DON CARLOS

Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Joseph Méry e Camille du Locle, da F. Schiller
Traduzione italiana di Achille De Lauziéres

Personaggi principali

Filippo II, re di Spagna basso
Don Carlo, infante di Spagna tenore
Rodrigo, marchese di Posa baritono
iElisabetta di Valois soprano
Tebaldo, paggio di Elisabetta soprano
La principessa Eboli mezzosoprano
La contessa d’Aremberg, dama di compagnia mima
Il Grande Inquisitore, cieco, nonagenario basso
Un frate basso
Il conte di Lerma tenore
Un araldo reale tenore

Prima rappresentazione: Parigi, 1867
Seconda versione: Milano, 1884
La vicenda si svolge in Spagna, nel 1568.

Atto primo
Questo primo atto è presente solo nella versione francese del 1867, ed è soppresso per intero nella versione del 1884.
E’ l’anno del trattato di pace tra Francia e Spagna. Elisabetta di Valois, figlia del re di Francia Enrico II, passeggia col seguito nella foresta di Fontainebleau mentre don Carlo, infante di Spagna e figlio di re Filippo II la osserva di nascosto, convinto che la pace verrà suggellata dal matrimonio fra lui e la principessa. Questa convinzione lo rende felice, perchè si è già innamorato di lei a prima vista. Alla donna, smarrita nel bosco con il suo paggio Tebaldo, si presenta come un nobile spagnolo e conversando con lei dapprima la assicura che l’infante già la ama, poi si fa riconoscere; i due si dichiarano il proprio amore, ma sopraggiunge Tebaldo salutando la principessa cone regina di Spagna, perchè è lo stesso re Filippo che ha deciso di sposarla. Tutti tripudiano, ma i due giovani vedono infranto il loro sogno d’amore dalla ragion di stato, che li ha usati come pedine innocenti.

Atto secondo
Il defunto re Carlo V riposa nel convento di S. Giusto, dove i frati pregano per lui salmodiando sulla vanità delle cose terrene. Arriva don Carlo disperato perchè il re suo padre gli ha portato via la donna che ama, ed è in cerca di un po’ di conforto. Viene raggiunto dall’amico Rodrigo, che vorrebbe convincerlo a combattere in favore del popolo fiammingo oppresso; tuttavia, vedendolo disperato, lo invita a confidarsi con lui e quando apprende del suo amore per la matrigna, lo incoraggia a farsi inviare nelle Fiandre per far tacere l’amore con imprese degne di gloria. Il sopraggiungere di Filippo con la regina, arrivati per pregare sulla tomba di Carlo V, riempie l’infante di sconforto.
Nella scena successiva siamo in un giardino accanto al convento dove le dame di corte, accompagnate da Tebaldo, fanno corona alla principessa Eboli che canta una canzone saracena, la canzone del velo. La regina, malgrado la sua tristezza, si unisce agli ascoltatori e Tebaldo le presenta Rodrigo che le porge una lettera ed un biglietto di Carlo. Mentre lei legge, Rodrigo cerca di distrarre le dame, Eboli in particolare la quale si sente attratta verso don Carlo; finalmente la regina ordina che il figliastro sia condotto alla sua presenza, mentre Rodrigo si allontana portando Eboli con sé, e quando Carlo arriva anche le altre dame si allontanano, lasciando soli i due. L’infante dapprima chiede di essere inviato nelle Fiandre, ma poi non resiste e le rinnova le sue dichiarazioni amorose, ricevendo da lei un richiamo al dovere nel confronti del padre e per questo fugge disperato. Immediatamente dopo arriva Filippo con la corte, e trovando Elisabetta da sola caccia dalla Spagna la contessa d’Aremberg, dama di compagnia; Elisabetta consola l’amica ed esce di scena. Rimangono Filippo e Rodrigo: quest’ultimo chiede al re la libertà per il popolo delle Fiandre, rinfacciandogli che laggiù regna la pace dei sepolcri. Filippo non raccoglie l’offesa, anzi mette Rodrigo in guardia contro il Grande Inquisitore e successivamente gli confida i suoi sospetti nel confronti della regina e di Carlo, chiedendogli addirittura di indagare nei loro cuori.

Atto terzo
E’ notte, e don Carlo si aggira nei giardini della regina, richiamato da un biglietto anonimo che crede venga da Elisabetta. In realtà il messaggio è di Eboli, che arriva velata e viene da Carlo scambiata per la regina. La principessa Eboli si sente molto lusingata e felice dell’accoglienza affettuosa dell’infante, ma quando si toglie il velo lo sconcerto e il dolore di lui le rivelano la verità; all’arrivo di Rodrigo poi, furente di disinganno, minaccia vendetta ad entrambi. Rodrigo vuole ucciderla, ma Carlo lo ferma ed Eboli esce furibonda. Rimasto solo con Carlo, Rodrigo lo incoraggia a fidarsi di lui e si fa affidare alcune carte molto importanti.
La seconda parte dell’atto ha luogo nella piazza antistante la cattedrale di Valladolid, dove il popolo è riunito per assistere all’autodafè di un gruppo di eretici condannati dal Sant’Uffizio. Entre in scena il re con tutta la corte, ma in quel momento irrompono alcune deputati fiamminghi guidati da Carlo, che gettandosi ai piedi del re implorano da lui pace e clemenza. Al rifiuto di Filippo Carlo interviene chiedendo di essere nominato vicerè di Fiandra e Brabante, ma al rifiuto del re l’infante estrae la spada. Nessuno osa intervenire, solo Rodrigo si fa avanti e lo disarma. A questo punto riprende la cerimonia, e la fiamma dei roghi si alza illuminando la scena.

Atto quarto
Il re è solo nel suo studio, e la luce dell’alba non porta conforto alla sua solitudine ed al rimpianto per il suo amore per la regina, che ritiene non corrisposto. Al suo comando si presenta il Grande Inquisitore, cieco e nonagenario, cui il re chiede consiglio per punire il figlio ribelle; senza esitazioneil vecchio consiglia la morte per Carlo, promettendo l’assoluzione al padre che emette un simile decreto. Arriva al punto di chiedere la punizione anche per il marchese di Posa, reo di proteggere l’eresia contro la parola divina. L’affetto di Filippo per Rodrigo non scalfisce il rigore del vecchio che arriva a minacciare lo stesso re: il trono deve ancora una volta inchinarsi al potere religioso. Uscito l’Inquisitore, arriva Elisabetta gettandosi ai piedi del marito e chiedendo giustizia, per il furto del suo scrigno di gioielli. Ma lo scrigno è stato sottratto proprio da Filippo, che lo apre davanti alla moglie trovandovi dentro un ritratto di Carlo: è per lui la prova del tradimento. Elisabetta sviene, e al richiamo del re arrivano in suo aiuto Rodrigo e la principessa Eboli che le presta soccorso e, dopo che gli uomini sono andati, le confessa di essere stata lei stessa a sottrarre lo scrigno e ad accusarla, per gelosia di Carlo. Elisabetta indignata la caccia dalla corte, e non le resterà che andare in un chiostro a macerarsi nel rimorso e nel dolore per i misfatti commessi.
Nella scena successiva siamo nei sotterranei dove è tenuto prigioniero Carlo. Arriva da lui Rodrigo a portargli il suo addio, spiegando allo stupefatto Carlo che il suo appoggio alle Fiandre gli ha procurato la condanna a morte, in particolare a causa dei fogli che Carlo gli aveva affidato, e che sono stati trovati in suo possesso. Arivano infatti due uomini, non visti, uno dei quali spara a Rodrigo che morendo fra le braccia di Carlo con l’ultimo respiro gli confida che la regina lo aspetta l’indomani, a S. Giusto. L’arrivo di Filippo che riporta al figlio la spada suscita la collera di Carlo, ma nella strade c’è una sommossa popolare per liberare l’infante. Il re ordina che siano aperte tutte le porte e l’ra dei rivoltosi si trasforma in obbedienza all’apparire del Grande Inquisitore che riesce a sedare il tumulto nel nome dell’autorità divina.

Atto quinto
Di nuovo nel chiostro del convento; è notte ed Elisabetta prega sulla tomba di Carlo V ricordando i sogni d’amore della foresta di Fontainebleau. All’arrivo di Carlo lei gli dà l’addio, incoraggiandolo a partire per le Fiandre, ma proprio in quel momento arrivano Filippo e il Grande Inquisitore: il re indignato esige il doppio sacrificio. Carlo viene consegnato al Sant’Uffizio e dopo un processo sommario (rappresentato solo nella versione francese), il giudizio è interrotto dall’apparizione di Carlo V con manto e corona, che trascina lo sbigottito Carlo nell’interno della cripta.

a cura di Cristina Guglielmini