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SIMON BOCCANEGRA
Musica
di Giuseppe Verdi Libretto
di Francesco
Maria Piave da Antonio Garcìa-Gutiérrez
Personaggi principali
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Simon
Boccanegra, primo doge di Genova
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baritono
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Maria Boccanegra, sua figlia, sotto il nome di Amelia
Grimaldi
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soprano
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Jacopo Fiesco, sotto il nome d'Andrea
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basso
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Gabriele Adorno, gentiluomo genovese
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tenore
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Paolo Albiani, cortigiano favorito del Doge
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baritono
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Pietro, altro cortigiano
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baritono
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Un Capitano dei balestrieri
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tenore
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Un'Ancella di Amelia
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mezzosoprano
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Soldati, Marinai, Popolo, Senatori, Corte del Doge, ecc.
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Prima rappresentazione: Milano, 1881
L'azione
è in Genova e sue vicinanze, intorno alla metà del secolo XIV. Tra il Prologo ed il Dramma
passano 25 anni.
Prologo Una piazza di Genova di notte, nel
1339. Il filatore d’oro Paolo Albiani e il popolano Pietro concordano
di elevare a Doge il corsaro Simone Boccanegra, meritevole per aver salvato
Genova dai pirati. Boccanegra giunge, e accetta l’incarico dogale solo
per amore di Maria, della nobile famiglia dei Fieschi, con la quale ha
avuto una relazione, ma che ora è misteriosamente rinchiusa nel suo palazzo
patrizio. La piazza si svuota, e Jacopo Fiesco, padre di Maria, canta
il suo dolore per la figlia che sta per morire; poi si imbatte in Simone,
che gli chiede perdono per la relazione segreta con la giovane. Fiesco
gli risponde che glielo concederà solo a patto di vedere la bambina nata
da quella relazione. Boccanegra risponde che la bambina sparì poco dopo
la nascita, e che inutili sono state le sue ricerche, ma Fiesco ribatte
che non lo perdonerà. Simone entra nel palazzo dei Fieschi per cercare
di vedere Maria, e scopre così la tragica verità; mentre esce sconvolto,
la piazza si riempie del popolo festante che lo acclama nuovo Doge.
Atto primo Sono passati 25 anni. Nel giardino
del palazzo dei Grimaldi, fuori Genova, Amelia ripensa al suo triste passato
di orfana ma è felice, perché è innamorata del nobile Gabriele Adorno
che la raggiunge. Paolo Albiani, ora favorito del Doge Boccanegra, annuncia
ai due giovani che lo stesso Doge vuole incontrare Amelia. Questa sospetta
il motivo dell’inaspettata visita: convincerla a concedersi in sposa proprio
a Paolo. Per questo Amelia e Gabriele decidono per un immediato rito nuziale
che impedisca la sgradita richiesta. Il vecchio Fiesco, sotto il nome
di Andrea Grimaldi, confida a Gabriele che Amelia in realtà non è di nobile
famiglia, è solo un’orfana, ma ciò non fa desistere il giovane dal desiderio
di averla in sposa. Giunge il Doge, e Amelia si ritrova sola con lui;
gli parla della sua triste infanzia, tira fuori il ritratto della madre
morta e Boccanegra vi riconosce Maria: i due si scoprono, con immensa
gioia, padre e figlia. Ora l’Albiani non può più sperare di avere Amelia
in sposa, decide così di farla rapire. Nella sala del Consiglio a Genova il
Doge è seduto tra i suoi consiglieri. Fuori scoppiano tumulti, nobili
contro popolani, ma la parola di Boccanegra riesce a placare gli animi,
fino a che la folla non irrompe nella sala trascinando e accusando Fiesco
e Gabriele: quest’ultimo ha ucciso Lorenzino, che aveva rapito Amelia,
e lo stesso Doge ora è accusato di essere il mandante. Ma quando Gabriele
si avventa su di lui per ucciderlo è la stessa Amelia a fermarlo, raccontando
di come ha riavuto la libertà e che il mandante in realtà è stato un altro,
un uomo presente in sala. Boccanegra scatta in un fiero e nobile risentimento,
e chiede a Paolo di maledire con lui il traditore: Albiani è costretto
ad obbedire.
Atto secondo Nella stanza del Doge nel Palazzo Ducale
Paolo Albiani decide di avvelenare colui che un tempo portò al soglio
dogale: versa veleno nella tazza di Boccanegra, poi riferisce a Gabriele
che il Doge ama Amelia. Gabriele freme di gelosia e inveisce contro il
nemico storico della sua famiglia, che ora gli porta via anche l’amata.
La stessa Amelia, che lo raggiunge, ammette sì di amare Boccanegra, ma
di non poterne svelare il perché. Entra il Doge, Gabriele si nasconde,
e Amelia confida al padre il nome dell’uomo che ama. All’inizio Boccanegra
ha uno scatto d’ira, ma poi si calma dicendo che perdonerà lo storico
nemico se questi si ravvederà della congiura che, insieme ai Guelfi, sta
tramando contro di lui. Rimasto solo, il Doge beve dalla tazza avvelenata
e s’addormenta. Gabriele esce dal nascondiglio e tenta di ucciderlo, ma
Amelia ancora una volta lo ferma. Boccanegra, svegliatosi, prima minaccia
Gabriele, poi gli confessa di essere il padre di Amelia; Adorno è commosso.
Intanto da fuori si sentono le grida dei congiurati: Gabriele corre a
fermarli in nome della pace e Boccanegra gli promette la mano della figlia.
Atto terzo All’interno del Palazzo Ducale un Capitano
dei Balestrieri libera Fiesco dalla prigione. Costui vede passare Paolo
che, per essersi unito ai congiurati, ora è stato condannato a morte,
e che rivela a Fiesco di aver avvelenato il Doge; negli stessi momenti
si odono i suoni del rito nuziale di Amelia e Gabriele. Compare il Doge,
stanco e sofferente, che trova conforto nel vedere il mare e sentirne
la brezza. Fiesco gli si appressa, Boccanegra riconosce nel suo accento
il vecchio nemico ma gli comunica di poter avere finalmente il suo perdono
perché Amelia è la figlia sua e di Maria, e quello della madre è il suo
vero nome. Fiesco piange, e i due uomini si abbracciano. Intanto giungono
gli sposi. Boccanegra fa in tempo ad indicare ad Amelia/Maria il nonno
e a designare Gabriele come suo successore, poi muore. Il vecchio Fiesco,
dal verone del Palazzo, comunica ai genovesi il nome del nuovo Doge.
A
cura di Cristina Guglielmini
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