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Una
Figlia del Reggimento a Vienna
Natalie
Dessay (Marie, junge Marketenderin), Juan Diego Flórez (Tonio,
junger Bauer), Carlos Alvarez (Sulpice, Sergeant), Montserrat
Caballé (Duchesse de Crakentorp), Janina Baechle (Marquise de
Berkenfield), Clemens Unterreiner (Hortensius)
Chor der Wiener Staatsoper
Orchester der Wiener Staatsoper
Direttore
Abel
Si
comincia.
Sinfonia
migliore rispetto a quella diretta dallo stesso Abel a Milano.
C'è maggiore vivacità. Nessun errore grave. Migliore anche il
gesto: giova dire che il finale del 1° atto sarà splendido, velocissimo,
perfetto per la regia di Pelly. Qui conta anche l'orchestra. Pare
che l'attesa per la presenza di voci importanti si avverta in
sala. Non si può negare che il solo nome di Montserrat Caballè
sia sufficiente per creare una certa emozione. Il pubblico vuole
divertirsi. Poche battute non dicono nulla, però sia Alvarez che
la Dessay sembrano ispirati. Qualche piccola esagerazione, ma
la regia è funzionale alla scenografia che è proprio bella. Semplicissima.
Dessay si muove molto e con classe. La "verve" già segna
un punto a suo favore, rispetto all'edizione Rancatore.
Buono l'acuto
finale del primo duetto. Alvarez risponde bene. Il clima è favorevole.
Ci vogliono eleganza e malizia. Duetto, Tonio e Marie. Dessay
e Florez riescono nel difficile intento di ravvivare un brano
che sarebbe di per sé non particolarmente ispirato dalla musica
dello stesso Autore. Buono il fraseggio, ottima la conclusione.
Decisamente impegnati i due interpreti.
Finalmente
una prova eccellente. Ognuno dona il meglio di ciò che possiede
ed è materiale vocale di qualità. Non c'è un solo protagonista.
La
Dessay non ha la voce di qualche anno fa, prima delle operazioni
chirurgiche.
Ha
qualche piccola incertezza. Da lei ci si attende qualcosa di straordinario.
Ma questo scricciolo francese, dal carattere di ferro, dalla volontà
straordinaria, dalla voce agile ed ancora scattante negli acuti
e rapida nelle agilità, regala momenti di alta scuola.
Certo
qualcosa le manca rispetto alla grande vocalista di qualche anno
fa, ma perchè cercare il pelo nell'uovo. A me è piaciuto molto
il cambio di clima tra il Mes Amis ed Il faut partir. E' vero
che è scritto sullo spartito, però occorre saperlo rendere. Ottimo
il finale dell'aria. Lo spettacolo è straordinario. Essenziale.
C'è chi afferma che la Fille du Regiment non sia un capolavoro.
Eppure è stata composta per l'Opera Comique, con i dialoghi, e
l'essenza francese che è mediata dalle caratteristiche italiane
che possiede la musica di Donizetti.
In
scena accade di tutto: si stanno divertendo molto gli interpreti;
rispetto a Milano, mi sento di accogliere la frase di un' ascoltatrice
che afferma..." il pubblico applaude come se fossero bambini
che giocano, con grande divertimento".
Rispetto
all'edizione milanese siamo su un altro pianeta."I puristi
della lingua" possono anche storcere il naso. Nella Fille
c'è tutto quel che possibile: occorre tecnica, affettazione, capacità
di essere languidi e romantici, attori e musicisti. Saltimbanchi.
Donizetti
è fresco, gagliardo, e quest'opera se non è vissuta come la stanno
vivendo Dessay, Florez e Alvarez rischia di essere noiosa. Il
confine tra il capolavoro e la banalità e' quello che divide il
genio dalla stupidità; la follia estrosa, da quella senza ritorno.
Conta anche lo spirito con il quale si entra in scena; conta come
ci si approccia all'ascolto. Alla visione. Se poi anche quest'ultima
è soggiogante, innovativa, ebbene, pure il centesimo ascolto,
appare nuovo e originale.
Aggiungo
che un poco mi manca la direzione di Campanella: Abel è bravo,
questa sera, ma il sostegno che il maestro italiano può dare ai
cantanti rimane impagabile.
Questa
volta accanto ai due fuoriclasse, non c'è il deserto.
L'opera è
terminata in un tripudio di applausi. E' stata divertente: difficile
non parlare di un trionfo.
Vocalmente
si può sempre desiderare di più. Ma cosa si può dire davanti ad
un'esecuzione che ha dato gioia e suscitato entusiasmi?
Diciamola
tutta: eravamo in molti, anche a Vienna, ad essere preparati e
ben disposti ad accogliere questa Fille. Si voleva ritrovare la
voce della Dessay, più brava, se possibile, di quanto non lo fosse
stata a Londra; si desiderava confermata l'impressione che a Milano
era mancato qualcosa sia nell'orchestra, che nella direzione,
nettamente migliorata; si attendeva Alvarez, sommerso, anche se
bravo, dallo strapotere dello spettacolo, dalle voci dei protagonisti,
dalla classe e dalla vis comica di Montserrat Caballè. (Che canta
un'aria svizzera). Impagabile!
JDF non aveva
da dimostrare più nulla; mi è parso persino con una voce più lirica,
più scura, rispetto ad altre occasioni: incantevole nel gestire
scenicamente Tonio, vocalmente oggi non ha rivali. Lascio da parte
i 9 do.
Come
se fosse scontato che non ne sbagli uno; eppure mai che lo abbia
ascoltato in Mes Amis senza provare ammirazione e un brivido per
una prestazione da fuoriclasse. La seconda aria, quella del secondo
atto è sempre cantata in modo diverso; non è ripetitivo; si possono
fare appunti quando emette in tono tutte le note, smorza, interpreta,
è davvero amoroso?
Ed
anche qui riluce un re bemolle perfetto. Poi può apparire meno
patetico di altri, ma è Tonio, è sicuramente un cantante dotato
di una tecnica superiore, un fuoriclasse.
In
questa particolare serata, per questa messa in scena è stato perfetto.
Il
resto è opinione: non si possono fare paragoni. Serata indimenticabile.
Grazie
a tutti. Anche al pubblico.
Maurizio Dania, 11 aprile 2007 |