ESTATE 2007

 

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Considerazioni sulla vocalità rossiniana

 

Anche se pesarese, nacque nel 1792, le prime opere Rossini le  compose giovanissimo, dal 1810 e furono  lavori che vennero rappresentati a Venezia e a Bologna. L'Inganno felice, il Tancredi, opera seria, la quale reca in sé buona parte della lezione musicale ed operistica di Mozart, l'Italiana in Algeri.

Successivamente dal 1815, trasferendosi a Napoli, grazie all'ingaggio offerto dall'impresario Barbaja, direttore del San Carlo, rimase nella città partenopea fino al 1822. Qui compose Elisabetta regina d'Inghilterra, Otello, Armida, Mosè in Egitto, Ermione, La donna del lago, Maometto II°, avendo a disposizione splendide compagnie di canto. Continuò in ogni caso a produrre anche per altre città. Con  Il barbiere di Siviglia, del 1816, composto l'Otello, dello stesso anno, l'opera buffa venne abbandonata dedicando l'ispirazione e la forza creativa a lavori semi-seri quali La gazza ladra. Ebbe la fortuna d'incontrare, amare e sposare una delle più importanti artiste della storia della vocalità: Isabella Colbran, alla quale dedicherà tutte le opere del periodo napoletano. Quindi si recò a Vienna, poi a Venezia dove rappresenterà Semiramide. A Londra ebbe accoglienze trionfali. A Parigi furoreggiò: venne nominato direttore degli Italiens, poi intendente della musica reale, ispettore generale di canto e nella capitale francese rimase fino al 1830. Per il pubblico d'oltralpe modificò il proprio

Stile: l'ornamentazione fu sostituita da effetti maestosi.

Dopo la cantata scenica Il viaggio a Reims del 1825, rielabora il Maometto II° e il Mosè in Egitto. Presentò Le siège de Corinthe e Moise et Pharaon.

S'abbandonerà ancora al dramma giocoso de Le Conte Ory e quindi nel 1829 regalò il Guillaume Tell. Con quest'opera Rossini terminò, all'apice della fama, la sua produzione operistica, sterminata. Nel 1831 venne colpito da una grave forma di esaurimento nervoso. Da allora le sue composizioni furono solo musica vocale, pezzi per pianoforte, per altri strumenti, pezzi per coro, riuniti col titolo di Pèshés de vieilles.

La sua vita si svolge a Parigi, pur viaggiando moltissimo. Morirà nel 1868, lasciando anche lo Stabat mater, cantate drammatiche e la Petite messe solennelle per 12 cantanti, di cui 4 solisti , 2 pianoforti e armonium. Il mio excursus è per forza di cose breve. Altre opere sono state composte da Rossini e meriterebbero una trattazione, ma sul Pesarese occorrerebbe scrivere un'enciclopedia, non solo un articolo, per cui mi soffermo sull'opera Otello, andata in scena quest'anno al ROF. Una domanda può sorgere spontanea. Quest'opera è vicina a quella di Shakespeare? In realtà no. Non solo perchè il "fazzoletto" viene sostituito da un biglietto galante e da una ciocca di capelli, o perchè Otello non soffoca Desdemona, tagliandole la gola e suicidandosi nello stesso modo, ma soprattutto perchè manca totalmente la psicologia perfida di Jago. Leggendo Shakespeare,(o ascoltando il lavoro di Verdi), si ha la netta sensazione che la tragedia sia inevitabile, nel libretto di Berio c'è incomunicabilità tra coniugi, c'è incomprensione e manca l'evidenza della sottile ragnatela tessuta da Jago, per cui alla fine ci si potrebbe chiedere perchè i due non si chiariscano con un franco discorso. Rossini stesso ebbe qualche perplessità. L'autore, il marchese Berio azzardò, ma è soltanto un'ipotesi, (Stendhal ne ha un'altra), l'affermazione che Shakespeare andasse corretto, essendo un barbaro. Incredibile, vero? Rossini comunque era abituato a comporre su libretti scadenti. Ed era abituato a comporre in fretta. Ebbe occasione di scrivere a proposito dell'ouverture:" L'ho composta in una cameretta del Palazzo Barbaja, ove il più calvo e feroce dei direttori mi aveva rinchiuso per forza, senz'altra cosa che un piatto di maccheroni, con la minaccia di non poter lasciare la camera, vita durante, finché non avessi scritto l'ultima nota". Turco e Sigismondo gli vennero in soccorso. L'ouverture poco ci racconta sulla vicenda che sarà sviluppata. Andiamo alle voci. Rossini non evitò alcune "follie" come l'aver affidato a tre tenori le parti di Otello, Jago e Rodrigo, tutti e tre pretendenti di Desdemona. A questo punto Otello non è più il Protagonista, indiscusso, rilevante; Jago non si distacca dagli altri;  Rodrigo è sullo stesso piano, o quasi. Un'altra incongruenza, significativa. Entrambe le opere, quella di Rossini e quella di Verdi, partono dal II° atto del capolavoro di Shakespeare. Boito lascia l'antefatto, come il matrimonio segreto tra  Otello e Desdemona all'immaginazione e alla conoscenza; Berio riprende l'episodio in cui gli sposi dovranno rendere visibile la loro realtà. Pessima idea, mi pare.

Musicalmente rilevante invece è l'eliminazione, da parte di Rossini, dei recitativi secchi. Già nell'Elisabetta era iniziato questo processo. In questo modo l'orchestrazione diventa più romantica, non più subordinata allo sfoggio delle voci. Altri momenti sarebbero da analizzare e da criticare; vicende raccontate dal librettista che costrinse Rossini a compiere miracoli interpretativi e di orchestrazione. Solo nel II° atto infatti, ad esempio, Rodrigo sa che Desdemona ed Otello sono sposati.  Per fortuna, o per caso, i primi due atti sono in funzione del III°. Finalmente il dramma esce con prepotenza, ben lontani dall'atmosfera anonima dell'ouverture. Il capolavoro nasce qui.  Dal maestoso MI bemolle maggiore dell'introduzione e poi dalla sapiente straordinaria cadenza con clarinetto, corno, oboe, flauto penetrante sul motivo disegnato dagli archi.

Con ciò non si possono non apprezzare molti brani degli atti precedenti, come il duetto del primo atto, alcuni concertati e il  tratto svenevole con cui viene presentata Desdemona. Tuttavia il III° atto è superiore. L'Otello è un'opera del romanticismo italiano, un ponte che prepara la musica rossiniana all'incontro con l'"opera" francese.

Per finire scrivo due concetti sul tenore rossiniano serio. Rossini, specie per la parte di Rodrigo, introduce il tenore chiaro nell'opera seria.

E’ come se fosse una proiezione del tenore chiaro dell'opera comica, conferendogli un languore ed una tenerezza di stampo settecentesco. E' un tenore di grazia, più che di forza. Nell'Otello il contraltino è impiegato per la prima volta nel genere serio, ma come antagonista; l'aria "Ah come mai non sento" ha un lirismo elegiaco nella parte iniziale, poi prevale il canto d'agilità spettacolare per la tessitura altissima.

Otello e il Rinaldo dell'Armida sono le ultime parti di amoroso scritte da Rossini per tenore baritonale.  Nella prima i passi virtuosistici presentano fiorettature da eseguire di slancio in tessiture molto basse. In Otello la parte di tenore di forza rossiniano è orientata verso toni quasi drammatici: rappresenta la massima espressione raggiunta da un tenore baritonale rossiniano. Dopo da Ricciardo e Zoraide alla Zelmira, in quasi tutte le opere del periodo napoletano, le parti di amoroso vengono affidate a un tenore contraltino, (Giovanni David), mentre il tenore di forza baritonale, (Nozzari), assume le parti di antagonista e di tiranno. Questa innovazione rappresenta quasi la nascita del tenore romantico dal timbro chiaro, brillante e dal registro acuto estesissimo.

Ecco perchè recentemente Merrit era un Otello ideale e Blake un Rodrigo storico; ecco perchè Florez potrà seguire il repertorio David, cantante acrobatico, capace di sovrapporre una propria coloritura a quella di Rossini essendo così virtuosistico il suo canto e belcantistico e non necessariamente romantico in senso espressivo; anche se qua e là emergono, come emergevano in David abbandoni e malinconie tipiche dei primissimi tenori romantici italiani che furono cantanti di grazia più che di forza.

 Maurizio Dania, 20 agosto 2007