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STAATSOPER
UNTER DEN LINDEN – BERLIN
21 aprile 2003
Richard
Wagner
TRISTAN UND ISOLDE
Isolde
- Waltraut Meier
Tristan - Ben Heppner
Kurwenal - Andreas Schmidt
Brangäne - Rosemarie Lang
König Marke - Kwangchul Youn
Melot - Reiner Goldberg
Ein Hirt - Stephan Rügamer
Ein Steuermann - Klaus Häger
Regia
di Hanry Kupfer
Scene di Hans Schavernoch
Costumi di Buki Shiff
Orchestra
della Staatskapelle Berlin
DANIEL BARENBOIM |
Hai
qualcosa da aggiungere in merito?
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Clamorosa
Waltraut!
Nessuno mi toglie dalla testa che sia la maggiore Isolde di oggi
(in attesa che ci arrivi la Denoke) e una delle maggiori nella
storia .…alla faccia di chi, da sempre, punta il dito sulla durezza
della declamazione, sul modesto vocalismo (ma era una vocalista
la Mödl?), sulla fisicità troppo divistica (come se
fosse un difetto essere meravigliosamente bella), sull’attoralità
un po’ “neorealista”… Ammesso che tutto questo sia vero, un’Isolde
“abitata” in questo modo dalla sua interprete, scolpita con tanta
forza fisico-vocale, senza intellettualismi, senza artifici… è
un’esperienza che, se va bene, può capitare una volta al
decennio.
Lei e solo lei (e qui ho dissentito un po’ da altri amici del
club) mi ha reso possibile la sopportazione dello spettacolo di
Kupfer, che, pur condividendo le brillanti osservazioni di Fausto,
mi è parso povero di idee (ho persino rimpianto il Kirchner
di Amsterdam).
Il Wagner di Barenboim, dal canto suo, vince ancora (e clamorosamente)
la scommessa di riportare indietro il tempo, di scansare le “ripuliture
anti-retoriche” di cui Wagner è stato oggetto negli ultimi
decenni e quindi recuperarne la maestosità superbamente
romantica, forse demodée, lo “struggimento cosmico”, la
vocazione all’assoluto.
Una specie di ritorno non solo a Karajan (al cui lirismo esaltato,
al cui incanto pittorico Baremboim si abbevera) ma anche a Klemperer
(per le atmosfere tempestose, notturne, sospese, turneriane).
Un po’ deludente (almeno rispetto a ciò che mi attendevo)
è risultato Heppner, il cui canto, ancorché limitato
in potenza, è davvero splendido ma privo di quella “grandezza”
che il ruolo richiede, specie a fronte di quel terremoto fatto
donna che era la sua Isolde.
Matteo
Marazzi, 8 giugno 2003
P.S.
per Riccardo.
Un buon Parsifal, dici? Magari…
L’ultimo che i Wanderer hanno visto (a Salisburgo con la coppia
Abbado / Stein) era, se non altro, molto particolare.
Nel 2004 ci sarà una nuova produzione a Vienna: il cast
promette bene (la Denoke in Kundry e Quasthoff in Amfortas); in
compenso, non credo che i due pur ammirevoli “responsabili” (la
Mielitz alla regia e Runnicles sul podio) giustifichino uno spostamento
dall’Italia.
A mia opinione, se vogliamo vedere un bel Wagner a Vienna, sarebbe
più indicato il nuovo Vascello Fantasma diretto da Seiji
Ozawa, a cui i Wanderer sono debitori di ricordi operistici esaltanti
(Jenufa e soprattutto Jonny spielt auf a Vienna, Peter Grimes
a Firenze).
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