LOHENGRIN AL METROPOLITAN

 

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IL FASCINO DEL DUBBIO

(Lohengrin al Metropolitan)

13 maggio 2006

Che monotonia l’esistenza umana se non fosse dominata dal dubbio e dal bramosia di conoscenza.

Che tristezza se un dictat assiomatico governasse il pensiero e gli impulsi umani, tutto livellando sul principio della cieca obbedienza all’Essere superiore a totale discapito del libero arbitrio.

E’ questo il messaggio wagneriano che a nostro giudizio scaturisce da una lettura profonda e attenta del Lohengrin.

Messaggio non sempre compreso nella sua profondità, ove lo spirito dell’opera è talora ridotto ad un ordinario contrasto amatoriale tra uomo e donna, spesso quest’ultima rappresentata come un’isterica eroina petulante e piagnucolosa nell’insistere sulla sua richiesta di sapere e conoscere.

Dovevamo recarci al Metropolitan per assistere finalmente ad una rappresentazione sfrondata dai soliti sovrappesi eroico/pseudottocenteschi, sia nei costumi, sia negli atteggiamenti, sia nella recitazione, sia nella regia tutta insomma.

Ogni gesto e atteggiamento misurato e mirato all’espressione del sentimento interiore, ma di più…il movimento come lettura allusiva accompagnatrice della musica stessa.

Ed Elsa fieramente insistente nel suo volontà di sapere.

E Lohengrin ciecamente insistente nel suo folle diniego.

E Ortrude serpente tentatore.

Cosicché abbiamo incontrato non più l’eroina irragionevolmente impazzita, ma una donna interprete dell’eterno dissidio tra obbedienza cieca e anelito alla conoscenza, mentre dall’altra parte il nostro “eroe” era calato nella sua ottusa pretesa di obbedienza assoluta.

Che acustica il Metropolitan!  Una sala enorme e un suono perfetto per ascoltare l’ottima orchestra e gli stupendi interpreti. Peccato non dirigesse Levine, pare, seriamente indisposto; al suo posto, e decorosamente, un Auguin dal gesto rapido e secco.

Anche questa volta ottima la sistemazione procurataci da Matteo.

Enzo e Giovanna Frascolla, 11 giugno 2006