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METROPOLITAN
OPERA - NEW YORK
29 ottobre 2003
Giuseppe
Verdi
LA TRAVIATA
Libretto di Francesco Maria Piave,
da Alexandre Dumas figlio
Violetta Valery - Renée
Fleming
Alfredo Germont - Rolando Villazon
Giorgio Germont - Bruno Caproni
Regia
di ROBIN GUARINO
Produzione Franco Zeffirelli
Scenografia Franco Zeffirelli
Costumi Raimonda Gaetani
I costumi di Ms. Fleming sono di John Pascoe
Luci Duane Schuler
Coreografia Maria Benitez
PAUL NADLER |
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Non
so se e quando mi capiterà di tornare a New York, ma è
sicuro che la serata al Metropolitan la terrò fra i miei
ricordi “musicali” più belli. E non solo per lo spettacolo
che ho visto o per il fatto di trovarmi in questo tempio dell’opera,
che al primo impatto lascia un po’ spiazzati, ma per il “feeling”
che si instaura subito dopo fra lo spettatore e questa bellissima
“casa della musica”, grandiosa e splendente, ma calda e accogliente,
che sorprende e conquista. Sarà forse per il miracoloso
equilibrio fra modernità tradizione, che offre visibilità
totale e acustica perfetta e nel contempo una curvatura classica,
di stampo ottocentesco, della sala, ma si crea anche dal posto
più lontano un’intimità con lo spettacolo e la musica
che mai avrei immaginato in un teatro così grande.
E
lo spettacolo a cui ho avuto la fortuna di assistere non era assolutamente
di routine, anzi: regina della serata era infatti Renee Fleming,
grande diva, bellissima, sempre padrona della scena e sicura di
una voce morbida, ampia e luminosa. Certo non scriverà
niente di nuovo nella storia interpretativa di Violetta, e magari
risulterà un poco manierata, ma è gradevolissima
e la si ascolta davvero con piacere ed emozione. Accanto a lei
Rolando Villazon come Alfredo (se non sbaglio lo stesso Alfredo
che i soci Wanderer hanno ascoltato a Berlino), bella voce e bel
canto da giovane tenore in ascesa, ma secondo me interpretazione
non ancora completamente costruita, e il nostro Bruno Caproni
come papà Germont, tradizionale ma efficacissimo.
A
fare da splendida cornice lo spettacolo (non so se nuovo o no)
di Zeffirelli, lussuoso ma di grande gusto, tradizionale e elegante,
ovviamente curato in tutti i dettagli e per fortuna senza sovraccarichi
inutili, anche nella pericolosa scena dei toreri. C’erano tutte
le atmosfere e le tinte giuste, e quando c’è stato il cambio
di scena a vista nell’ultimo atto (mentre Violetta scende le scale
il palco scorre in verticale) il pubblico ha applaudito calorosamente.
Non dirigeva Gergiev, che invece aveva curato le recite, esauritissime,
dei giorni precedenti, ma tale Paul Nadler, comunque dignitosissimo.
Davvero non si può avere tutto!!!!!
Un consiglio e un augurio: appena potete andateci!
Enrico Previati, 29 novembre 2003
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