| SUOR ANGELICA Musica di Giacomo Puccini Personaggi principali
Prima rappresentazione:
New York, 1918 In uno stupendo tramonto primaverile due converse accorrono
alla preghiera in ritardo; anche suor Angelica è in ritardo, ma fa l’atto
di penitenza e per questo non viene punita dalla suora zelatrice, al
contrario delle altre due. Le regole del convento sono durissime: non
è neppure permesso scherzare e ci sono punizioni per ogni cosa, ma ciononostante
i cuori delle monache sono sereni e pieni di carità cristiana. Per tre
sere durante il mese potranno vedere il tramonto di maggio, e questo
le fa pensare alla sorella scomparsa un anno prima. C’è chi propone
di portare un secchiello di acqua sulla sua tomba, ma suor Angelica
si oppone perchè – dice – i morti non hanno desideri. Neppure loro dovrebbero
averne, ma mentre alcune suore si dichiarano di quest’idea, suor Genovieffa
che nel mondo faceva la pastora vorrebbe tanto poter accarezzare un
agnellino, e suor Dolcina vorrebbe qualche buon bocconcino. Suor Angelica
invece dichiara di non avere desideri, ma tutte sanno che non è vero
e che si strugge per avere notizie dalla famiglia che non si è più fatta
viva con lei da sette anni, quando è entrata in convento – per punizione,
si mormora, Le suore vengono interrotte dall’arrivo della suora infermiera:
una suora è stata punta dalle vespe, e suor Angelica le deve preparare
un rimedio a base di erbe, perchè è esperta in quel campo. Arrivano
ora le suore cercatrici con un bel carico di cose buone donate in elemosina,
fra cui un tralcio di ribes. Mentre tutte lo stanno piluccando, arriva
una ricca carrozza, e questa notizia mette in grande agitazione suor
Angelica che spera sia la visita tanto attesa. Le altre, molto cristianamente,
pregano che la visita sia per lei, ed in effetti è così. Si tratta della
zia principessa; le due donne si incontrano in parlatorio e con grande
freddezza l’anziana signora ricorda alla nipote che i genitori, morti
vent’anni prima, le avevano affidato i propri figli ed il patrimonio,
da lei gestito con totale giustizia; non vuol sentire parlare di clemenza
e di pietà, ma solo di penitenza e la informa che la sorella minore
sta per sposarsi e l’uomo che la sposerà ha per amore perdonato la macchia
di infamia che lei, Angelica, ha gettato su tutta la famiglia. Proprio
di questo vorrebbe sapere Angelica, del figlio avuto fuori del matrimonio
per il quale è stata costretta a fuggire in convento abbandonando il
bambino. La zia dapprima tace, poi le rivela che una grave malattia
ha portato via il bimbo due anni prima, e infine se ne va, lasciando
la poveretta nella disperazione. Intanto è scesa la sera, e mentre hanno
luogo le normali mansioni del convento, suor Angelica raccoglie i fiori
e le piante con cui prepara un infuso avvelenato e lo beve, in preda
ad una specie di esaltazione. Ma dopo qualche minuto questa esaltazione
la abbandona e si rende conto che il suicidio è peccato mortale, e sta
morendo fuori della grazia di Dio. Allora implora la Madonna di salvarla,
e il miracolo avviene: la chiesetta si riempie di luce e le appare la
Consolatrice degli afflitti, portando un bimbo con sé. Con un gesto,
la Vergine spinge il bimbo verso la suora morente.In un incontro con
Arbace, Idomeneo gli spiega del voto fatto e gli chiede consiglio, accettando
il suggerimento di mandare Idamante lontano da Creta ad Argo, per aiutare
Elettra. a cura di Cristina Guglielmini |