BEATRICE DI TENDA

Musica di Vincenzo Bellini
Libretto di Felice Romani, da Carlo Tedaldi-Fores

Personaggi principali

lFilippo Maria Visconti, duca di Milano baritono
Beatrice di Tenda, sua moglie soprano
Agnese del Maino mezzosoprano
Orombello, signore di Ventimiglia tenore
Anichino, amico di Orombello tenore
Rizzardo del Maino, fratello di Agnese basso

Prima rappresentazione: Venezia, 1833
L’azione ha luogo nel castello di Binasco, nell’anno 1418.

Atto primo
Nel castello si sta svolgendo una festa, ma Filippo Visconti, il padrone di casa, ne è solo infastidito perchè non sopporta il legame matrimoniale, essendo innamorato di un’altra donna (Agnese) e mal tollerando il fatto che la moglie Beatrice gli abbia portato in dote cospicui possedimenti di terre appartenuti un tempo al primo marito, ora defunto. Da lontano si ode il canto di Agnese, che inneggia all’amore, e tutti i cortigiani incoraggiano il Visconti a liberarsi della moglie.
In un’altra stanza vediamo Anichino che si confida con Orombello, signore di Ventimiglia e suo: l’affetto dimostrato dal padrone per Beatrice lo preoccupa, anche se non crede che la donna possa ricambiarlo, data la sua specchiata onestà. Invece Orombello gli mostra un biglietto recato da un paggio, in cui viene invitato prima dell’alba in una stanza segreta. Anichino teme una trappola, ma Orombello, incauto, decide di recarsi all’appuntamento. Nel luogo convenuto però l’uomo trova Agnese, che gli confida di amarlo, e di sapere che anche lui è innamorato. L’uomo, messo alle strette, confessa di essere innamorato, ma di Beatrice, suscitando la delusione e l’ira di Agnese, che lo caccia ripromettendosi la vendetta.
Nel boschetto del giardino vediamo ora Beatrice lamentarsi con le sue damigelle: ha abbandonato la sua terra e la sua gente, ed è andata ad assoggettarsi ad un marito portandogli anche una ricca dote, ma l’ingrato non la ama. Viene raggiunta appunto da Filippo, che rinfaccia alla moglie di odiarlo e di essergli infedele, mostrandole un biglietto che la accusa. Infatti il suo scopo è quello di dimostrare che la moglie lo tradisce per potersene liberare, ma lei respinge le accuse e se ne va. Quando Filippo è raggiunto da Rizzardo, il fratello di Agnese, gli confessa di avere qualche dubbio, perchè teme una menzogna o un inganno proprio di Agnese. Rizzardo naturalmente difende la sorella, ma Filippo non è ancora convinto, e teme di essere giudicato un ingiusto dal mondo; Rizzardo allora gli promette di fargli avere delle prove certe.
La scena successiva si svolge nel castello: un gruppo di armigeri segue e spia Orombello, senza farsi vedere. Questi raggiunge Beatrice, che sta pregando sulla statua del defunto marito Facino, e la incoraggia ad usare il proprio potere: tutte le sue terre le sono fedeli, e sotto il vessillo di Facino tutti insorgeranno contro Filippo Visconti. Ma quando lei accetta il consiglio, le propone di fuggire insieme verso la salvezza, e lei che non vuole che il suo onore venga macchiato rifiuta di fuggire proprio con colui che tutti sanno innamorato di lei, anche se lei stessa gli confessa di averlo sempre amato. Ma proprio mentre stanno parlando irrompono sulla scena Filippo, Rizzardo, Agnese, Anichino e molti del seguito e i due vengono accusati di tradimento, e sebbene Beatrice respinga ogni accusa, vengono rinchiusi nella prigioni del palazzo. Agnese trionfa pechè ha messo a segno la sua vendetta, ma Anichino e il seguito ritengono innocenti i due accusati.

Atto secondo
A corte sono tutti convinti dell’infamia dell’accusa, ma Orombello, sottoposto a tortura, dopo molte sofferenze ha dichiarato la propra colpevolezza e la complicità di lei. Poco importa a Filippo che il popolo non creda a queste accuse e compianga Beatrice; si raduna il consiglio e la donna viene portata davanti al giudice, che ricusa accusando invece il marito di infamia. Anche Orombello viene portato davanti al giudice e, sebbene distrutto dalle torture, di fronte a Beatrice ritratta le confessioni che gli erano state estorte in precedenza e proclama l’innocenza di entrambi. Malgrado i dubbi, sia Filippo sia i giudici si rinchiudono in un rigore inflessibile, e i due vengono riportati alla tortura, mentre il consiglio si scioglie. Agnese, che durante il processo ha visto Orombello malridotto dalla tortura, si è pentita e si rivolge a Filippo impetrando il perdono per i due, dichiarandosi colpevole della morte di un innocente; lui, incurante, non la ascolta, anzi la congeda. Rimasto solo, Filippo respinge i propri dubbi, ma viene raggiunto da Anichino: Beatrice non ha confessato nemmeno sotto tortura. Il Visconti, lacerato dal rimorso, si accinge a strappare la sentenza di morte, quando con gran fragore arrivano fuori delle mura le armate di Facino, per liberare la duchessa; questo fa risolvere Filippo a firmare immediatamente la sentenza.
Vediamo ora Beatrice uscire dalle prigioni, provata dalle torture, ma senza avere confessato; la sua morte recherà infamia a Filippo ed ai suoi complici. Udendo questo, Agnese chiede pietà e le confessa il suo amore per Orombello e il suo inganno. Intanto dalla torre giunge la voce di Orombello che chiede la forza di perdonare, e udendolo anche Beatrice trova questa forza, perdonando Agnese. Nell’ultima scena arrivano gli ufficiali comandati da Rizzardo, e Beatrice si avvia al supplizio perdonando e chiedendo preghiere per chi rimane, tra le lacrime di tutti i presenti. Si allontana infine verso il patibolo con la dignità di un’innocente per cui la morte è un trionfo.

A cura di Cristina Guglielmini