L'INCORONAZIONE DI POPPEA A GLYNDEBOURNE

 

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Una Wanderer alla "Poppea" di Carsen

 

Chiunque sia passato dal Festival di Glyndebourne non può che rimanere soddisfatto di avere investito tempo e denaro per questo; anche per i peggiori scettici questo è vero: ti sembra sempre di avere visto tutto, o visto tanto, o visto abbastanza ma….la sorpresa qui pare essere sempre in agguato!
Si prende posto nel bellissimo teatro, ci si gode il via vai della gente che cerca la fila giusta, guardi i musicisti che si preparano e le persone più vicine in prima fila, quando ad un certo punto ti accorgi curiosamente della presenza di una suora che arriva e fa alzare tutta la fila per andare al suo posto.
Mah! Pensi: non è certo il tipo di spettacolo adatto ad una religiosa ma poi le luci si spengono, entra la direttrice d’orchestra, applausi, inizia la musica e tu ti dimentichi della suora.
Ma ecco entrare nel buio, a musica già iniziata, sventolando il proprio biglietto, una donna procace, vestita di lamè, che si dirige proprio al posto della suora reclamando a gran voce proprio quella poltrona!
Ecco! Esse non sono che Virtù e Fortuna che litigano su chi sia più importante nella vita degli uomini…
Tutto il pubblico è naturalmente in visibilio per questa sorpresa, tutti avevano notato la suora ma nessuno ha pensato al resto!
Che genio Carsen, in questo modo ci ha catturato per sempre, o perlomeno per tutta la durata dello spettacolo: come si può non essere felicemente predisposti a godersi la sua proposta?
Un palcoscenico rivestito di tendaggio rosso, un letto dove gli amanti si scambiano le loro profferte d’amore, abiti semplici, minimalista ma non triste, molto rosso.
Nel tutto non sono mancati i momenti di umorismo soprattutto quando Arnalta la nutrice (un uomo con la pancia), avendo appreso che il suo ruolo sarebbe stato valorizzato dal matrimonio della sua protetta, si toglie le vesti austere, rimanendo con solo una pancera beige…qui tutti abbiamo riso, per poi trasformarsi sempre in scena in una gentildonna molto elegante!
Poppea ci è piaciuta molto, insieme alla nutrice e a Seneca, meno Nerone e scarso Ottone (fa anche rima); Poppea è stata l’espressione della sensualità perciò ha catalizzato l’attenzione di tutti, al duetto finale la mia vicina piangeva per la commozione; devo ammettere che l’avrei imitata…

Alessandra Schiavi

Le immagini dello spettacolo