Echi dai due mondi

 

SPOLETO 2003

Richard Wagner
LOHENGRIN
Opera Romantica in tre atti

Lohengrin - Thomas Rolf Truhitte
Elsa von Brabant - Elizabeth Hagedorn
Ortrud - Victoria Livengood
Friedrich von Telramund - Lucio Gallo/Johannes von Duisburg
Koenig Heinrich - Pavel Kudinov
Araldo - Stephen Owen

Regia di GIANCARLO MENOTTI

Direzione di MARK STRINGER

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Quando ho ascoltato alla televisione la splendida pagina dell’incoronazione di Boris ho avuto la conferma della qualità del suono dell’orchestra. Probabilmente gli spettatori della scalinata che si affaccia sullo splendido Duomo non avranno avvertito altrettanto: quest’anno infatti, forse per ragioni di spazio, orchestra e coro non cantavano racchiusi nella conchiglia antistante la facciata.
In ogni caso gli spettatori saranno stato comunque gratificati dalla splendida facciata e non dall’orribile conchiglione che generalmente la nasconde.
Ma cosa c’entra tutto questo con il Lohengrin!….c’entra, eccome. Perché il festival dei Due Mondi vive sì di musica, ma anche di Spoleto e del suo respiro medioevale.
Arrivi a Spoleto, parcheggi e ti dimentichi delle auto percorrendo le sue splendide viuzze. Se poi in un caldo pomeriggio estivo con torri, palazzi e chiese che si stagliano contro un cielo azzurrissimo…beh, la predisposizione all’ascolto partirà dal profondo dell’anima.
Il Teatro Nuovo è nuovo per modo di dire…non vi aspettate valletti in livrea e ambiente sofisticato, ma c’è un buon bar e un altro all’esterno in grado di rifocillare durante il lungo ascolto.
Avevamo i posti numerati in III galleria (acquistati via WEB)….ma di numeri neanche l’ombra. Ecco perché molti si erano affrettati a salire per accaparrarsi i posti migliori.
Già dalle prime note delicatissime e soffuse abbiamo capito in che direzione veniva portata l’ottima orchestra. Quando poi è risuonato lontano ma nitido il tenue e insieme perentorio, colpo di piatti, sigla di tutta l’introduzione e che avremmo ascoltato anche poi, eravamo ormai certi di un ottima performance.
Lohengrin ha impersonato, bello e biondo, scendendo da un improbabile cigno, l’eroe teutonico in perfetto stile wagneriano.
Elsa è apparsa isottianamente abbandonata, e non nevroticamente convulsa come spesso proposta.
Ortrud ha impersonato sia vocalmente sia intepretativamente il suo ruolo magico-satanico-mellifluo.
Splendido il coro sia nei toni bassi sia negli sfolgoranti tutti.
E che dire della disposizione plurifonica (anche in sala) delle trombe.
Il tempo è volato…e mi è capitato solo un’altra volta (Don Giovanni Abbado-Ferrara) di desiderare di ricominciare daccapo (…anche se le panche, seppure imbottite, erano senza spalliera).

Ciao a tutti

Enzo Frascolla, 23 luglio 2003