IL CANTO DELLA TERRA

Musica di Gustav Mahler
Testi di Hans Bethge, da poesie di Autori cinesi
Traduzione a cura di Cristina Guglielmini

Prima rappresentazione: 1908

a) Il brindisi della desolazione della terra (Li Pao)
Già il vino attende nella coppa dorata ma non beviamo ancora,
voglio prima dedicarvi un canto, il canto del dolore risuonerà
scoppiando a ridere nella vostra anima.
Quando arriva il dolore, giacciono deserti i giardini dell’anima,
avvizziscono e muoiono la gioia e il canto,
la vita è oscura, e c’è la morte.
Signore di queste case! La tua cantina è stracolma di vino dorato,
ecco, questo è il mio grido!
Far risuonare grida e vuotare i bicchieri
son queste le cose che viviamo insieme.
Un bicchiere colmo di vino al tempo giusto
ha più valore di tutti i regni della terra!
La vita è oscura, e c’è la morte.
Il firmamento sarà blu in eterno, e la terra immutabile fiorirà a primavera.
Ma tu, uomo, quanto vivrai?
Non ti potrai deliziare nemmeno cento anni con i marci gingilli della terra!
Guarda laggiù! Al chiar di luna sta accoccolata fra le tombe
una selvaggia forma spettrale. E’ una scimmia!
Sentite come i suoi ululati risuonano nel marcio profumo della vita!
Beviamo il vino adesso! Ora è tempo, amici!
Vuotate il vostro calice dorato fino in fondo!
La vita è oscura, e c’è la morte.

b) Il solitario d’autunno (Tchang-Tsi)
Nebbie d’autunno vagano bluastre sul mare; tutte le piante sono coperte di brina;
si direbbe che un artista abbia sparso pulviscolo di giada sulla vegetazione.
Il dolce profumo dei fiori è svanito; un freddo vento piega in basso gli steli.
Presto i petali dorati dei fiori di loto verranno trascinati appassiti sull’acqua.
Il mio cuore è stanco. La mia piccola lampada
si spegne con un sospiro; desidera il sonno.
Arrivo da te, caro asilo di pace! Dammi la quiete, ho bisogno di riposare!
Piango a lungo nella mia solitudine,
l’autunno ha aspettato troppo tempo nel mio cuore.
Sole dell’amore, non splenderai dunque mai più
per asciugare dolcemente le mie amare lacrime?

c) La giovinezza (Li-Tai-Po)
Al centro del piccolo stagno c’è un padiglione di porcellana verde e bianca.
Come il dorso di una tigre il ponte di giada si inarca verso il padiglione.
Nella casetta siedono amici vestiti con eleganza,
bevono, conversano, alcuni scrivono versi.
Le loro maniche di seta mandano bagliori,
i loro copricapi di seta scendono allegri fin sulla nuca.
Sulla silenziosa superficie del piccolo stagno
tutto appare meravigliosamente come in uno specchio.
Tutto sta a testa in giù nel padiglione di porcellana bianca e verde;
il ponte, come una mezzaluna, mostra l’arco capovolto.
Gli amici, vestiti con eleganza, bevono e conversano.

d) La bellezza (Li-Tai-Po)
Giovani ragazze raccolgono fiori, raccolgono fiori di loto sulla riva.
Siedono nel verde fra i cespugli,
ammucchiano fiori nel grembo e si scambiano celie.
Il sole dorato ricama sulle loro figure, e le riflette nell’acqua limpida.
Il sole illumina le loro membra slanciate, i loro dolci occhi,
e lo zefiro solleva con lusinghiere carezze
il tessuto delle loro maniche, e porta per l’aria la magia del loro profumo.
Vedi come scorrazzano sulla riva quei bei ragazzi, sui loro cavalli focosi?
Scintillando da lontano come i raggi del sole,
già il gruppo di giovani trotta da questa parte attraverso il verde del prato!
Il cavallo di uno emette allegri nitriti, si lancia e calpesta i fiori e l’erba,
gli zoccoli colpiscono pestando in poltiglia i fiori schiacciati.
Hei! Con che vertigine la sua criniera svolazza, e le narici gli fumano!
Il sole dorato ricama sulle loro figure, e le riflette nell’acqua limpida.
E la più bella fra tutte le ragazze gli manda lunghe occhiate di desiderio.
Il suo orgoglioso contegno è solo finzione.
Nello scintillio dei suoi grandi occhi, nell’oscurità del suo sguardo infuocato,
si agita con gran fragore l’emozione del suo cuore.

e) Ubriaco a primavera (Li-Tao-Po)
Se la vita è solo un sogno, allora perchè fatica e pena?
Io bevo fino a non poterne più, per tutto l’amato giorno.
E quando non riesco più a bere perchè gola e anima sono piene,
barcollo fino alla mia porta e dormo meravigliosamente!
Cosa odo al risveglio? Senti! Un uccello canta fra i rami.
Gli chiedo se è già primavera, è tutto per me come un sogno.
L’uccello cinguetta: Sì! La primavera è arrivata, durante la notte!
Profondamente assorto, ascolto: l’uccello canta e ride!
Allora mi riempio di nuovo la coppa e la vuoto fino in fondo
e canto, finchè la luna non brilla nel nero firmamento!
E quando non riesco più a cantare, allora mi addormento di nuovo,
che mi importa allora della primavera? Lasciami alla mia ebbrezza!

f) Il distacco (Mong-Kao-Yen e Wang-Wei)
Il sole scompare dietro al monte.
In tutte le valli si alza di nuovo la sera con le sue ombre, piene di frescura.
Guarda! Come una barca d’argento la luna fluttua nel mare blu del cielo.
Io sento il soffio di un vento sottile dietro agli oscuri abeti!
Il ruscello canta armoniosamente nell’oscurità.
I fiori impallidiscono nella luce crepuscolare.
La terra respira, piena di pace e di sonno, ora sognerà tutto ciò che desidera.
Gli uomini tornano verso casa, per tornare a conoscere
nel sonno la fortuna e la gioventù dimenticate.
Gli uccelli stanno appollaiati tranquilli sui loro rami, il mondo dorme!
Soffia fresco fra le ombre dei miei abeti. Io me ne sto qui
e aspetto il mio amico: aspetto il suo ultimo addio.
Amico mio, desidero godere al tuo fianco la bellezza di questa serata!
Dove sei? Mi hai lasciato a lungo da solo!
Il mio cammino mi porta qua e là su vie ricoperte di molle erba.
Oh, bellezza! Oh, mondo eternamente ebbro di amore e di vita!
Smontò da cavallo e gli porse il bicchiere dell’addio.
Gli chiese dove andasse, e perchè doveva andare così.
Rispose, e la sua voce era cambiata: ‘Amico mio,
in questo mondo la fortuna non mi è stata propizia!
Dove vado? Vado vagando fra i monti.
Cerco la pace per il mio cuore di eremita.
Me ne vado verso la patria, verso le mie terre.
Non vagherò mai più lontano da casa.
Il mio cuore è silenzioso, e attende la sua ora!
“La dolce terra fiorisce e rinverdisce dappertutto a primavera!
Dappertutto in eterno vedremo le azzurre lontananze!
In eterno...in eterno...”