Semiramide, Pesaro 14 agosto 2003

 

PALAFESTIVAL - PESARO
14 agosto 2003

Gioacchino Rossini
SEMIRAMIDE
Opera in due atti di Gaetano Rossi, da Voltaire

Semiramide - Darina Takova
Arsace - Daniela Barcellona
Idreno - Gregory Kunde
Assur - Ildar Abdrazakov

Regia di DIETER KAEGI

Direzione musicale
CARLO RIZZI

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Nonostante sia saltata la mini trasferta di Ferragosto, sono andato lo stesso a Pesaro a vedere Semiramide, spettacolo di punta che ha inaugurato quest’anno il Festival Rossini. Praticamente non conoscevo niente del Rossini serio, e l’impressione più immediata, a caldo (in tutti i sensi!!!) è stata quella di una grandiosità assoluta: per la bellezza musicale dell’opera, il fasto belcantistico, l’ampiezza di respiro di tanti momenti, oltre che per la durata. In quanto a grandiosità non era amle neppure l’impatto visivo iniziale: il regista Kaegi ha ambientato l’opera in un futuro prossimo, una via di mezzo fra War Games e Star Trek, con al centro della scena una gigantesca tavola rotonda, mentre sullo sfondo un enorme pannello elettronico-specchio su cui si trovava un planisfero tutto luccicante di led luminosi. Attorno al tavolo si muovevano Magi (con abiti e parrucche bianco-argento, tipo Tancredi ferrarese), militari e tutta una serie di diplomatici multietnici, come fossero ad un’importante conferenza dell’ONU. La tavola poi svolgeva le funzioni di trono, tavolo da gioco, tomba di Nino, fino a tavolo da pranzo, dove avviene il grandioso scontro Assur-Semiramide.
L’idea di attualizzare la vicenda, per rendere più evidenti e anche stridenti i conflitti e le tensioni del mondo di Semiramide non credo abbia disturbato troppo Rossini, ma per essere del tutto plausibile un allestimento del genere avrebbe dovuto curare molto la recitazione in senso realistico, mentre poi i movimenti scenici erano imbalsamati e convenzionali. A meno che per realismo non si intendano il via vai delle hostess e dei security-men (con radiomicrofoni), il guanto nero di Assur a nascondere un arto artificiale, la sportina dei grandi magazzini in cui Arsace ha portato i souvenir per Azema, il denaro con cui Assur tenta di comprare Arsace ecc.
Fra i cantanti, la Takova-Semiramide mi è sembrata abbastanza convincente, forse un po’ fragile ogni tanto, bravissima la Barcellona-Arsace, senz’altro la migliore in campo, di gran temperamento, ricca di sfumature e scatenata nelle agilità. Abbastanza bene anche Abdrazakov-Assur, e molto bravo, anche scenicamente, Kunde, nel ruolo pazzesco di Idreno (trasformato dal regista in un fatuo e logorroico principe di Honolulu). Da ridere l’intervento della voce fuori scena di Nino-Silvestrelli, con un orribile effetto-altoparlante-elettronico-distorto.
Purtroppo non ho potuto sentire né il recital di Florez, né il Comte Ory, ma i biglietti erano introvabili. Vorrà dire che tornerò l’anno prossimo quando Florez canterà la Matilde di Shabran.
Buona fine estate a tutti!

Enrico Previati, 6 settembre 2003