FERRARA - OTTOBRE 2005

 

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MARIA GABRIELLA MUNARI SI CANDIDA ALLA DIREZIONE DEL CONSERVATORIO DI FERRARA

Il nostro club è onorato di ospitare in questa rubrica il programma di Maria Gabriella Munari per la sua candidatura alla direzione del Conservatorio di Ferrara.

A Maria Gabriella Munari, amica e raffinatissima interprete, gli auguri più sentiti da parte del nostro club.

 

Maria Gabriella Munari
Proposta di candidatura per la Direzione del Conservatorio di Ferrara

Curriculum vitae
Il curriculum dei musicisti anche se ben fatto, con il suo elenco di maestri, scuole, teatri, nazioni e repertori, è sempre in fin dei conti qualcosa di freddo ed impersonale che non riesce a fare intendere granché della persona cui appartiene.
Cercherò di presentarmi riducendo per quanto sia possibile i formalismi professionali, dicendovi della mia vita di musicista quello che mi sembra essenziale.
In questo Conservatorio mi sono diplomata in canto col M° Giorgio Rizzi. Ho frequentato a  Firenze il corso triennale di Musica da Camera e Contemporanea  con Liliana Poli, mi sono diplomata con il massimo dei voti. Ho studiato al Mozarteum e  con i mostri sacri dell’insegnamento del canto di fine secolo, come Paul Von Schilhawsky, Elisabeth Schwarzkopf, Anton Dermota e Zara Doluchanova.
Quegli anni di studio sono stati una fonte miracolosa. Il dispiegarsi alla mia voce dei complessi meandri della tecnica, la scoperta di pagine di bellezza straordinaria, i segreti dell’interpretazione, la forza sensuale della poesia, le sperimentazioni vocali al limite del possibile della musica contemporanea e, aspetto forse più appagante, il prezioso  scambio artistico ed umano con  i  tanti musicisti con i quali ho collaborato, hanno monopolizzato le mie emozioni.
Capii fin dai primi anni di lavoro che la mia vita sarebbe stata dedicata alla musica da camera ed alla liederistica, perché questo mi permetteva di mettermi continuamente in gioco, con nuovi repertori, nuovi linguaggi, nuove sfumature dell’anima. Questa mia vocazione per i repertori meno frequentati, per gli autori più raffinati mi ha portato a lavorare con grandi direttori, registi, orchestre ed ensamble; con Massimo Pradella, Vladimir Delman, Giorgio Strehler, Memé Perlini, Luciano Berio, Carlo Rizzi, Giampiero Taverna, Carlo Savina. Con loro ho affrontato pagine del grande repertorio del novecento classico e prime assolute nei più prestigiosi teatri italiani: l’Opera di Roma, la Fenice di Venezia, il Piccolo di Milano, il Regio di Parma, il Comunale di Bologna.
Ho vissuto una stagione, durata quasi dieci anni, di lavoro entusiasmante con il Gruppo Octandre e l’Accademia Chigiana; sono stata la voce di una generazione di autori di musica contemporanea.Con lo stesso entusiasmo per anni ho cantato Mahler, Mozart, l’Opera del Settecento e dell’Ottocento, Satie, Poulenc, Debussy, Berio, Nono, De Falla, Ravel, Villa Lobos, Rota, Shostakovich, Grieg…, i lieder dei poeti musicisti: Nietzsche, Garcia Lorca, Savinio. Le molte incisioni sono a testimoniare questo percorso che è approdato fino alle meravigliose musiche ebraiche della tradizione sefardita, e accompagnata dalla chitarra di Maurizio Pagliarini, siamo stati chiamati  nei luoghi più importanti della cultura ebraica d’Europa.
Ho cantato a New York, in Australia, Germania, Portogallo, Francia, Polonia, Ungheria, Grecia, Spagna, India, Cina.
Ogni volta ho ricevuto da parte del pubblico e della critica sempre la considerazione che la musica che stavo interpretando era proprio quella adatta alla mia voce. Col tempo ho capito che questo non è merito solo di una qualche  dote, ciò viene dal modo con cui ci si pone di fronte al testo, dalla consapevolezza del ruolo e del compito del musicista.
Nonostante l’attività concertistica, che in certi periodi è stata molto intesa ed in giro per il mondo, non ho mai perso il contatto con il Conservatorio, ho cercato di conquistarmi il ruolo nell’insegnamento.
Il mio legame con l’insegnamento sta ad indicare quale sia il mio rapporto con la musica. Ho sempre trascurato ciò che di materiale avrei potuto ottenere dalla musica, ho sempre considerato quello che potevo offrire alla mia vita interiore ed ai miei ascoltatori, disponendomi a serio interprete e strumento del misterioso messaggio che la musica ci porta.
Ma soprattutto con questo sentimento ho affrontato più di 15 anni di insegnamento nei Conservatori di Lecce, Modena all’Augusta College (USA) ed ora di Rovigo, ho sentito dentro di me la necessità di trasmettere attraverso l’insegnamento, in modo più profondo e diretto, ciò che dalla musica ho appreso.
La  volontà di proporVi la mia candidatura a dirigere il Conservatorio nasce da questo mio modo di intendere il rapporto fra il fare musica ed il suo insegnamento. I lunghi anni passati nei Conservatori, nel ruolo di insegnante e nei Consigli Accademici, sono stati a tal fine buoni consiglieri.
Nei prossimi fogli cercherò di spigarvi quali sono le mie idee nel merito della gestione del Conservatorio

Il Conservatorio e la riforma
La riforma del Conservatorio ha posto la sua struttura organizzativa e didattica di fronte ad una complessità di problematiche che sono riconducibili alle carenze del sistema scolastico nazionale. Carenze e ritardi che si amplificano per la mancata  integrazione della riforma nell’ordinamento generale della  scuola e dalla conseguente assenza di  percorsi propedeutici a quella formazione universitaria che la riforma ha attribuito ai Conservatori.
Limiti storici e culturali hanno emarginato lo studio della musica dal corpo didattico della scuola italiana e la presente riforma, se non trova adeguate soluzioni, rischia di approfondire tale isolamento. E’ singolare costatare che pur di fronte ad un grande fermento di rinnovamento della scuola, fra i tanti corsi e percorsi “sperimentali”, il legislatore non pensi a ripristinare o a re-inventare  le scuole medie ed i licei a prevalente indirizzo musicale, fingendo di non sapere che la musica si deve apprendere fin dalle scuole elementari: non ci s’iscrive al V di violino dopo aver conseguito la maturità scientifica o ragioneria.
Il disinteresse profondo verso la cultura musicale si sta ampliando, proprio quando, come in questi anni, la musica va assumendo un ruolo centrale nella vita sociale dei giovani.
Le enormi possibilità tecnologiche hanno fatto della musica una merce preziosa ed universalmente distribuita, e la sua produzione e gestione, da parte dell’industria culturale, produce un fenomeno di rimescolamento dei livelli e della qualità per cui ad una enorme e diffusa fruizione del linguaggio musicale, corrisponde una costante crescita della confusione e dell’ignoranza dei valori e dei fondamenti.
Il Conservatorio e l’insegnamento della musica sono stati sempre intesi, nel nostro paese, come momenti di formazione non fondamentali, per profondi e antichi pregiudizi che si sono poi riverberati nelle varie riforme della scuola.
Essi hanno attribuito al musicista non sufficiente dignità per accedere al ruolo d’intellettuale umanista, e non sufficiente utilità sociale per attribuirgli un ruolo professionale confrontabile con il medico o l’ingegnere.
Ritengo che, come docenti dei Conservatori, ci troviamo ad affrontare un momento molto delicato, proprio in conseguenza dell’attuazione della riforma. Dobbiamo con forza di rivendicare alla formazione musicale quel ruolo centrale che storicamente gli è stato negato.
Dobbiamo impegnarci e perseguire l’obiettivo di difendere l’integrità di un percorso didattico che pur con grandi limiti e difficoltà, ha per secoli formato i musicisti e costruito la grande tradizione musicale italiana, di rivendicare al Conservatorio il ruolo di guida della cultura musicale, ed ottenere per l’insegnamento della musica il riconoscimento della sua centralità nella formazione della cultura umanistica dell’occidente.

Il Conservatorio nella città di Ferrara
Se analizziamo le vicende connesse alla vita musicale di Ferrara, possiamo vedere, in modo emblematico, come il Conservatorio abbia subito un processo di deterioramento del proprio ruolo, anche contro gli sforzi compiuti dal Direttore per impedire che ciò avvenisse.
Ferrara  ha vissuto una brillante pagina di successo e notorietà “musicale”, per via delle attività promosse da Ferrara Musica. Finito l’idillio con il grande direttore ed il glamour degli eventi, spenti i riflettori, facciamo i conti di che cosa è rimasto del denaro pubblico speso a profusione; vediamo quanti musicisti hanno trovato sbocchi professionali, quali strutture sono state create per la musica, quanto la città, la gente,  i giovani abbiano beneficiato in termini di fruizione culturale e d’opportunità sociale di quella stagione.
Le nuove forze politiche hanno timidamente dichiarato di avere in animo una politica culturale diversa, diretta ai cittadini e non agli eventi, e questo è auspicabile ed anche  per parte mia perseguibile.
Il Conservatorio deve ripensare al proprio ruolo.
Per Conservatorio intendo tutti noi docenti, studenti, personale non docente, ed anche i musicisti che già hanno terminato gli studi.
Pensiamo a Ferrara in positivo: è una città che può e deve rivendicare un ruolo centrale del Conservatorio nella sua  vita culturale e musicale.
Negli ultimi dieci anni la città ha visto crescere  la sua Università sia in termini quantitativi che qualitativi. La sua bellezza, l’equilibrio fra la città storica e i servizi che offre, ne hanno fatto un grande e singolare campus, per cui lo studio e la cultura possono rappresentare la primaria risorsa.

Purtroppo i Conservatori rimangono sempre relegati ad un ruolo marginale e separato dalla struttura della scuola superiore e dall’Università. Difficilmente un professore universitario ci considererebbe suoi “colleghi” a tutti gli effetti.

I luoghi comuni e i limiti culturali sono un difficile ostacolo da superare, anche all’interno

di quegli ambiti, quali quelli della scuola, che proprio per definizione dovrebbero essere in grado di analizzare e capire. Ma io credo nella forza delle idee e della musica!

Un compito che ci dobbiamo dare è quello di porre alla scuola dell’obbligo ed alla scuola superiore precisi interrogativi sul ruolo della musica nella formazione culturale dei giovani.

Ecco alcuni degli obiettivi che voglio raggiungere:

Collaborazione con le Istituzioni Provinciali e Comunali per svolgere e istituzionalizzare una costante attività concertistica in tutta la provincia, per avvicinare i giovani ad un ascolto nuovo e diretto della musica colta.

Rivendicare l’appartenenza del Conservatorio alla struttura dell’Università, al fine di essere presenti negli organismi accademici di gestione, e partecipare alla definizione delle scelte e delle politiche didattiche e culturali.

Rivendicare presso l’Amministrazione Comunale una politica di gestione delle attività del Teatro Comunale che non possano prescindere dalla collaborazione con il Conservatorio e con i suoi studenti e musicisti.

Imprimere alle attività didattiche un alto livello di cooperazione e interdisciplinarità con l’università e le scuole di tutti i livelli. In particolare, creare una sezione musicale al Liceo Classico “Ludovico Ariosto” gestita dal Conservatorio.

Creare una rete stabile di rapporti con i conservatori d’Europa, per mezzo di Erasmus, in modo di aprire agli studenti le porte di un mercato del lavoro internazionale, attraverso percorsi formativi che comprendano esperienze nei diversi paesi.

Generare un circuito virtuoso che modificando le abitudini culturali della gente possa rappresentare una possibilità concreta di sbocco professionale per gli studenti del Conservatorio.

Il mio impegno, qualora vogliate scegliere la mia persona quale Direttore del Conservatorio, seguirà e perseguirà con forza  l’obiettivo di rendere forte e determinante il Conservatorio nella nostra città. Sarà mia cura lavorare per  aumentare fortemente il numero di studenti, organizzando attività di informazione e di formazione, quali la su indicata creazione  di una sezione di liceo ad indirizzo musicale integrata al Conservatorio.

Nell’Università farò sentire la mia voce (parlando, intendo, non cantando!) per programmare la formazione interdisciplinare e attività didatico-concertistiche che mettano in risalto l’importanza dello studio della musica ed il suo altissimo valore culturale. Pretenderò la creazione di strutture per la musica, quali sale da concerto ed una foresteria per facilitare l’afflusso di studenti stranieri dei programmi di scambio Erasmus.

Nessuna industria della nostra provincia assumerebbe ingegneri senza prima rivolgersi alla Facoltà di Ingegneria di Ferrara. Il Conservatorio meriterebbe da parte delle istituzioni culturali il medesimo riconoscimento. Per questo mi pare opportuno promuovere presso il Teatro Comunale politiche e programmazioni che possano divenire reali opportunità professionali sia per i professori sia per i giovani musicisti che studiano e si laureano nel nostro Conservatorio. Creare un ponte “domanda-offerta” tra il Teatro e il Conservatorio dovrebbe essere una normale funzione della scuola. Se così fosse, molti più giovani sarebbero attratti dallo studio professionale della musica, perché vedrebbero in esso maggiori speranze di lavoro futuro.

Conquistare un ruolo centrale nella vita culturale è un obiettivo che il Conservatorio può raggiungere se tutti hanno la consapevolezza ed il coraggio di credere che ciò, oltre ad essere giusto, sia possibile.

Il mio lavoro cercherà  nella partecipazione ad obiettivi condivisi da parte di tutta la struttura, dal corpo docente al personale amministrativo e di gestione, l’armonia, la determinazione e la forza per superare le sfide.

Purtroppo la politica culturale degli ultimi anni ha teso a favorire quasi esclusivamente “grandi nomi e grandi eventi”, facendo emergere solo un vuoto messaggio di musica da prima serata, in cui non trova spazio il senso profondo dell’intimo lavoro del musicista che nel dialogo con il suo maestro conserva e trasmette un linguaggio ancestrale.

Le fortune spese per grandi nomi e grandi eventi invece di contribuire ad avvicinare alla musica, hanno favorito solo una fruizione elitaria senza prospettiva. Dobbiamo avere la consapevolezza che quelle stagioni, anche se un po’ ridimensionate, non sono passate. Occorre quindi impegnarsi a costruire momenti di lavoro e di dialogo con la città per far conoscere, per insegnare ad ascoltare, generare  momenti di incontro fra il Conservatorio e la gente che possano modificare le abitudini ed il rapporto con la fruizione della musica.

La direzione del Conservatorio

La Direzione ha un importante compito di controllo, coordinamento e rappresentanza, ma la complessità dei temi e delle iniziative necessitano di una nuova strutturazione dei ruoli e delle competenze, al fine di coinvolgere tutte le componenti e le competenze nei momenti di determinazione delle scelte e delle decisioni. Tale struttura  porterà alla partecipazione attiva e diretta di tutti gli organi gestionali quali il Consiglio Accademico, il Collegio dei Docenti, la Rappresentanza del Personale non docente, la Rappresentanza degli Studenti e dei Genitori. Ritengo che solo una buona integrazione ed un costante interscambio, siano in grado di generare volontà ed energia per affrontare un serio percorso di crescita e di rinnovamento di cui il nostro Conservatorio ha bisogno.

Gli strumenti di comunicazione

In questa strana epoca, in cui domina l’immagine, é necessario creare una struttura per le Pubbliche Relazioni, composta da docenti e studenti, a cui attribuire  il compito di occuparsi dell’ “immagine” del nostro Conservatorio nella città e nel territorio, al fine di promuovere quelle   attività che saranno sviluppate all’interno della suola, come i concerti dei docenti e degli allievi, le produzioni, i saggi di maggiore rilievo, ecc. Tale attività dovrà essere istituzionalizzata, cioè non lasciata alla volontà dei singoli, infatti, coloro che doneranno parte del loro tempo a questa sorta di “agenzia” avranno naturalmente un riconoscimento economico, che sarà opportunamente discusso dal Collegio Docenti e dal Consiglio Accademico.

Le strutture fisiche del Conservatorio

Ho  la ferma intenzione di ricercare  i mezzi presso le istituzioni competenti per rinnovare gli immobili che sono sede del Conservatorio. Gli immobili hanno bisogno di restauro e adeguamento alle esigenze didattiche, dobbiamo renderci conto che l’Auditorium non è agibile almeno dai tempi del mio diploma. La mia intenzione è inoltre rivolta a trovare le risorse per creare strutture di servizio al corpo docente ed agli studenti, quali una foresteria, base fondamentale per la promozione degli scambi a livello europeo e nazionale sia sul piano didattico che dell’organizzazione di attività concertistica con altri Conservatori.

Il Conservatorio di Ferrara  ed il Maestro Giorgio Rizzi sono stati determinanti per fare di me la persona e la  musicista che sono.

La proposta di candidarmi alla Direzione di questa scuola genera  in me una grande apprensione:

la paura di non essere all’altezza dell’impegno gravoso che comporterebbe, la preoccupazione di dover distogliere tempo alla mia attività e ai miei studi.

La forza e la determinazione di affrontare  tale sfida  nasce in me dall’amore per la mia città, cresciuto assieme  ai dolci ricordi degli anni di studio, dall’esempio e dalla dedizione dei miei maestri, che sono stati una guida sicura nella mia vita di cantante e di insegnante.

Maria Gabriella Munari, Ferrara 29 ottobre 2005