DER ROSENKAVALIER

Musica di Richard Strauss
Libretto di Hugo von Hofmannstahl

Personaggi principali

La Marescialla, principessa Werdenberg soprano
Octavian, suo giovane amante mezzosoprano
Il barone Ochs von Lerchenau basso
Herr von Faninal, ricco borghese baritono
Sophie, sua figlia soprano
Frau Marianne, governante soprano
Valzacchi, un intrigante tenore
Annina, sua complice contralto

Prima rappresentazione: Dresda, 1911
La vicenda si svolge a Vienna, nel 19° secolo


Atto primo
E’ l’alba; nella sua stanza da letto la Marescialla riceve con divertito distacco i complimenti del giovane amante, il conte Octavian, con cui ha appena trascorso la notte; l’esuberanza di lui la commuove. Mentre fanno colazione, lei gli racconta di avere sognato che il marito rientrava dalla lontana Croazia, e proprio in quel momento si sentono dei rumori nell’anticamera; impensierita, manda l’amante a nascondersi, ma prestando orecchio riconosce la voce del proprio cugino, il barone Ochs von Lerchenau. Intanto all’esterno della camera da letto il maggiordomo cerca di trattenere il visitatore importuno mentre Octavian si traveste da cameriera e cerca di uscire proprio nel momento in cui Ochs spalanca la porta urtando la “cameriera” e imprecando contro i lacchè. Mostra così tutte le sue virtù: superbo, presuntuoso e anche donnaiolo, perchè punta immediatamente l’occhio sulla bella servetta. Racconta alla cugina del proprio fidanzamento con la signorina Faninal, figlia di un ricchissimo borghese insignito di un recente titolo nobiliare. Ochs sembra apprezzare la ragazza per la sua avvenenza, ma soprattutto il padre di lei per la sua ricchezza, la sua salute malferma, il suo desiderio di acquisire parentela nobile. Quanto alla nobiltà di Ochs, non la si può certo mettere in dubbio: basterebbero i modi garbati con cui trattiene la bella cameriera che sta portando via la cioccolata. Mangiando la colazione della Marescialla, il nobiluomo cerca allo stesso tempo di combinare un rendez-vous con la ragazza e di consultarsi con la cugina perché lo aiuti a trovare chi consegnerà la sua rosa d’argento alla promessa sposa, secondo il costume della nobiltà. Non ancora appagato, chiede che sia il notaio della cugina a stilare il contratto di matrimonio. Occorre dire che la prospettiva del matrimonio non ispira al barone grande saggezza, mentre spiega chiaramente alla cugina che non sarà il suo stato di marito a farlo desistere dai suoi continui atti di libertinaggio, tanto che arriva a chiedere alla Marescialla in regalo la cameriera (cui la donna ha inventato seduta stante il nome di Mariandel), per metterla al servizio della futura moglie. Quando la cugina gli propone di inviare il conte Octavian a consegnare la rosa, accetta senz’altro l’idea. Assistiamo adesso all’inizio ufficiale della giornata della Marescialla, con lo stuolo dei servitori e dei postulanti, mentre Ochs non perde occasione per mostrare la propria natura richiedendo che sia predisposto dalla famiglia della sposa un cospicuo dono di nozze in omaggio alla sua nobiltà. Un fugace attimo di malinconia ricorda alla Marescialla l’incombere degli anni, ma Ochs intanto si accorda per ottenere l’intermediazione di Annina in qualità di paraninfa, a procurargli un incontro con “una certa ragazza”, cosa che gli viene garantita anche se nessuno dei servi l’ha mai sentita nominare. Viene infine portato lo scrigno con la rosa d’argento, e si conferma che sarà Octavian a recapitarla alla promessa. Rimasta sola, la Marescialla medita sulla follia delle vicende umane: un uomo presuntuoso e cattivo avrà una stupenda giovane ed un mucchio di denari, e sarà per di più convinto di essere lui a fare una concessione. Ricorda il proprio destino di ingenua ragazza, destinata al matrimonio senza possibilità di scelta, e ora alle soglie di una vecchiaia della quale la sua mente non ha saputo capacitarsi. Le sue riflessioni sono interrotte dall’arrivo di Octavian che vuole riprendere le schermaglie amorose, ma lo stato d’animo di lei è cambiato: sa che l’inesorabile scorrere del tempo li dividerà prima o poi. Dopo la partenza dell’amante, lei gli manda il cofanetto con la rosa.

Atto secondo
Nel salone della casa di Herr von Faninal, si attende con grande emozione l’arrivo del cavaliere della rosa: Sophie, la fidanzata, è piena di gratitudine per lo sposo e l’importanza sociale dell’evento in cui è coinvolta, evento che del resto fa scalpore in tutta la città. Ma ecco che arriva la carrozza con il cavaliere, e dal tiro a sei scende Octavian, splendidamente vestito d’argento. Il cerimoniale viene seguito a puntino e la rosa viene consegnata, ma l’incontro fra i due fa scattare una scintilla che potrebbe anche non essere semplice affetto. Inizia fra loro un colloquio formale alla presenza della chaperon, ma, al di là delle formalità, Octavian si accorge che si sta innamorando di Sophie. Arriva ora il padre con il promesso e i due fidanzati vengono presentati ufficialmente; mentre Octavian comincia a soffrire, Ochs si fa subito riconoscere per la sua grossolanità, parlando fra l’altro dei figli illegittimi avuti dalle proprie avventure, mentre la fidanzata comincia a rendersi conto con una certa preoccupazione del futuro che l’aspetta. Quando Ochs comincia ad allungare le mani, Octavian si sente sui carboni ardenti e Sophie si incollerisce, ma il barone prende il rifiuto con la filosofia di chi sa di avere la situazione in pugno. L’arrivo del notaio per firmare le carte allontana l’importuno, e la ragazza, rimasta sola con Octavian, lo prega di aiutarla: i due scoprono così di essere innamorati, e se lo confessano reciprocamente. Ma durante il loro téte-a-téte vengono sorpresi dai due faccendieri (Valzacchi e Annina) che bloccano i due giovani finchè, richiamato dallo strepito, non arriva il barone. In un primo momento si mostra abbastanza tollerante, e non si offende nel sentirsi dire di non essere amato; ma lei si rifiuta anche di firmare l’atto di matrimonio e Octavian arriva ad insultarlo. Ochs finge dapprima indifferenza ma poi è costretto ad estrarre la spada, che maneggia in modo talmente maldestro da ricevere immediatamente una scalfittura al braccio. Il barone è terrorizzato dalla vista del proprio sangue, i due giovani sono disperati, Faninal è costernato e furioso con Octavian che, pur scusandosi con il padrone di casa, non è affatto pentito, e con Sophie che dichiara di non voler più sposare il promesso. Faninal resta solo con il barone, circondandolo di ogni possibile attenzione e dichiarandogli che costringerà la figlia a sposarsi con lui. Mentre si cura con una caraffa del vino di Faninal, Ochs si ripromette la vendetta contro l’insolente giovane. In questa situazione viene raggiunto da Annina che gli porta una lettera della cameriera Mariandel, in cui “la ragazza” gli promette un appuntamento per l’indomani e lui fa preparare la risposta, peraltro senza scucire la minima mancia alla messaggera.


Atto terzo
Nella stanza di un albergo. Arriva Octavian vestito da Mariandel e i due paraninfi in un primo momento non lo riconoscono, poi con un sapiente gioco di mimica viene mostrato che c’è in atto un tranello e che le cose non sono come sembrano. Un gran numero di servitori prepara l’incontro, e finalmente arriva anche il barone, ossequiato da tutti. Dopo avere licenziato la servitù, si rivolge a Mariandel, che recita la scena dell’ingenua verginella, ma quando l’avvoltoio si avvicina alla preda rimane basito dalla somiglianza con il detestato Octavian. Dietro le quinte intanto si sta chiudendo la trappola per il barone: appaiono visi nell’ombra e spariscono in modo repentino, tanto che lui pensa addirittura di avere una congestione; la vista della ragazza però di nuovo lo eccita, per sconcertarlo di nuovo con la somiglianza. In questa altalena di sensazioni appare uno sconosciuto e il barone, terrorizzato, chiama e vede arrivare uno stuolo di persone tra cui Annina che lo accusa di tradimento rivendicando i propri diritti sul barone che definisce suo marito. Ochs, dapprima stupefatto, poi si indigna e alle insistenze di Annina vuole cacciare tutti dalla stanza, ma nel frattempo qualcuno è andato a chiamare Faninal. La bigamia è considerata un crimine molto grave e il barone comincia a sentirsi preso in trappola anche perché ora compaiono in scena dei pargoletti che lo chiamano papà. Finalmente arriva il commissario di polizia e Ochs crede di mettere in chiaro l’equivoco contando sulla propria posizione, ma alle accuse dell’albergatore il commissario non sente ragioni e l’autorità stessa del barone è piuttosto appannata dopo la perdita della parrucca, anche perché i vari testimoni affermano di non riconoscere il nobiluomo. Si fa ora viva Mariandel, e Ochs rischia di essere definito un debosciato seduttore; così dichiara che la ragazza è la sua fidanzata e, messo alle strette, fa il suo nome: Sophie Faninal. Ma ecco arrivare Faninal in persona e il barone, dopo avere finto di non conoscerlo, cerca senza successo di mandarlo via. Alle domande del commissario, il borghese conferma che l’uomo è suo genero, ma non conferma affatto che la ragazza lì presente sia sua figlia, anzi vuole farla arrestare perché la crede un’imbrogliona che cerca di farsi passare per Sophie che intanto aspetta da basso. Ochs è sempre più frastornato e cercando la parrucca, urta uno dei ragazzini che si mette a chiamarlo papà, con grande scandalo di Faninal. L’arrivo di Sophie completa il caos, ma lo scandalo non la tocca, perché per lei il barone non è nessuno e a questo punto Faninal, vedendo naufragare irrimediabilmente le proprie speranze di acquisire nobiltà, si sente male. Recuperata la parrucca, il barone ritrova un po’ della sua alterigia e cerca di andarsene portandosi via Mariandel, ma gli viene impedito dal commissario e dalla ragazza stessa che rifiuta di andare con lui, anzi chiede di parlare da sola al commissario appartandosi con lui in modo che il barone li veda senza sentire quello che dicono. Dalle cortine del letto dietro cui si trova Mariandel si vedono ora uscire uno alla volta gli indumenti della ragazza, mentre intanto viene annunciato l’arrivo della Marescialla che Ochs accoglie con gioia, convinto che sia venuta a trarlo d’impiccio. Il commissario mostra grandissima deferenza nei confronti della nobildonna che entra senza dire una parola; arriva ora anche Sophie portando un’ambasciata di suo padre, una diffida al barone di accostarsi a meno di cento metri dal loro palazzo. Ochs cerca di discutere, ma la Marescialla gli consiglia di sparire raccogliendo quel che riesce della sua dignità. Convinto il commissario ad andarsene, tutti si mostrano certi che si tratti di una burla, fuorché Ochs che non se ne vuole andare e allora la Marescialla chiama in causa Octavian che, ormai vestito da uomo, era rimasto nascosto fra le cortine del letto ma ora compare in scena con grande scorno del barone che però è costretto dal suo stesso personaggio a non reagire con violenza alla “mascherata viennese”. Come la Marescialla fa notare più a se stessa che a lui, bisogna ammettere che tutte le cose finiscono e così lui se ne va, pieno di rabbia e deriso da tutti. Restano così soli Sophie, la Marescialla e Octavian: la ragazza è convinta che tutto sia stato una mascherata e che il ragazzo non la ami, e anche Octavian è sconcertato perché le cose sono andate diversamente da come aveva concordato. Ma la Marescialla lo incoraggia a seguire il proprio cuore dichiarando i propri sentimenti alla diffidente Sophie che dapprima si sente derisa; poi però la situazione viene chiarita dall’intervento della nobildonna. I due sono commossi dalla bontà di lei, che con un certo rimpianto si rende conto che è arrivato il momento di rinunciare all’amore tirandosi da parte. I due giovani si dichiarano la propria felicità, alla quale partecipa anche Faninal che alla fine avrà un genero nobile quanto lo desidera.

a cura di Cristina Guglielmini