VENEZIA 2006 - LA WALKIRIA

 

Hai qualcosa da aggiungere in merito?
SCRIVICI

 

Walkiria a Venezia

L’attesa era grande, sia per la prospettiva che un’opera di Wagner sa già da sola procurare, sia per l’idea di vederla con la messinscena di Carsen (e per giunta, appena terminato il corso di “lettura” della regia).

Omettere commenti sull’orchestra e in particolare sugli ottoni significa attenersi al vecchio adagio “se non puoi dir bene di qualcuno, stai zitto”. Bravissime invece Petra Lang e Janice Baird; un po’ spoetizzante la ginecomastia di Christopher Ventris (parliamo pur male della presenza scenica di Peter Hoffman!); Grimsley è stato un ottimo Wotan anche se un po’ freddino e sporadicamente -e peraltro solo nel secondo atto- soverchiato dall’orchestra.

Stupenda l’idea del circolo ufficiali, e vedere gli eroi rinascere alla gloria del Walhalla come zombi  porta in qualche modo ad avvalorare l’antico sospetto “che ci sia sotto una fregatura?”

Malgrado tutto però, senza voler nulla togliere alla grandezza di questa messinscena, l’entusiasmo così spesso suscitato in me da Carsen questa volta non è scattato. E’ verisimile che la causa principale risieda nella mia ottusità, ma mi piace pensare che un piccola componente sia rappresentata anche dal fatto che una lettura così criptica della tetralogia sarebbe stata più accessibile se Venezia avesse – come Colonia – iniziato il racconto dal principio.

Cristina Guglielmini, febbraio 2006