| MARIN
FALIERO
Musica
di Gaetano Donizetti
Libretto di Giovanni Emanuele Bidera, da Casimir Delavigne
Personaggi
principali
| Marin
Faliero, Doge della Serenissima |
basso |
| Elena,
sua moglie |
soprano |
| Irene,
damigella della Dogaressa |
soprano |
| Israele
Bertucci, capo dell'arsenale |
baritono |
| Fernando,
amico del Doge |
tenore |
| Steno,
giovane patrizio membro del Consiglio dei 40 |
basso |
| Leoni,
patrizio membro del Consiglio dei 10 |
tenore |
| Vincenzo,
servo del Doge |
tenore |
| Beltrame,
scultore |
basso |
| Pietro,
gondoliere |
basso |
| Guido,
pescatore |
basso |
Prima
rappresentazione: Parigi, 1835
L'azione
ha luogo a Venezia, nel 1355.
Atto
primo
La
scena si apre su un gruppo di artigiani che lavorano con il capocantiere
Israele, e commentano il fatto del giorno: la moglie del Doge Faliero
è stata calunniata in pubblico. Il patrizio Steno arriva all'arsenale
in cerca della gondola che ha ordinato che però non è pronta,
a causa del grande lavoro, e allora arrabbiatissimo insulta e minaccia
tutti gli operai e addirittura anche il capocantiere. Il malanimo degli
artigiani ha così una nuova ragione di esistere; è infatti
diretto verso i patrizi in generale e verso Steno in particolare che fra
l'altro è l'autore della calunnia fatta alla Dogaressa Elena.
Nel
frattempo Fernando, nipote del Doge, ha deciso di lasciare Venezia perchè
è innamorato di Elena ma la calunnia diffusa da Steno ha reso necessaria
la sua partenza, e solo il pensiero di evitare di compromettere l'amata
attutisce il dolore del distacco. Anche Elena è innamorata di Fernando,
ma la sua posizione e la calunnia appena subita non le permetterebbero
neppure di dare a Fernando l'addio che lui desidera tanto; tuttavia gli
dà un velo, come dono di commiato. Vengono raggiunti dal Doge,
che la congeda perchè vuol parlare al nipote e gli mostra la punizione
comminata dal Consiglio a Steno, decisamente troppo mite, e che lui per
giunta deve firmare per approvazione in qualità di Doge. Congedato
Fernando, arriva Israele a chiedere giustizia per gli affronti subiti
da Steno. Faliero non è in grado di avere giustizia nemmeno per
sé, e Israele parla allora di vendicarsi con le armi: la potenza
dei Quaranta può essere abbattuta da un'insurrezione popolare.
Israele si rivolge non al Doge, ma all'amico: qualcosa si sta preparando
contro i patrizi, e anche in Faliero si muovono odio e sdegno. Così
chiede all'amico di venire al ballo di casa Leoni e di indicargli i congiurati,
ma Israele vuole essere sicuro che anche il Doge stia dalla parte del
plebei e lo convince ad essere lui stesso il capo della cospirazione contro
il Consiglio. La sera stessa, alla festa di casa Leoni si reca anche Steno,
malgrado la condanna ad un mese di carcere, perchè vuole rivedere
la bella Elena che peraltro ha calunniato proprio perchè lei lo
aveva respinto. E' mascherato e si confonde con gli altri cavalieri. In
disparte, Faliero riceve da Israele un foglio con i nomi dei congiurati,
e resta colpito vedendo fra essi lo scultore Beltrame. La notte è
propizia, il luogo dell'appuntamento è già stato deciso.
Elena viene intanto a lamentarsi col marito, e vuole andarsene perchè
una maschera la infastidisce. Si tratta naturalmene di Steno, che in questo
modo rende ancora più furibondi e decisi sia il Doge sia Israele
che ha assistito alla scena.
Atto
secondo
E' notte, e mentre si ode il canto dei gondolieri Fernando attende in
strada colui che ha insultato la sposa di Faliero, per lavare l'onta con
il sangue; all'ora stabilita si reca all'appuntamento. Arrivano tre congiurati:
Guido, Pietro e Beltrame, poi Israele e Faliero che viene riconosciuto
e accolto dapprima con diffidenza ma poi accettato come capo; tutti giurano
morte al Consiglio dei dieci. Vengono sorpresi da un rumore di cozzar
di spade e da un grido, poi vedono un uomo fuggire e infine trovano Fernando
morente in una pozza di sangue. Lui dà al Doge il velo di Elena,
chiedendogli di usarlo per la sua maschera funebre, e poi spira; tutti
giurano vendetta sul suo corpo esangue.
Atto
terzo
Nella
sua stanza Elena è oppressa da incubi, e vedendo il marito in piedi
nel cuore della notte si preoccupa per lui, poi apprende con dolore che
Fernando è morto per lei e viene infine a sapere della congiura
popolare che sarà messa in atto all'alba. Malgrado però
sia ancora notte fonda, odono in rumore di molti remi che battono l'acqua,
ma è presto per il segnale. Si tratta infatti di Leoni, che viene
a chiamare il Doge a nome del Consiglio perchè il popolo sta insorgendo.
Faliero estrae la spada contro di lui, mostrando così di parteggiare
per i congiurati, ma Leoni è protetto dal Signori della notte che
disarmano il Doge e lo arrestano come reo confesso, per metterlo in prigione
con i suoi complici. Sconfitto, cede le armi, mentre Elena, disperata,
piange i due uomini che ha perduto. Nella sala del Consiglio i congiurati
sono in catene, mentre i dieci si congratulano con Leoni per la loro salvezza.
Il Doge deve rispondere alle accuse di avere mosso guerra contro la città
di Venezia, e sa che la sua sorte è già segnata: Leoni infatti
legge la sentenza che lo condanna a morte. Elena viene a dargli l'estremo
saluto, annunciandogli che prenderà i voti. Lui le mostra la sciarpa
che Fernando gli aveva dato e lei, turbata da quella vista, confessa al
marito la propria colpa chiedendo perdono. Lui vorrebbe maledirla, ma
il pensiero della morte imminente lo rende pietoso e chiede a Dio di essere
perdonato così come anche lui ora perdona alla moglie. Vengono
a prenderlo le guardie, ma fra i due c'è stata la riconciliazione;
lei, con il cuore oppresso dal dolore, lo vede andare verso il patibolo.
A
cura di Cristina Guglielmini |