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qualcosa da aggiungere in merito?
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Il
sipario si apre su un mondo di luccicanti e riflettenti pannelli
di acciaio inox: a sinistra un grande scudo circolare che altro
non è che la porta di un caveau (…lo scrigno del Graal?),
a destra sei oblò convessi che sporgono dalla parete (…il
messaggio recondito proprio non sono riuscito a leggerlo).
Il
Comandante dell’astronave (alias Gurnemanz) ed il suo equipaggio
fuoriescono dal caveau, mentre Amfortas è trasportato su
una metallica sedia gestatoria. Finirà anche lui poi dentro
il caveau.
Si
muovono le pareti, e in un sfolgorare di luci psichedeliche verdi
prende corpo l’idea della commistione spazio-temporale in un gioco
di riflessi reciproci tra le pareti stesse.
Il
ritorno di Amfortas è disteso su una lunga propaggine a
punta con superficie luminosa: lancia?…oppure simbolo fallico?
Già perché nel II Atto i tentativi di seduzione
di Kundry (con fiorente seno a vista) si svolgono proprio su questo
strano oggetto.
Titurel
è il venusiano che dall’alto di un improbabile scanno metallico
incombe alieno e minaccioso.
E
mentre suonano le campane celebranti l’agape un’intensa luce violetta
proveniente da chissà quale astro lontano avvolge tutti,
spettatori compresi.
Un
ondulato tappeto nero con riquadri a righe rosse (tipo carta a
quadretti) è sospeso nello spazio ed ospita una ventina
di monitor televisivi per altrettante immagini di occhi, visi,
seni, gambe e fondoschiena di fanciulle in fiore aspiranti a lascivia,
tra cui si aggira il puro folle apparentemente molto poco tentato
dall’attrazione proveniente dall’elettrodomestico.
Spock
il vulcaniano (alias Klingsor) è posto davanti alla porta
del caveau che si libra, irraggiungibile, lentamente nello spazio
per alla fine ricongiungersi all’ingresso dello scrigno dal quale
questa volta esce , tra un rutilare di lampi e luci, Parsifal,
l’unico forse tra tutti molto terrestre.
Come
ci si poteva attendere, la fine avviene sparando addosso agli
spettatori la fortissima luce riflessa dall’inox mentre lancia
e Graal sono elevati a grande altezza sulla punta di quello strano
oggetto non meglio identificato, che è già servito
per lo strazio di Amfortas e per il mancato amplesso del II Atto.
Tutto
questo detto e scritto se invece non ci si facesse coinvolgere,
come invece è, dall’ originalità dello spettacolo.
Dopo
lo choc iniziale la suggestione scenica ti avvolge e ti cala nella
sua aderenza allo sviluppo musicale, ottimamente interpretato
con ieratico e mistico incedere dalla direzione orchestrale. Avviene
che alla fine ti trovi a far parte tu stesso dell’equipaggio dell’astronave,
e quello che non comprendi proviene da ignoti impervi mondi lontani,
irraggiungibili come la stessa essenza e significato del Graal.
Ottimi
gli interpreti, tutti, tra cui spicca l’avvenente presenza scenica
di Kundry e la tagliente interpretazione di Gurnemanz.
L’aspetto
poco eroico di Parsifal è alla fine riscattato vestendolo,
ormai canuto, di un abito nero (molto divisa Star Trek), che lo
differenzia tra tutti gli altri biancovestiti.
Una
vera sorpresa la compagine orchestrale del Carlo Felice (in passato
non sempre all’altezza), posta nel golfo mistico secondo le indicazioni
wagneriane: ottimi archi e ottoni, buono l’impasto complessivo,
tenuta spesso a freno l’esuberanza dell’oboe, formidabili i timpani,
e che dire degli inattesi, velati pianissimo!
Uno
spettacolo nuovo, stimolante e suggestivo: tutto da vedere, tutto
da ascoltare, ambientato e vissuto nel Medio Evo prossimo venturo,
in mondi improbabili o impossibili, come improbabile o impossibile
l’esistenza, ma non l’essenza del santo Graal (il Codice da Vinci
insegna…..!)
Enzo
e Giovanna Frascolla
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