ARIANE ET BARBE-BLEUE

Musica di Paul Dukas
Libretto di Maurice Maeterlink, da Perrault

Personaggi principali

Ariane, sesta sposa di Barbe-Bleue mezzosoprano
Barbe-Bleue baritono
Ygraine soprano
Mélisande soprano
Bellangère soprano
Sélisette mezzosoprano
Alladine muto
La Nutrice mezzosoprano

Un vecchio paesano

basso

Prima rappresentazione: Parigi, 1907

Atto primo
La scena si apre nella sontuosa sala del palazzo di Barbe-Bleue: dalle finestre aperte giunge il vociare della folla inferocita, che ha visto passare la carrozza con una donna bella e triste e che vuole uccidere il padrone del castello, di cui gira voce abbia ucciso le prime cinque mogli. Alcuni dicono che le donne non sono morte, che dei canti provengano dal castello; si dice che ritornino. Ora le finestre si chiudono da sole, smorzando il vociare della folla, e nella sala entrano Ariane e la Nutrice. Quest’ultima ha udito gli avvertimenti della gente e cerca di convincere la ragazza a fuggire perché il padrone del castello è un pazzo, forse un assassino. Ma Ariane sa che le donne non sono morte; l’amore di lui la ha raggiunta nel paese lontano dove viveva e lei ha deciso di scoprire il segreto di lui, disobbedendo agli ordini dell’uomo senza quell’esitazione che è stata fatale alle altre. Lo sposo le ha dato sette chiavi: sei sono d’argento e aprono le stanze dei tesori nuziali che lui le ha regalato, ma a lei importa solo la chiave proibita, la settima, e cerca la porta che ne venga aperta. La Nutrice apre una delle porte dalla serratura d’argento e ai suoi occhi si svela un immenso tesoro di gioielli di ametista, che sembrano moltiplicarsi all’infinito. La Nutrice li raccoglie a piene mani, ma Ariane le dice di aprire la seconda porta e quando vengono dischiusi i battenti accade la stessa cosa, ma questa volta si tratta di zaffiri. Aprendo la terza porta vengono sommerse dallo splendore lattiginoso di innumerevoli perle; con la quarta, da smeraldi. La quinta porta mostra una tragica cascata di rubini terribili, e le donne non li toccano, ma quando tremando aprono la sesta porta vengono accecate dallo splendore di enormi cataste di diamanti purissimi. Anche Ariane ora è affascinata e si adorna con alcuni dei più belli, ma ecco che vede la settima porta, quella con la serratura d’oro. La Nutrice le consiglia di fuggire, ma lei decide di affrontare la prova e quando apre la porta vede solo delle ombre mentre un canto lontano si alza dalle profondità della terra e risuona nella sala. Le cinque figlie di Orlamonde cercano la porta, e il canto diventa sempre più forte: Ariane vorrebbe scendere da loro. Ma in quel momento entra Barbe-Bleue e la rimprovera: non ha resistito neppure un giorno, pure era tanto poco quello che lui chiedeva. Lei lo affronta: ha chiesto ben più di quanto non abbia dato, la felicità non può vivere nell’oscurità. Lui le promette di perdonarla se rinuncerà a sapere, ma lei risponde che sarà lei a perdonare quando avrà saputo. Così lui cerca di portarla con sé, ma lei si rifiuta e lancia un grido; mentre lottano una pietra lanciata dall’esterno rompe il vetro di una finestra, e la folla inferocita si para sulla soglia aperta dalla Nutrice. Barbe-Bleue si prepara a lottare, ma Ariane tranquillizza la gente: non le è stato fatto alcun male, e possono andare tutti a casa, Ariane e Barbe-Bleue restano soli.

Atto secondo
Siamo in una vasta e oscura sala sotterranea; in essa arrivano Ariane e la Nutrice, con una lampada in mano. La discesa sembra senza ritorno, ma Ariane non ha paura, perché ora può sapere cosa si nasconde in quel luogo. Nel buio distingue delle forme indistinte: sono le altre cinque donne immobili e Ariane corre verso di loro. Le abbraccia e sente che sono vive, sente il calore delle loro braccia e la morbidezza dei loro capelli, ma quando la Nutrice si avvicina con la lampada la luce mostra delle prigioniere sciupate, magre e sofferenti, sono anche tremanti e timorose, ma rispondono alle domande: sono lì chi da un anno, chi da più tempo, e non possono fuggire, tutto è chiuso e proibito. Ora Ariane le vede una a una: Mélisande, dagli splendidi capelli rossi, Sèlisette, che è lì da un anno, Ygraine, la prima ad arrivare nel sotterraneo, Bellangere, avida di luce, Alladine, l’ultima arrivata, che non parla la loro lingua. Le incoraggia: vogliono vivere sempre nel terrore? Non rimpiangono la luce, gli alberi e i giardini? Mentre le conduce verso la porta, una goccia dell’acqua che cola continuamente dalle volte cade sulla lampada, spegnendola. Lei si ferma sconcertata, ma le altre sono state per tanto tempo al buio che vedono un po’ meglio, e per mano la portano dove un lievissimo lucore rende le tenebre meno fitte. Cercando a tentoni, Ariane trova che lì il muro è più basso e trova un’apertura. Vincendo le timorose resistenze delle altre, Ariane apre quella finestre ed in effetti arriva un po’ più di luce, così armata di una pietra rompe i vetri mentre la luce che entra diventa sempre più forte e quasi intollerabile. Le altre la seguono, e in un attimo di silenzio si ode il canto degli uccelli ed il rumore del mare. Le donne guardano impaurite ed estasiate il mondo esterno, mentre anche i paesani le vedono e le incoraggiano trovano una scala di pietra e seguono Ariane nella luce esterna, danzando.

Atto terzo
Stessa sala del primo atto; ancora gioielli sparsi dappertutto, e bauli traboccanti di abiti preziosi. Le donne li hanno indossati ed ora si agghindano con fiori e gioielli; non sono riuscite ad uscire dal castello fatato, ma sono felici lo stesso perché lui è partito ed Ariane è con loro. Nessuno sa dove sia andato Barbe-Bleue: forse è andato a cercare aiuto contro la collera dei paesani, forse fugge le proprie colpe. Ma le donne non possono uscire; il castello misteriosamente le controlla e le tiene prigioniere, anche se all’esterno i paesani si stanno preparando a liberarle. Ognuna delle donne ha qualche cosa di bellissimo, ma nascondono queste loro qualità; Ariane le incoraggia ad amare se stesse e poco alla volta il desiderio di piacere a se stesse ed agli altri ritorna in loro. Ma ecco che arriva trafelata la Nutrice, annunciando che lui sta per tornare e scatenando il loro terrore. Barbe-Bleue infatti arriva e porta con sé degli uomini armati di spade per affrontare i paesani armati di forconi e di falci. Nello scontro però hanno la peggio e si danno alla fuga, mentre Barbe-Bleue viene catturato e legato. I portoni del castello vengono forzati e a questo punto le cinque mogli hanno ancora più paura di prima, e si avvicinano tremanti alle scale che portano alle segrete. Quando entrano i paesani portando il prigioniero Ariane li accoglie con regale dignità, ringraziandoli per quanto hanno fatto e facendosi consegnare l’uomo per punirlo come ritiene giusto. Dopo che la gente se ne è andata, Ariane cura le ferite di Barbe-Bleue e le altre si avvicinano timidamente per prendersi cura di lui. Ariane taglia le corde che lo legano, e lui si alza in piedi; lei gli si avvicina per dirgli addio, e anche se lui cerca di trattenerla con un gesto si avvia verso la porta con la Nutrice. Chiede alle altre ragazze di seguirla, interpellandole una a una: la porta è aperta, la luna splende sul mondo esterno, libero e meraviglioso. Ma nessuna la segue e così Ariane se ne va da sola con la Nutrice, mentre le altre la guardano uscire e poi guardano Barbe-Bleue, che solleva lentamente la testa.

A cura di Cristina Guglielmini