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Walkiria
a Venezia
L’attesa
era grande, sia per la prospettiva che un’opera di Wagner sa già
da sola procurare, sia per l’idea di vederla con la messinscena
di Carsen (e per giunta, appena terminato il corso di
“lettura” della regia).
Omettere
commenti sull’orchestra e in particolare sugli ottoni significa
attenersi al vecchio adagio “se non puoi dir bene di qualcuno,
stai zitto”. Bravissime invece Petra Lang e Janice Baird; un
po’ spoetizzante la ginecomastia di Christopher Ventris
(parliamo pur male della presenza scenica di Peter Hoffman!);
Grimsley è stato un ottimo Wotan anche se un po’ freddino e
sporadicamente -e peraltro solo nel secondo atto- soverchiato
dall’orchestra.
Stupenda
l’idea del circolo ufficiali, e vedere gli eroi rinascere alla
gloria del Walhalla come zombi
porta in qualche modo ad avvalorare l’antico sospetto
“che ci sia sotto una fregatura?”
Malgrado
tutto però, senza voler nulla togliere alla grandezza di questa
messinscena, l’entusiasmo così spesso suscitato in me da Carsen
questa volta non è scattato. E’ verisimile che la causa principale
risieda nella mia ottusità, ma mi piace pensare che un piccola
componente sia rappresentata anche dal fatto che una lettura
così criptica della tetralogia sarebbe stata più accessibile
se Venezia avesse – come Colonia – iniziato il racconto dal
principio.
Cristina
Guglielmini, febbraio 2006
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