Questo il messaggio, l’idea
di Mozart che Baricco ha elargito ad un pubblico attento e fortunato
nell’essere stato presente ad una celebrazione consueta che
non ha celebrato niente – per fortuna – e che consueta non è
stata
Nelle
parole di Mario Brunello, prima di dare il via al concerto vero
e proprio, e nella sua scelta di pezzi composti all’età di sedici
anni da altri grandissimi musicisti (nella volontà di cancellare
la presenza di Mozart nella storia della musica come quella
dell’unico musicista capace di comporre
meraviglie in giovane età) a cui affiancare il Quintetto
in si bemolle KV 174, il medesimo desiderio di “bruciare”
la favola del genio che aleggia su Mozart per ricondurlo, insieme
a noi tutti, a quella dimensione umana che è la sua più vera
e che più lo può celebrare.
Applausi
calorosi hanno accompagnato il concerto e, da parte mia, ancora
un applauso da lontano, da casa, per un Mahler giovane di struggente
profondità e umanità.
Tornado a casa, guidando la
macchina sulla superstrada pressoché deserta, mi sono tornate
in testa le immagini di Legnago, rimasta uguale a come mi appariva
quando ci insegnavo, quindici anni fa; i visi di colleghi che
ho cercato in sala e che non ho incontrato, e mi sono detta
che forse sarebbe quella di questo incontro/concerto
la carta da giocare perché la musica classica possa essere autenticamente
patrimonio di tutti: grattandole via la patina d’oro di arte
“più” di tutte le altre arti, “sporcandola un po’, raccontandola.
Daniela
Testa, 30 aprile 2006
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