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Ferrara
20 aprile 2004
Mahler Chamber Orchestra - Heinrich Schiff
Nell'augurarmi di potere applaudire anche nel 2005 quale "
orchestra in residence " la meravigliosa Mahler Chamber Orchestra
a Ferrara Musica, da grande appassionato di musica quale ritengo
di essere, espongo nel seguito ,modestamente e per la prima volta
per iscritto, un mio commento ai tre concerti suddetti
Sono sempre perplesso allorquando in locandina mi ritrovo in qualità
di direttore un artista che può vantare alle spalle una
valida carriera come solista .Trascurando le esibizioni come direttore/solista
di vari artisti quando si esibiscono con complessi da camera -
specialmente in concerti barocchi - che non fanno altro che far
risaltare l'idea interpretativa del leader, magari anche con risultati
più che apprezzabili, le cose si fanno più difficili
quando, come in questo caso, si lasci l'archetto del violoncello
per impugnare la bacchetta o per condurre ,senza, solo con le
due mani.
Un conto è dare libero sfogo alla propria abilità
artistico-interpretativa con la collaborazione di un valente Kapellmeister
ed un altro è ritenere di essere in grado di dire qualcosa
di nuovo o perlomeno di originale facendo suonare invece uno "strumento"
così composito quale è l'orchestra.
Gli Askenazy, i Baremboim, gli Harnoncourt ( per chi -ed io non
sono tra quelli - lo apprezza con la bacchetta ) ecc.. non sono
perciò numerosi e spesso ci capita invece di sentir riferire
- senza quindi presenziarvi - di esibizioni poco esaltanti di
...un P.Domingo nella direzione di un'opera lirica o di ...un
Accardo, che pure ha molti meriti con i giovani musicisti nel
campo della didattica, e così via.
Ecco quindi che,da un lato per le grandi possibilità offerte
dai media al giorno d'oggi in repertori così frequentati
,e dall'altro per le svariate testimonianze di assoluto riferimento
lasciate dai grandi Maestri del passato, il confronto interpretativo
non può che essere molto severo,nonchè arduo da
sostenere.
Se non altro bisogna riconoscere a chi vi si accinge una buona
dose di coraggio ... e di questo bisogna dare atto a Schiff anche
se,leggendo le note bibliografiche del programma di sala,ciò
sembra essersi già verificato per lui in passato per svariati
anni e con complessi che, almeno sulla carta, dovevano richiedere
da parte del direttore buone doti di leadership. Personalmente
io non avevo mai avuto l'opportunità di ascoltare dal vivo
Schiff come direttore, ma, e solo in disco, come solista,e tra
l'altro con ottimi risultati.
Globalmente il concerto mi è sembrato poco meno che sufficiente
; certo , si è sentita eseguire buona musica, ma da manifestazioni
di primo piano nelle quali Ferrara Musica giustamente si colloca
, francamente mi aspettavo qualcosa di più ( e non mi riferisco
all'orchestra).
Il programma comprendente musiche di Lutoslawski, ma soprattutto
di Mozart e Schubert sulla carta era corposo e nello stesso tempo
accattivante, ma anche < pericoloso >.
Della esecuzione della "Musica funebre per orchestra d'archi"
- ispirata dal ricordo di Bela Bartok ed ad esso dedicata - ,
eseguita per la prima volta nel maggio 1958 con trasmissione radiofonica
a cura della Tribuna Internazionale della Musica dell'Unesco,
posso dire che mi è sembrata di discreto livello ( tale
da reggere il confronto per esempio con una antica ma titolata
registrazione di W. Rowicki alla testa della Orchestra Sinfonica
della Filarmonica di Varsavia) e anche abbastanza coinvolgente
nel rievocare i terribili anni del nazismo,del triste dopoguerra
e le atmosfere brumose,problematiche e comunque sempre senza gioia,
tipiche degli autori polacchi in genere, Pendereki in primis.
Ben più arduo per Schiff sostenere in Mozart ,e nella K.543
in particolare, l'inevitabile confronto con le monumentali - se
pur dolcissime - interpretazioni di Bruno Walter e di Eugen Jochum,
oppure con quelle così frizzanti di Josef Krips, o del
metronomico ma mai noioso Boehm ,oppure ancora con quelle più
recenti del filologico ma brioso Mackerras o del sorprendentemente
giovanilissimo - a dispetto della sua età - Sandor Vegh.
Schiff ha voluto sempre porre un certo accento - a mio vedere
superfluo e a volte anche indisponente - sulle frasi musicali,
fornendo inevitabilmente una interpretazione piuttosto appesantita
oltre che di scarsa fantasia e quindi, tutto sommato , noiosamente
monocorde ( quali quelle del - oh ! scandalo a pronunciarsi -
mefistofelico Harnoncourt , per intenderci ...) e se il complesso
diretto fosse stato di calibro inferiore, avremmo assistito ad
una esecuzione mozartiana da dimenticare. Invece sono riuscito
ad ascoltarla , nello stesso modo in cui - ma siamo ovviamente
ad un livello superiore - riesco ad ascoltare quelle di Muti.
Venendo poi all'Incompiuta di Schubert che ha occupato l'intera
seconda parte del concerto, certamente non pretendevo di ascoltare
una esecuzione alla Carlos Kleiber : difatti sono stato accontentato.
Il pubblico non ha gradito nemmeno la "sospensione"
finale prima dell'applauso , pretesa dal Maestro nel non abbassare
le braccia se non dopo un lungo lasso di tempo , giudicandola
di disdicevole protagonismo; anch'io convengo che eravamo ben
lungi dall'assistere estasiati allo spegnersi del finale della
IX di Mahler (con Abbado sul podio).
Giorgio Arvati
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