VIENNA - 2007

 

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Una Figlia del Reggimento a Vienna

Natalie Dessay (Marie, junge Marketenderin), Juan Diego Flórez (Tonio, junger Bauer), Carlos Alvarez (Sulpice, Sergeant), Montserrat Caballé (Duchesse de Crakentorp), Janina Baechle (Marquise de Berkenfield), Clemens Unterreiner (Hortensius)

Chor der Wiener Staatsoper

Orchester der Wiener Staatsoper

Direttore Abel

Si comincia.

Sinfonia migliore rispetto a quella diretta dallo stesso Abel a Milano. C'è maggiore vivacità. Nessun errore grave. Migliore anche il gesto: giova dire che il finale del 1° atto sarà splendido, velocissimo, perfetto per la regia di Pelly. Qui conta anche l'orchestra. Pare che l'attesa per la presenza di voci importanti si avverta in sala. Non si può negare che il solo nome di Montserrat Caballè sia sufficiente per creare una certa emozione. Il pubblico vuole divertirsi. Poche battute non dicono nulla, però sia Alvarez che la Dessay sembrano ispirati. Qualche piccola esagerazione, ma la regia è funzionale alla scenografia che è proprio bella. Semplicissima. Dessay si muove molto e con classe. La "verve" già segna un punto a suo favore, rispetto all'edizione Rancatore.

Buono l'acuto finale del primo duetto. Alvarez risponde bene. Il clima è favorevole. Ci vogliono eleganza e malizia. Duetto, Tonio e Marie. Dessay e Florez riescono nel difficile intento di ravvivare un brano che sarebbe di per sé non particolarmente ispirato dalla musica dello stesso Autore. Buono il fraseggio, ottima la conclusione. Decisamente impegnati i due interpreti.

Finalmente una prova eccellente. Ognuno dona il meglio di ciò che possiede ed è materiale vocale di qualità. Non c'è un solo protagonista.

La Dessay non ha la voce di qualche anno fa, prima delle operazioni chirurgiche.

Ha qualche piccola incertezza. Da lei ci si attende qualcosa di straordinario. Ma questo scricciolo francese, dal carattere di ferro, dalla volontà straordinaria, dalla voce agile ed ancora scattante negli acuti e rapida nelle agilità, regala momenti di alta scuola.

Certo qualcosa le manca rispetto alla grande vocalista di qualche anno fa, ma perchè cercare il pelo nell'uovo. A me è piaciuto molto il cambio di clima tra il Mes Amis ed Il faut partir. E' vero che è scritto sullo spartito, però occorre saperlo rendere. Ottimo il finale dell'aria. Lo spettacolo è straordinario. Essenziale. C'è chi afferma che la Fille du Regiment non sia un capolavoro. Eppure è stata composta per l'Opera Comique, con i dialoghi, e l'essenza francese che è mediata dalle caratteristiche italiane che possiede la musica di Donizetti.

In scena accade di tutto: si stanno divertendo molto gli interpreti; rispetto a Milano, mi sento di accogliere la frase di un' ascoltatrice che afferma..." il pubblico applaude come se fossero bambini che giocano, con grande divertimento".

Rispetto all'edizione milanese siamo su un altro pianeta."I puristi della lingua" possono anche storcere il naso. Nella Fille c'è tutto quel che possibile: occorre tecnica, affettazione, capacità di essere languidi e romantici, attori e musicisti. Saltimbanchi.

Donizetti è fresco, gagliardo, e quest'opera se non è vissuta come la stanno vivendo Dessay, Florez e Alvarez rischia di essere noiosa. Il confine tra il capolavoro e la banalità e' quello che divide il genio dalla stupidità; la follia estrosa, da quella senza ritorno. Conta anche lo spirito con il quale si entra in scena; conta come ci si approccia all'ascolto. Alla visione. Se poi anche quest'ultima è soggiogante, innovativa, ebbene, pure il centesimo ascolto, appare nuovo e originale.

Aggiungo che un poco mi manca la direzione di Campanella: Abel è bravo, questa sera, ma il sostegno che il maestro italiano può dare ai cantanti rimane impagabile.

Questa volta accanto ai due fuoriclasse, non c'è il deserto.

L'opera è terminata in un tripudio di applausi. E' stata divertente: difficile non parlare di un trionfo.

Vocalmente si può sempre desiderare di più. Ma cosa si può dire davanti ad un'esecuzione che ha dato gioia e suscitato entusiasmi?

Diciamola tutta: eravamo in molti, anche a Vienna, ad essere preparati e ben disposti ad accogliere questa Fille. Si voleva ritrovare la voce della Dessay, più brava, se possibile, di quanto non lo fosse stata a Londra; si desiderava confermata l'impressione che a Milano era mancato qualcosa sia nell'orchestra, che nella direzione, nettamente migliorata; si attendeva Alvarez, sommerso, anche se bravo, dallo strapotere dello spettacolo, dalle voci dei protagonisti, dalla classe e dalla vis comica di Montserrat Caballè. (Che canta un'aria svizzera). Impagabile!

JDF non aveva da dimostrare più nulla; mi è parso persino con una voce più lirica, più scura, rispetto ad altre occasioni: incantevole nel gestire scenicamente Tonio, vocalmente oggi non ha rivali. Lascio da parte i 9 do.

Come se fosse scontato che non ne sbagli uno; eppure mai che lo abbia ascoltato in Mes Amis senza provare ammirazione e un brivido per una prestazione da fuoriclasse. La seconda aria, quella del secondo atto è sempre cantata in modo diverso; non è ripetitivo; si possono fare appunti quando emette in tono tutte le note, smorza, interpreta, è davvero amoroso?

Ed anche qui riluce un re bemolle perfetto. Poi può apparire meno patetico di altri, ma è Tonio, è sicuramente un cantante dotato di una tecnica superiore, un fuoriclasse.

In questa particolare serata, per questa messa in scena è stato perfetto.

Il resto è opinione: non si possono fare paragoni. Serata indimenticabile.

Grazie a tutti. Anche al pubblico.

Maurizio Dania, 11 aprile 2007