|
Hai
qualcosa da aggiungere in merito?
SCRIVICI
Lo scorso anno mi è
capitato per caso, sintonizzandomi su un canale satellitare, di
incontrare per la prima volta Vittorio Sermonti che commentava
e leggeva uno dei primi canti della Divina Commedia di Dante.
Da quel momento non sono più stata capace di staccarmi
da quella trasmissione quotidiana, rinunciando a tutte le altre
attività nell’ora della trasmissione (che per fortuna non
coincideva con il mio orario di lavoro) e senza perdermi mai neppure
la replica trasmessa a ora tarda. Il suo fascino principale consisteva
per me nell’intelligenza con cui Sermonti è riuscito a
comprendere e a far comprendere un testo nella cui profondità
il profano, abituato alla pedanteria di commentatori innamorati
della propria voce o di professori più o meno disattenti,
confusamente percepiva un tesoro di grandezza al di là
della propria portata.
Anche per la Tetralogia wagneriana, fortunatamente senza incontri
precedenti con maestri ottusi e pretensiosi, l’ascolto “non guidato”
della musica mi aveva fino a quel momento concesso solamente le
emozioni cui può arrivare la mia sensibilità, facendomi
intuire solo di lontano che ben altrilivelli di profondità
potevano esservi contenuti. Il paragone con la Commedia spiegata
da Sermonti mi si è dunque presentato spontaneamente quando
ho iniziato a seguire il corso, che ha potuto fondare le sue basi
sulla mia sana condizione di ignoranza, cioè a dire di
mancanza di preconcetti trovando tutto lo spazio possibile per
affondare le proprie radici. Queste radici gli insegnanti le hanno
fatte crescere dentro la mente dei loro allievi grazie allo stesso
tipo di intelligenza con cui Sermonti riesce a rendere così
interessanti le sue letture da non riuscire a contenere tutto
il suo pubblico nelle sale: una profonda comprensione del testo,
un’esposizione illuminante e priva di vanagloria, una guida pacata
e piena di garbo: grazie Alessandra, grazie Matteo!
Ora che il corso è terminato, posso dire che sarò
in grado di recepire le opere della tetralogia con una comprensione
decisamente superiore rispetto a quella concessami dal mio ingenuo
e dilettantesco entusiasmo, massimo livello della profondità
cui avrei potuto ambire prima del corso: pure se non pretendo
di avere carpito l’opera nella sua immensa grandezza, credo di
averne staccato una briciola di più.
Cristina
Guglielmini
|