BORIS GODUNOV

Musica di Modest Musorgskij
Libretto di Modest Musorgskij , completato da Pavel Lamm, da Puskin

Personaggi principali

Boris Godunov, zar di Russia baritono
Feodor, suo figlio mezzosoprano
Ksenija, sua figlia soprano
La nutrice di Ksenija contralto
Il principe Vassilij Sujskij tenore
Andrej Scelkalov, segretario della Duma baritono
Pimen, monaco basso
Il falso monaco Dimitrij allievo di Pimen, alias Grigorij tenore
Marina Mnisek, figlia del Voivoda di Sandomir soprano
Rangoni, agente segreto dei gesuiti basso
Varlaam, monaco errante basso
Misail, monaco errante tenore
Albergatore contralto
L’Innocente tenore
Mikitic basso
Mitjuch, un uomo del popolo basso
Un boiaro di corte tenore
Il boiaro Chrusciov tenore
Lavickij e Cernikovskij, gesuiti baritono

Prima rappresentazione: San Pietroburgo, 1874
L’azione si svolge fra il 1598 e il 1605

Prologo

Quadro primo
Cortile del convento di Novodevici, presso Mosca: il popolo piange e implora aiuto contro i mali della Russia, ma l’apparizione di Scelkalov, segretario della Duma, fa tacere la folla con l’annunzio che Boris Godunov rifiuta la corona di zar. In distanza si ode un canto: è l’arrivo dei monaci pellegrini che portano le sante reliquie e comandano alla folla di ritrovarsi tutti l’indomani al Cremlino.

Quadro secondo
La folla è radunata in una piazza nel Cremlino e acclama Boris, che ha accettato il trono. Preceduto da una processione di Boiari e annunciato dal principe Sujskij arriva il nuovo zar, che però ha l’animo afflitto da cupi pensieri. Egli si reca con i Boiari a rendere omaggio alle tombe dei defunti sovrani di Russia.

Atto primo

Quadro primo
Sono passati cinque anni da questi fatti; è notte, in una cella del convento del Miracolo il vecchio monaco Pimen veglia scrivendo le cronache del regno di Russia. Il giovane novizio Grigorij con cui divide la cella si sveglia turbato da un sogno ricorrente, in cui si trova su una torre che domina Mosca mentre in basso la folla lo schernisce segnandolo a dito e lui, turbato, cade risvegliandosi. Il monaco più anziano cerca di confortarlo, ma la giovinezza di Grigori lo rende insofferente alla reclusione cui è sottoposto. Il vecchio gli parla della storia degli zar, deplorando l’attuale zar Boris che considera un regicida: si ritiene infatti che abbia fatto uccidere lo zarevic Dimitrij, che ora avrebbe la stessa età di Grigorij. Il giovane invoca su Boris il castigo divino.

Quadro secondo
Una locanda alla frontiera lituana. La canzone che l’oste sta cantando viene interrotta dal bussare di due vagabondi, i monaci Varlaam e Misail accompagnati da Grigorij che è fuggito dal convento e, inseguito per questo dalle guardie, vuole varcare la frontiera. Mentre i monaci cantano e bevono, e Grigorij chiede la via per il confine, arriva appunto la polizia con la descrizione del ricercato scritta su un foglio nelle mani del tenente. Grigorij dichiara di saper leggere e difatti legge, inventando sul momento una descrizione che si attaglia a Varlaam. Il vecchio monaco allora raduna le proprie conoscenze e faticosamente legge il testo in cui è invece descritto Grigorij. Le guardie vorrebbero catturare il giovane, ma lui nel frattempo è già fuggito dalla finestra.

Atto secondo
Gli appartamenti dello zar, al Cremlino.
La giovane principessa Ksenija piange la scomparsa del fidanzato, mentre il fratello Feodor studia la geografia dell’impero. Boris, loro padre, consola la ragazza e incoraggia il figlio a prepararsi per la carica che un giorno dovrà assumere, ma il suo cuore non è sereno perché la coscienza lo tormenta. L’arrivo di Sujskij interrompe i suoi pensieri: in Lituania è apparso un usurpatore che, con l’appoggio della Polonia, della nobiltà e perfino del Papa, si fa chiamare Dimitrij e si fa passare per lo scomparso zarevic. Dopo avere allontanato il figlio, Boris chiede affannosamente a Sujskij la conferma della morte di Dimitrij, cosa che il principe gli giura. Rimasto solo Boris, in preda al delirio, crede di vedere il fantasma del bimbo ucciso.

Atto terzo


Quadro primo
Castello di Sandomir, in Polonia. Marina Mnisek si abbiglia per la festa e si compiace della propria bellezza, ma più che l’amore le interessa il potere e spera di arrivare al trono di Russia tramite Dimitrij. Il gesuita Rangoni fa leva su questo per il suo scopo che è quello di riconquistare al cattolicesimo tutta la Russia e usa con Marina la propria influenza spirituale.

Quadro secondo
Nel giardino del castello Dimitrij attende Marina, ma all’appuntamento arriva invece Rangoni che gli conferma l’amore della donna e gli promette il proprio appoggio se tentasse di riprendersi il trono. La folla degli invitati interrompe il loro dialogo, e con la folla arriva anche Marina, corteggiata da tutti. La donna fa leva sull’ambizione di Dimitrij, conquistando infine la vittoria sul cuore di lui fingendosene innamorata. Rangoni, non visto, ha osservato la scena: in realtà la vittoria finale è la sua.

Atto quarto

Quadro primo

Mosca, nella piazza antistante la cattedrale del beato Basilio. Mentre la folla rumoreggia affamata, viene annunciato che Grigorij è colpito da anatema. Un gruppo di monelli perseguita un innocente che viene portato in catene e che, quando Boris entra in scena, lo accusa di essere l’assassino dello zarevic chiedendo giustizia. Boris ferma le guardie che vorrebbero punire l’affronto, e anzi chiede all’innocente di pregare per lui.

Quadro secondo
Una sala del Cremlino. La Duma dei boiari in sessione straordinaria delibera la morte dell’usurpatore, che ormai preme alla frontiera. La riunione è interrotta dall’arrivo di Sujskij prima e di Boris poi, quest’ultimo in preda al delirio. Egli, dopo essersi calmato, fa entrare il monaco Pimen che gli racconta come un pastore cieco abbia riacquistato la vista pregando sulla tomba dello zarevic. Boris ne viene talmente turbato da sentirsi in fin di vita: fa chiamare il figlio Feodor e, dopo avergli dato l’addio e averlo mostrato ai boiari come suo successore, muore.

Quadro terzo
Una radura nella foresta di Kromy. I paesani in rivolta hanno catturato un boiaro della fazione di Boris; i due monaci Varlaam e Misail incoraggiano la folla ad accogliere Dimitrij come zar, ma intanto si accaniscono contro i gesuiti inviati da lui. Arriva infine Dimitrij stesso che si autoproclama zar e viene salutato dalla folla come liberatore, mentre in disparte l’innocente piange sulle disgrazie della Russia e del popolo.

a cura di Cristina Guglielmini