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MARIA GABRIELLA MUNARI SI CANDIDA ALLA DIREZIONE DEL CONSERVATORIO
DI FERRARA
Il nostro club è
onorato di ospitare in questa rubrica il programma di Maria
Gabriella Munari per la sua candidatura alla direzione del
Conservatorio di Ferrara.
A Maria Gabriella
Munari, amica e raffinatissima interprete, gli auguri più sentiti
da parte del nostro club.
Maria Gabriella Munari
Proposta di candidatura per la Direzione del Conservatorio
di Ferrara
Curriculum vitae
Il curriculum dei musicisti
anche se ben fatto, con il suo elenco di maestri, scuole, teatri,
nazioni e repertori, è sempre in fin dei conti qualcosa di freddo
ed impersonale che non riesce a fare intendere granché della
persona cui appartiene.
Cercherò di presentarmi riducendo
per quanto sia possibile i formalismi professionali, dicendovi
della mia vita di musicista quello che mi sembra essenziale.
In questo Conservatorio mi
sono diplomata in canto col M° Giorgio Rizzi. Ho frequentato
a Firenze il corso
triennale di Musica da Camera e Contemporanea con Liliana Poli, mi sono
diplomata con il massimo dei voti. Ho studiato al Mozarteum
e con i mostri sacri dell’insegnamento
del canto di fine secolo, come Paul Von Schilhawsky, Elisabeth
Schwarzkopf, Anton Dermota e Zara Doluchanova.
Quegli anni di studio sono
stati una fonte miracolosa. Il dispiegarsi alla mia voce dei
complessi meandri della tecnica, la scoperta di pagine di bellezza
straordinaria, i segreti dell’interpretazione, la forza sensuale
della poesia, le sperimentazioni vocali al limite del possibile
della musica contemporanea e, aspetto forse più appagante, il
prezioso scambio
artistico ed umano con
i tanti
musicisti con i quali ho collaborato, hanno monopolizzato le
mie emozioni.
Capii fin dai primi anni di
lavoro che la mia vita sarebbe stata dedicata alla musica da
camera ed alla liederistica, perché questo mi permetteva di
mettermi continuamente in gioco, con nuovi repertori, nuovi
linguaggi, nuove sfumature dell’anima. Questa mia vocazione
per i repertori meno frequentati, per gli autori più raffinati
mi ha portato a lavorare con grandi direttori, registi, orchestre
ed ensamble; con Massimo Pradella, Vladimir Delman, Giorgio
Strehler, Memé Perlini, Luciano Berio, Carlo Rizzi, Giampiero
Taverna, Carlo Savina. Con loro ho affrontato pagine del grande
repertorio del novecento classico e prime assolute nei più prestigiosi
teatri italiani: l’Opera di Roma, la Fenice di Venezia, il Piccolo
di Milano, il Regio di Parma, il Comunale di Bologna.
Ho vissuto una stagione, durata
quasi dieci anni, di lavoro entusiasmante con il Gruppo Octandre
e l’Accademia Chigiana; sono stata la voce di una generazione
di autori di musica contemporanea.Con lo stesso entusiasmo per
anni ho cantato Mahler, Mozart, l’Opera del Settecento e dell’Ottocento,
Satie, Poulenc, Debussy, Berio, Nono, De Falla, Ravel, Villa
Lobos, Rota, Shostakovich, Grieg…, i lieder dei poeti musicisti:
Nietzsche, Garcia Lorca, Savinio. Le molte incisioni sono a
testimoniare questo percorso che è approdato fino alle meravigliose
musiche ebraiche della tradizione sefardita, e accompagnata
dalla chitarra di Maurizio Pagliarini, siamo stati chiamati
nei luoghi più importanti della cultura ebraica d’Europa.
Ho cantato a New York, in Australia,
Germania, Portogallo, Francia, Polonia, Ungheria, Grecia, Spagna,
India, Cina.
Ogni volta ho ricevuto da parte
del pubblico e della critica sempre la considerazione che la
musica che stavo interpretando era proprio quella adatta alla
mia voce. Col tempo ho capito che questo non è merito solo di
una qualche dote,
ciò viene dal modo con cui ci si pone di fronte al testo, dalla
consapevolezza del ruolo e del compito del musicista.
Nonostante l’attività concertistica,
che in certi periodi è stata molto intesa ed in giro per il
mondo, non ho mai perso il contatto con il Conservatorio, ho
cercato di conquistarmi il ruolo nell’insegnamento.
Il mio legame con l’insegnamento
sta ad indicare quale sia il mio rapporto con la musica. Ho
sempre trascurato ciò che di materiale avrei potuto ottenere
dalla musica, ho sempre considerato quello che potevo offrire
alla mia vita interiore ed ai miei ascoltatori, disponendomi
a serio interprete e strumento del misterioso messaggio che
la musica ci porta.
Ma soprattutto con questo sentimento
ho affrontato più di 15 anni di insegnamento nei Conservatori
di Lecce, Modena all’Augusta College (USA) ed ora di Rovigo,
ho sentito dentro di me la necessità di trasmettere attraverso
l’insegnamento, in modo più profondo e diretto, ciò che dalla
musica ho appreso.
La volontà di proporVi la mia
candidatura a dirigere il Conservatorio nasce da questo mio
modo di intendere il rapporto fra il fare musica ed il suo insegnamento.
I lunghi anni passati nei Conservatori, nel ruolo di insegnante
e nei Consigli Accademici, sono stati a tal fine buoni consiglieri.
Nei prossimi fogli cercherò
di spigarvi quali sono le mie idee nel merito della gestione
del Conservatorio
Il Conservatorio
e la riforma
La riforma del Conservatorio ha posto
la sua struttura organizzativa e didattica di fronte ad una complessità
di problematiche che sono riconducibili alle carenze del sistema
scolastico nazionale. Carenze e ritardi che si amplificano per
la mancata integrazione
della riforma nell’ordinamento generale della
scuola e dalla conseguente assenza di
percorsi propedeutici a quella formazione universitaria
che la riforma ha attribuito ai Conservatori.
Limiti storici e culturali hanno emarginato
lo studio della musica dal corpo didattico della scuola italiana
e la presente riforma, se non trova adeguate soluzioni, rischia
di approfondire tale isolamento. E’ singolare costatare che pur
di fronte ad un grande fermento di rinnovamento della scuola,
fra i tanti corsi e percorsi “sperimentali”, il legislatore non
pensi a ripristinare o a re-inventare
le scuole medie ed i licei a prevalente indirizzo musicale,
fingendo di non sapere che la musica si deve apprendere fin dalle
scuole elementari: non ci s’iscrive al V di violino dopo aver
conseguito la maturità scientifica o ragioneria.
Il disinteresse profondo verso
la cultura musicale si sta ampliando, proprio quando, come in
questi anni, la musica va assumendo un ruolo centrale nella vita
sociale dei giovani.
Le enormi possibilità tecnologiche
hanno fatto della musica una merce preziosa ed universalmente
distribuita, e la sua produzione e gestione, da parte dell’industria
culturale, produce un fenomeno di rimescolamento dei livelli e
della qualità per cui ad una enorme e diffusa fruizione del linguaggio
musicale, corrisponde una costante crescita della confusione e
dell’ignoranza dei valori e dei fondamenti.
Il Conservatorio e l’insegnamento
della musica sono stati sempre intesi, nel nostro paese, come
momenti di formazione non fondamentali, per profondi e antichi
pregiudizi che si sono poi riverberati nelle varie riforme della
scuola.
Essi hanno attribuito al musicista
non sufficiente dignità per accedere al ruolo d’intellettuale
umanista, e non sufficiente utilità sociale per attribuirgli un
ruolo professionale confrontabile con il medico o l’ingegnere.
Ritengo che, come docenti dei
Conservatori, ci troviamo ad affrontare un momento molto delicato,
proprio in conseguenza dell’attuazione della riforma. Dobbiamo
con forza di rivendicare alla formazione musicale quel ruolo centrale
che storicamente gli è stato negato.
Dobbiamo impegnarci e perseguire
l’obiettivo di difendere l’integrità di un percorso didattico
che pur con grandi limiti e difficoltà, ha per secoli formato
i musicisti e costruito la grande tradizione musicale italiana,
di rivendicare al Conservatorio il ruolo di guida della cultura
musicale, ed ottenere per l’insegnamento della musica il riconoscimento
della sua centralità nella formazione della cultura umanistica
dell’occidente. Il
Conservatorio nella città di Ferrara
Se analizziamo le vicende
connesse alla vita musicale di Ferrara, possiamo vedere, in
modo emblematico, come il Conservatorio abbia subito un processo
di deterioramento del proprio ruolo, anche contro gli sforzi
compiuti dal Direttore per impedire che ciò avvenisse.
Ferrara ha vissuto una brillante pagina
di successo e notorietà “musicale”, per via delle attività promosse
da Ferrara Musica. Finito l’idillio con il grande direttore
ed il glamour degli eventi, spenti i riflettori, facciamo i
conti di che cosa è rimasto del denaro pubblico speso a profusione;
vediamo quanti musicisti hanno trovato sbocchi professionali,
quali strutture sono state create per la musica, quanto la città,
la gente, i giovani
abbiano beneficiato in termini di fruizione culturale e d’opportunità
sociale di quella stagione.
Le nuove forze politiche hanno
timidamente dichiarato di avere in animo una politica culturale
diversa, diretta ai cittadini e non agli eventi, e questo è
auspicabile ed anche per parte mia perseguibile.
Il Conservatorio deve ripensare
al proprio ruolo.
Per Conservatorio intendo tutti
noi docenti, studenti, personale non docente, ed anche i musicisti
che già hanno terminato gli studi.
Pensiamo a Ferrara in positivo:
è una città che può e deve rivendicare un ruolo centrale del
Conservatorio nella sua
vita culturale e musicale.
Negli ultimi dieci anni la
città ha visto crescere
la sua Università sia in termini quantitativi che qualitativi.
La sua bellezza, l’equilibrio fra la città storica e i servizi
che offre, ne hanno fatto un grande e singolare campus, per
cui lo studio e la cultura possono rappresentare la primaria
risorsa.
Purtroppo i
Conservatori rimangono sempre relegati ad un ruolo marginale e
separato dalla struttura della scuola superiore e dall’Università.
Difficilmente un professore universitario ci considererebbe suoi
“colleghi” a tutti gli effetti.
I luoghi comuni e i
limiti culturali sono un difficile ostacolo da superare, anche
all’interno
di quegli ambiti, quali
quelli della scuola, che proprio per definizione dovrebbero essere
in grado di analizzare e capire. Ma io credo nella forza delle idee
e della musica!
Un compito che ci
dobbiamo dare è quello di porre alla scuola dell’obbligo ed alla
scuola superiore precisi interrogativi sul ruolo della musica nella
formazione culturale dei giovani.
Ecco alcuni degli
obiettivi che voglio raggiungere:
Collaborazione con le
Istituzioni Provinciali e Comunali per svolgere e istituzionalizzare
una costante attività concertistica in tutta la provincia, per
avvicinare i giovani ad un ascolto nuovo e diretto della musica
colta.
Rivendicare
l’appartenenza del Conservatorio alla struttura dell’Università, al
fine di essere presenti negli organismi accademici di gestione, e
partecipare alla definizione delle scelte e delle politiche
didattiche e culturali.
Rivendicare presso
l’Amministrazione Comunale una politica di gestione delle attività
del Teatro Comunale che non possano prescindere dalla collaborazione
con il Conservatorio e con i suoi studenti e musicisti.
Imprimere alle attività
didattiche un alto livello di cooperazione e interdisciplinarità con
l’università e le scuole di tutti i livelli. In particolare, creare
una sezione musicale al Liceo Classico “Ludovico Ariosto” gestita
dal Conservatorio.
Creare una rete stabile
di rapporti con i conservatori d’Europa, per mezzo di Erasmus, in
modo di aprire agli studenti le porte di un mercato del lavoro
internazionale, attraverso percorsi formativi che comprendano
esperienze nei diversi paesi.
Generare un circuito
virtuoso che modificando le abitudini culturali della gente possa
rappresentare una possibilità concreta di sbocco professionale per
gli studenti del Conservatorio.
Il mio impegno, qualora
vogliate scegliere la mia persona quale Direttore del Conservatorio,
seguirà e perseguirà con forza l’obiettivo di rendere forte
e determinante il Conservatorio nella nostra città. Sarà mia cura
lavorare per aumentare
fortemente il numero di studenti, organizzando attività di
informazione e di formazione, quali la su indicata creazione di una sezione di liceo ad
indirizzo musicale integrata al Conservatorio.
Nell’Università farò
sentire la mia voce (parlando, intendo, non cantando!) per
programmare la formazione interdisciplinare e attività
didatico-concertistiche che mettano in risalto l’importanza dello
studio della musica ed il suo altissimo valore culturale. Pretenderò
la creazione di strutture per la musica, quali sale da concerto ed
una foresteria per facilitare l’afflusso di studenti stranieri dei
programmi di scambio Erasmus.
Nessuna industria della
nostra provincia assumerebbe ingegneri senza prima rivolgersi alla
Facoltà di Ingegneria di Ferrara. Il Conservatorio meriterebbe da
parte delle istituzioni culturali il medesimo riconoscimento. Per
questo mi pare opportuno promuovere presso il Teatro Comunale
politiche e programmazioni che possano divenire reali opportunità
professionali sia per i professori sia per i giovani musicisti che
studiano e si laureano nel nostro Conservatorio. Creare un ponte
“domanda-offerta” tra il Teatro e il Conservatorio dovrebbe essere
una normale funzione della scuola. Se così fosse, molti più giovani
sarebbero attratti dallo studio professionale della musica, perché
vedrebbero in esso maggiori speranze di lavoro futuro.
Conquistare un ruolo
centrale nella vita culturale è un obiettivo che il Conservatorio
può raggiungere se tutti hanno la consapevolezza ed il coraggio di
credere che ciò, oltre ad essere giusto, sia possibile.
Il mio lavoro
cercherà nella
partecipazione ad obiettivi condivisi da parte di tutta la
struttura, dal corpo docente al personale amministrativo e di
gestione, l’armonia, la determinazione e la forza per superare le
sfide.
Purtroppo la politica
culturale degli ultimi anni ha teso a favorire quasi esclusivamente
“grandi nomi e grandi eventi”, facendo emergere solo un vuoto
messaggio di musica da prima serata, in cui non trova spazio il
senso profondo dell’intimo lavoro del musicista che nel dialogo con
il suo maestro conserva e trasmette un linguaggio
ancestrale.
Le fortune spese per
grandi nomi e grandi eventi invece di contribuire ad avvicinare alla
musica, hanno favorito solo una fruizione elitaria senza
prospettiva. Dobbiamo avere la consapevolezza che quelle stagioni,
anche se un po’ ridimensionate, non sono passate. Occorre quindi
impegnarsi a costruire momenti di lavoro e di dialogo con la città
per far conoscere, per insegnare ad ascoltare, generare momenti di incontro fra il
Conservatorio e la gente che possano modificare le abitudini ed il
rapporto con la fruizione della musica.
La direzione del
Conservatorio
La Direzione ha un
importante compito di controllo, coordinamento e rappresentanza, ma
la complessità dei temi e delle iniziative necessitano di una nuova
strutturazione dei ruoli e delle competenze, al fine di coinvolgere
tutte le componenti e le competenze nei momenti di determinazione
delle scelte e delle decisioni. Tale struttura porterà alla partecipazione
attiva e diretta di tutti gli organi gestionali quali il Consiglio
Accademico, il Collegio dei Docenti, la Rappresentanza del Personale
non docente, la Rappresentanza degli Studenti e dei Genitori.
Ritengo che solo una buona integrazione ed un costante interscambio,
siano in grado di generare volontà ed energia per affrontare un
serio percorso di crescita e di rinnovamento di cui il nostro
Conservatorio ha bisogno.
Gli strumenti di
comunicazione
In questa strana epoca,
in cui domina l’immagine, é necessario creare una struttura per le
Pubbliche Relazioni, composta da docenti e studenti, a cui
attribuire il compito
di occuparsi dell’ “immagine” del nostro Conservatorio nella città e
nel territorio, al fine di promuovere quelle attività che saranno
sviluppate all’interno della suola, come i concerti dei docenti e
degli allievi, le produzioni, i saggi di maggiore rilievo, ecc. Tale
attività dovrà essere istituzionalizzata, cioè non lasciata alla
volontà dei singoli, infatti, coloro che doneranno parte del loro
tempo a questa sorta di “agenzia” avranno naturalmente un
riconoscimento economico, che sarà opportunamente discusso dal
Collegio Docenti e dal Consiglio Accademico.
Le strutture fisiche del
Conservatorio
Ho la ferma intenzione di
ricercare i mezzi
presso le istituzioni competenti per rinnovare gli immobili che sono
sede del Conservatorio. Gli immobili hanno bisogno di restauro e
adeguamento alle esigenze didattiche, dobbiamo renderci conto che
l’Auditorium non è agibile almeno dai tempi del mio diploma. La mia
intenzione è inoltre rivolta a trovare le risorse per creare
strutture di servizio al corpo docente ed agli studenti, quali una
foresteria, base fondamentale per la promozione degli scambi a
livello europeo e nazionale sia sul piano didattico che
dell’organizzazione di attività concertistica con altri
Conservatori.
Il Conservatorio di
Ferrara ed il Maestro
Giorgio Rizzi sono stati determinanti per fare di me la persona e
la musicista che
sono.
La proposta di
candidarmi alla Direzione di questa scuola genera in me una grande
apprensione:
la paura di non essere
all’altezza dell’impegno gravoso che comporterebbe, la
preoccupazione di dover distogliere tempo alla mia attività e ai
miei studi.
La forza e la
determinazione di affrontare
tale sfida nasce
in me dall’amore per la mia città, cresciuto assieme ai dolci ricordi degli anni
di studio, dall’esempio e dalla dedizione dei miei maestri, che sono
stati una guida sicura nella mia vita di cantante e di
insegnante.
Maria Gabriella
Munari, Ferrara 29 ottobre 2005
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