| ANGELO
DI FUOCO
Musica di Sergiej Prokof’ef
Libretto
proprio, da V. Brjusov
Personaggi
principali
| Ruprecht,
cavaliere |
baritono |
| Renata,
sua amante |
soprano |
| Agrippa
di Nettesheim, filosofo |
tenore |
| Glock,
libraio |
tenore |
| Mathias,
amico di Ruprecht |
baritono |
| Mefistofele |
tenore |
| Faust |
basso |
| L’Inquisitore |
basso |
| Madre
superiora |
mezzosoprano |
| Locandiera |
mezzosoprano |
| Oste |
baritono |
| Padrone
della locanda |
baritono |
| Indovina |
mezzosoprano |
| Medico |
tenore |
| Il
conte Heinrich |
muto |
Prima rappresentazione:
Venezia, 1955
La vicenda
si svolge nella Germania del XVI secolo
Atto primo
Al ritorno da un lungo viaggio nelle Americhe,
Ruprecht prende alloggio in una misera locanda, quando sente giungere
grida femminili da una stanza. Accorso, trova la giovane Renata in preda
al terrore per le apparizioni demoniache che la perseguitano. Dopo che
la preghiera del cavaliere le ha allontanate, la donna ringrazia l’uomo,
mostrando di conoscerlo bene, e gli racconta la propria storia. Fin
da bambina – narra – suo compagno in ogni momento era stato l’angelo
Madel; il tenerissimo affetto fra i due era durato diversi anni, ma
si era infranto quando lei, fattasi donna, aveva cercato da lui l’amore
carnale; dopo l’abbandono, lei aveva creduto di riconoscere l’angelo
amato nelle fattezze terrene del conte Heinrich del quale era stata
l’amante per un anno, finchè lui non l’aveva abbandonata. Durante il
racconto sopraggiunge la locandiera, accusando Renata di avere corrotto
il conte trascinandolo nel baratro delle pratiche magiche. Ruprecht
cerca dalla ragazza un attimo di piacere, ma il rifiuto di lei accende
nel suo cuore il desiderio di aiutarla. Un’indovina intanto predice
morte e sciagura per Renata.
Atto
secondo –
Quadro
primo
Ruprecht e Renata sono ora a Colonia, dove lei pensa di riuscire a trovare
l’amato Heinrich con magie ed incantesimi in cui è aiutata dai testi
blasfemi che le vende il libraio Glock. Ma gli spiriti la ingannano,
e così Ruprecht decide di partire in cerca del famoso Agrippa di Nettesheim.
Quadro
secondo
Agrippa nega di praticare la magia, e asserisce di essere un filosofo,
ma mentre dice questo tre scheletri che teneva nascosti nel suo studio
affermano: “tu menti!”
Atto
terzo –
Quadro
primo
Davanti
alla casa di Heinrich, Renata furiosa chiede a Ruprecht di uccidere
il conte, perchè si è comportato da seduttore travestito da angelo per
corromperla. L’uomo le crede e va a sfidare Heinrich a duello, ma nel
frattempo lei si pente, vorrebbe che il conte non venisse ferito; la
sfida però è ormai stata lanciata, il duello è previsto per l’indomani.
Quadro
secondo
Nel duello Ruprecht viene ferito gravemente e
Renata pentita gli dichiara il proprio amore, mentre le potenze demoniache
(che non l’hanno mai abbandonata) commentano con ironia. Tuttavia il
medico curerà le ferite di Ruprecht, salvandogli così la vita.
Atto
quarto
Una piazza di Colonia. Ruprecht, convalescente anche se ancora debole,
dichiara a Renata di volerla sposare, ma lei malgrado questo è convinta
che il suo amore sia peccaminoso: ha deciso di andare in convento, e
fugge nominando il diavolo. Chiamato in causa, arriva Mefistofele con
Faust e cerca di consolare il povero Ruprecht, che gli descrive la propria
anima come “una viola scordata”. Mefistofele gli promette conforto,
purchè accetti di far da guida a lui e a Faust per la città.
Atto
quinto
Nella cripta di un convento. La pace nel convento è finita con l’arrivo
di Renata, e le suore sono tormentate da presenze diaboliche. L’Inquisitore,
chiamato per cacciare il Maligno, accusa la donna che reagisce, sentendosi
lei quella perseguitata. La sua ira trascina le altre suore che si scatenano
in preda ad una follia dove misticismo e possessione demoniaca si fondono
insieme. Ruprecht vede la scena dall’alto e vorrebbe scendere da Renata,
ma Mefistofele lo trattiene: “guardala, è lei che ha scordato la tua
viola!”. Tra le suore si è scatenato ormai un vero baccanale e l’Inquisitore
pronuncia la condanna: Renata ha avuto rapporti carnali col demonio,
e merita di essere arsa viva.
a
cura di Cristina Guglielmini
|