Lucerna 2004

 

Hai qualcosa da aggiungere in merito?
SCRIVICI

Beethoven, concerto per pianoforte e orchestra No. 4 op.54
Mahler, Sinfonia No. 5
Maurizio Pollini – Claudio Abbado
18/19 agosto

I due pezzi in programma, il concerto per pianoforte No.4 di Beethoven e la Sinfonia No. 5 di Mahler sono stati due piacevoli “ritorni” per coloro che hanno avuto la fortuna, il tempo e la costanza di seguire Claudio Abbado negli ultimi anni (recentissima è stata l’integrale delle sinfonie e dei concerti per pianoforte a Roma e a Vienna; recenti le incisioni dei concerti con Maurizio Pollini al pianoforte; recenti le esecuzioni della Quinta sinfonia di Mahler a Bolzano e a Torino e la relativa incisione con i Berliner Philharmoniker); nonostante questo, il concerto (i concerti) programmato per il Festival di Lucerna è stato il concerto-principe tre i tre in cartellone sotto la direzione di Abbado, e non soltanto perché reso tale dall’organizzazione del Festival (la serata del 19 agosto, di cui posso parlare solo per sentito dire non essendo stata presente – ausverkauft da aprile – è stata la serata di Gala a tutti gli effetti, pur non essendo scritto da nessuna parte, con abiti da sera, inviti e buffet dopo l’ovazione in omaggio ad Abbado), ma per il valore emotivo che essa ha assunto e le emozioni provate dai presenti.

Del concerto di Beethoven tutti sanno che esso rappresenta una innovazione rispetto alla letteratura del genere del periodo – il concerto fu completato nel 1806 – per una serie di ragioni, anch’esse note: è il pianoforte solo ad iniziare il primo tempo ed è l’orchestra che riprende il teme e lo conduce al secondo; il dialogo tra lo strumento solista e l’orchestra è intenso e alla pari, se così si può dire, e il pianoforte mantiene una sua individualità fino al rondò finale concedendo al solista di esprimere e maestria tecnica e profondità espressiva; in questo contesto, a ragione della struttura intrinseca del pezzo, la necessità di un’intesa più che mai forte tra direttore e solista (realizzata in modo stupendo tra Abbado e Pollini ma, in generale, non così ovvia da ottenere) in modo tale che l’ascoltatore sia trascinato dalla prima nota all’ultima, senza distrazioni, senza interruzioni (mentali), senza quel senso di fastidio, magari inconscio, che genera noia e induce chi ascolta a “pensare ad altro”. Chi ha potuto poi assistere alle due mattinate di prove, ha potuto constatare quanto sia costato ai due artisti il risultato ottenuto: pur conoscendo e avendo ampiamente frequentato la pagina beethoveniana, molte sono state le interruzioni, gli aggiustamenti, molti gli interventi al fine di raggiungere quella perfezione, quell’unità di intendimenti che pure sembrano coesistere “a priori” nella collaborazione tra Abbado e Pollini e che sono poi quelli che caratterizzano da sempre la loro produzione comune, quali una lettura profonda del pezzo, un’attenzione meticolosa alla partitura, al tessuto strutturale del pezzo, una visione “moderna” vale a dire concepita da uomini del nostro tempo e resa all’ascoltatore attraverso i codici interpretativi attuali tale da non fare di un pezzo classico un reperto da museo, una lettura pulita in ogni singola frase. “Con Pollini e Abbado si sente proprio tutto!” mi diceva un’amica anni addietro; sì, con Pollini e Abbado si sente proprio tutto e il risultato è tale da regalare ad ogni spettatore, sia esso uno specialista o semplicemente un profano, un’emozione non esclusivamente emotiva ma anche costruttiva, in senso più stretto, nella possibile conoscenza di cosa sia un pezzo musicale e di come un interprete si possa porre nei riguardi di esso.

La medesima pulizia e la medesima attenzione alla struttura sono le qualità che hanno caratterizzato l’esecuzione della Sinfonia No.5 di Mahler, quella che ha più esaltato la platea durante le prove e durante i concerti. Lavoro esclusivamente strumentale, la Sinfonia No.5 si apre con una “Marcia funebre” il cui tema doloroso pervade l’intero primo tempo per sfociare, attraverso lo svolgimento del pezzo, in tempi marcati da forti contrasti in cui si inseriscono sia i motivi popolari come le parentesi liriche fino al Rondò e alla imponente conclusione. Opera notissima, essa ha ricevuto in questa occasione (mi riferisco esclusivamente alla prova generale e al concerto del 18 agosto) una ulteriore interpretazione che, oltre a rivelare quella pulizia e attenzione alla struttura, di cui ho detto precedentemente, ha avuto come elemento fondante una forte considerazione per i contrasti quasi a voler sottolineare, non diversamente da quanto già notato a proposito del Secondo atto del Tristano di Wagner, la dualità presente nella musica di Mahler, quella dicotomia felicità/infelicità, sogno/realtà, luce/ombra, illusione/disillusione, libertà/costrizione che, per altro, definisce la musica del ‘900 in termini generali.

Gli applausi, in questo caso immediati e incontrollabili – come liberazione da una tensione e da una energia non a lungo frenabili – sono piovuti calorosi e meritati, forse, non solamente rivolti al musicista Mahler, presente accanto a noi con la sua musica, non solamente al musicista Abbado, ma anche all’uomo Abbado, nella sua energia, nella sua passione che altrettanto entusiasma e contagia.

Daniela Testa, 7 settembre 2004