NOVEMBRE 2005 - Sulla via del ritorno

 

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Lasciata Vienna alle nove, dopo mezz’ora si sta già costeggiando prati terrosi e alberi dai rami protuberanti di vischio. È il tempo di rilassarsi e di ricordare i tre giorni trascorsi, c’è la voglia di pensare e di veder scorrere dal finestrino del pulman le casette qua e là ordinate, con il loro bel tetto scuro e le finestrelle aperte. Ma ecco Matteo che, dal suo posto di secondo pilota, si alza e, incurante di chi sta sonnecchiando, inserisce una videocassetta: grande orchestra, direttore dalla folta chioma bianca e via con la suite del balletto Romeo e Giulietta di Cajkovskij.

La musica copre a malapena il rumore beccheggiante dell’automezzo e mi sembra un’ottima scelta.

Riporto lo sguardo fuori dal finestrino e, incredibile, una fitta nebbia ha improvvisamente disperso il paesaggio: solo, visibili, filari di alberi si rincorrono lungo il nostro cammino. Vienna è già alle spalle, ma noi adesso potremmo essere in un’altra qualsiasi campagna di Europa tanto il grigio ci avvolge. Un grigio che non è quello luminoso, biancastro, argenteo che ci ha incantato allo Staatsoper nell’Osud di Janacek. Tendoni di plastica ruotavano, svolazzavano, cangiavano sotto le luci dei riflettori mostrandoci o nascondendoci una appassionata vicenda dei primi del Novecento, e sulla musica si muovevano quei maestosi fogli trasparenti, simili ad ali di un tempo fuggevole, un tempo carico-di-storia che miracolosamente si incarnava nella presenza scenica della mitica cantante Anja Silja.

Nel video ora è iniziato il concerto per violino e orchestra di Mendelssohn. Oh. O! Vienna delle mie brame, per fortuna che c’è il Wanderer Club e questa musica universale! Devo ricordarmi di ringraziare Matteo ancora una volta, per tutto questo.

Mi giro e fuori la nebbia, magicamente, si è alzata come un sipario fatto d’aria e il paesaggio si sta colorando delle tonalità dell’arancione, verde, marrone, così come è successo anche a teatro quando si è passati, dopo l’intervallo nel magnifico foyer, alla coloratissima seconda opera in programma: Le Villi di Giacomo Puccini.

Ebbene lì siamo stati sorpresi da una gigantografia, a tutto fondale, di uomini ricoperti di un fitto fogliame verdastro, da una massa di coristi in abiti tirolesi plastificati, e solo i due protagonisti erano di bianco vestiti; ma cosa pretendere ? il canto del tenore saliva alle stelle cosicché le fantasticherie della storia a chi interessavano più ? già si pensava al giorno dopo, quando proprio quel bel tenore, José Cura, in carne ed ossa, si sarebbe seduto accanto a noi in una saletta della pasticceria Demel: appuntamento che puntualmente si è verificato con grande emozione di tutti e ancor di più per una di noi…

Il paesaggio si sta rischiarando, fra poco saremo al confine e ancora rimpiango di aver saltato “la chicca” delle trasferta: il Billy Budd di Britten; però non ho mancato la serata al Musikverein, la famosa sala dorata, per noi non infiorata come per la ripresa TV a capodanno, ma assai più modestamente agghindata in “costumi d’epoca” e … il resto nol dico !

Il pulman sobbalza sulle note di Mendelssohn e di quel violino, il panorama ora è nitido e autunnale come deve essere e, forse, è sempre stato e mi fa pensare alla Vienna che avrei voluto vedere, quella che immagino leggendo di Mozart e Schubert, e che naturalmente non c’è più (per fortuna che non ho fatto quel tuffo nella minuscola e linda casa di Haydn !) ma ancora benedico il Wanderer Club che, nel bene e nel male, questa città mi ha fatto ritrovare !

Fausta Molinari, gennaio 2006