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TEATRO
COMUNALE DI FIRENZE
25 giugno 2003
Giuseppe
Verdi
OTELLO
Opera in quattro atti di Arrigo Boito, da William Shakespeare
Otello
- José Cura
Desdemona - Barbara Frittoli
Iago - Valere Alexeev
Cassio - Francesco Piccoli
Emilia - Gabriella Sborgi
Ludovico - Giovan Battista Parodi
Roderigo - Enrico Facini
Montano - Giuseppe Altomare
Un araldo - Silvestro Sammaritano
Regia
di LEV DODIN
Scene e costumi di David Borovsky
Luci di Jean Kalman
Drammaturgia di Michael Stronin
Orchestra,
Coro del Maggio Musicale Fiorentino
ZUBIN MEHTA
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Magnifica
serata in compagnia del Verdi più grande. Ancora una
volta però uno spettacolo più da SENTIRE che da
VEDERE.
Ricordo commosso l'orchestrazione di Mehta, davvero grande negli
slanci furiosi e nei languidi abbandoni. Indimenticabile il cupo
vibrare degli archi bassi all'ingresso di Otello nel quarto atto.
presagio cupo di ineluttabile tragedia, ma in questa atmosfera
fosca e funerea il tema del bacio che si sfarinava etereamente
risollevava l'anima e ricordava che sì, oltre la morte
resta la vita: Qui il caro a padano Peppino si salda idealmente
al più colto e intellettuale Wagner e ho sentito che Otello
è la degna prosecuzione musicale di Tristano.
Ricordo uno splendido Cura al quale dobbiamo perdonare certe esibizioni
narcisistiche per il gentil sesso. ma la voce è splendida
non solo negli accessi di collera ma anche nell'abbandono lirico.
Commovente il duetto del primo atto, magnifico tutto il terzo
mentre il suo "Niun mi tema" mi ha fatto percepire
la drammatica impotenza che si agita nel cuore del Moro dopo che
ha raggiunto il triste obiettivo. Ho ascoltato più volte
Galouzine nella diretta RAI e sono contento di aver sentito Cura.
A Orange preferirò una bella cenetta con Santa e Cotes
du Rhone a certe gutturalità di Galouzie che,intendiamoci,
ha squillo e potenza, ma quanto a cuore...
Poi qualche volta mi fa pensare. Ma è un baritono o un
basso?
Porto nel cuore DESDEMONA Frittoli. tanto grande e dolce che non
la chiamerò più Barbara. Alzi la mano chi non prova
sgomento a vedere Otello senza la nostra Desdemona.
Purtroppo non c'era il Guelfi del debutto, con il timbro agile
e metallico ma un epigono del Tito Gobbi più retorico e
qualche volta...becero.
Non ricorderò Dodin perché all'infuori delle luci
del secondo atto (l'ombra di Iago a sovrastare Otello, presagio
di tragedia) e dell'atmosfera del terzo atto non mi ha comunicato
gran che. Il manufatto che diviene palcoscenico,trono,pedana.talamo
nuziale e catafalco non mi è sembrata un'idea molto originale.
Poi era anche bruttino…
Da dimenticare Iago che porta in scena il paravento e vi sistema
dietro Otello, quasi fosse Don Alfonso con Despina. Buona l'dea
di non storicizzare i costumi per sottolineare l'universalità
della tragedia.
Fausto
Martelli, 4 luglio 2003
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